I VIOLA CON L’INTER AL MASSIMO. IL PROBLEMA SONO LE CATEGORIE… LA STRADA PER I 40 PUNTI È LUNGA: SONO I NUMERI A SPIEGARLO. RICETTA PER IL FUTURO: QUALITÀ

08.02.2021 11:20 di Mario Tenerani   Vedi letture
I VIOLA CON L’INTER AL MASSIMO. IL PROBLEMA SONO LE CATEGORIE…  LA STRADA PER I 40 PUNTI È LUNGA: SONO I NUMERI A SPIEGARLO. RICETTA PER IL FUTURO: QUALITÀ
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© foto di Giacomo Falsini

A mente fredda il film della partita con l’Inter scorre fluido nella testa: nessun rimprovero particolare da muovere a squadra e allenatore viola. Al netto di assenze pesanti - Ribery, Castrovilli, Milenkovic e Caceres - la Fiorentina ha fatto il massimo rispetto ai propri limiti. Prima della partita c’erano 22 punti di distacco a favore dell’Inter, non resta molto da aggiungere. Se poi al motore di una formazione togli 4 pezzi importanti il quadro diventa peggiore. Prandelli lo ha detto nel post gara: “Facciamo i complimenti ad avversari molto più forti di noi”. 

Ciò nonostante nel primo tempo la Fiorentina ha avuto, traversa compresa, tre chance per segnare. Non è poco. Ripresa invece appannaggio solo dell’Inter che quasi in surplace ha annientato i viola. Sperequazione totale per i nerazzurri in termini fisici, tecnici ed economici (anche se adesso l’Inter da quel punto di vista se la passa male). Con un Barella in più. 

Giocatore fantastico, centrocampista completo che sa fare tutto e tutto può fare. Oggi è il miglior italiano dell’ultima generazione, senza discussioni, tanto che vale 70 milioni e non fa l’attaccante. Ma da qui alla fine della stagione, se non ci saranno intoppi, la sua valutazione arriverà non lontano da quota 100. Barella è la fotografia dei tanti errori della Fiorentina nel recente passato che l’hanno condannata a nuotare nel lago della mediocrità. Barella è un ’97 e al di là di 8 gare giocate da ragazzino nel Cagliari tra l’estate 2014 e il gennaio 2016, lui è esploso tra il 2016-17 e il 2018-19, periodo in cui pareva che anche i viola avessero posto l’attenzione su questo meraviglioso talento. Però allora furono fatte altre scelte, orientate a privilegiare la quantità, talvolta anche di basso cabotaggio, alla qualità e così tanti saluti a Barella. Errori da non ripetere. Quando nasce un prospetto così giovane non si deve mai aver paura di investirci, tanto non ci si rimette mai. Club come la Fiorentina che non possono economicamente fare a sportellate con le grandi tradizionali, devono giocare in anticipo, come Martinez Quarta sull’avversario. 

Tra viola e nerazzurri sono emerse le categorie del pallone, una frattura di 25 punti dopo lo 0-2 del Franchi, in pratica 8 vittorie e un pari a favore della squadra di Conte. Questo discorso dovremmo farlo ogni volta che pensiamo ad una Fiorentina mi pronta a riguadagnare posizioni della graduatoria. Sono 15 oggi le lunghezze di distanza della Fiorentina dall’ultimo posto utile per l’Europa. Da lì deve partire il ragionamento quando si va ad operare sul mercato per migliorare una formazione. 

Non passava dalla sfida con l’Inter il percorso salvezza della Fiorentina, mentre da domenica a Genova con i blucerchiati l’impegno si farà molto più complicato. Nelle prossime 8 partite, infatti, i viola giocheranno 6 volte contro formazioni in lotta come loro per non retrocedere: Samp, Spezia, Udinese, Parma, Benevento e Genoa. Gli altri due confronti saranno con Roma e Atalanta (entrambi in casa). Alla conclusione di questo ciclo pieno di difficoltà saremo alla metà di aprile, ad un mese esatto dai titoli di coda del campionato. I 22 punti danno alla Fiorentina un lieve margine di tranquillità, a patto di non allentare la presa.

Questa seconda giornata del girone di ritorno ha segnalato la vivacità di molte avversarie dei viola: il Genoa rivitalizzato da un fenomenale Ballardini (17 punti in 8 gare su 24 disponibili, solo 5 reti subite) ha scavalcato la Fiorentina (2 lunghezze). Idem l’Udinese che ha sconfitto il Verona. Anche il Benevento ha staccato i viola (1 punto), come la Samp ha allungato ancora (adesso ha 5 punti in più dei viola). Un sorprendente Spezia (con 4 vittorie esterne) ha steso il Sassuolo a Reggio Emilia e si è portato a ridosso della Fiorentina (21 punti). Il Torino al terzo pari consecutivo, dall’avvento di Nicola in panchina, ha rimontato 3 gol all’Atalanta a Bergamo: è a 6 punti dai viola, ma è vivo. E nella gara di ieri alle 18 anche il Bologna, vincendo a Parma, si è messa alle spalle la squadra di Prandelli (13°, a +1 sul Pezzella e compagni). Unica nota lieta il ko del Cagliari, che permette alla Fiorentina di restare a distanza di sicurezza dalla zona calda della classifica, ovvero +7.

Lo scenario descritto non autorizza la Fiorentina ad alimentare sogni che non siano strettamente collegati al raggiungimento della matematica tranquillità, prima possibile. Senza paura, ma con la consapevolezza che il cammino verso meta 40 sarà lungo e faticoso. Lo ricorda spesso anche Prandelli: “Non mi fido, ci sono troppe squadre in quella zona di classifica, facciamo 40 punti e dopo si apriranno nuovi orizzonti”. Cesare merita la nostra fiducia per la sua storia e anche perché la Fiorentina, lo ha dimostrato pure venerdì sera, è migliorata sul piano del gioco e delle conoscenze. La politica dei piccoli passi di Prandelli sta pagando.

La società dopo aver festeggiato la prima pietra del Viola Park, sostituita dal primo albero, un ulivo dal forte contenuto simbolico, si concentrerà sul profilo della nuova squadra. Il centro sportivo ha un valore inestimabile - va a colmare una lacuna storica del club viola - ma non può fare a meno di una Fiorentina che sia all’altezza della propria casa. La teoria delle due mani che lavorano contestualmente, come ha spiegato il presidente Commisso, è giusta.  

Per capire come e dove intervenire, i dirigenti dovranno partire dall’analisi approfondita del momento, studiando con attenzione come si è comportata la Fiorentina. Perché la classifica non è mai bugiarda. 

Dopo 21 giornate i punti, come detto, sono solo 22 e fabbricati da due allenatori. L’attacco viola è al diciannovesimo posto, peggiore è solo quello del Parma: persino il pessimo Crotone ha segnato un gol in più. Il terminale offensivo della Fiorentina, Vlahovic (giovane dal grande futuro) ha segnato 7 gol (di cui 3 su rigore) in 21 partite. La Fiorentina ha vinto soltanto 5 volte (1 sola in trasferta): se sarà rispettata questa media i viola non arriveranno a 10 in tutto. Come se non bastasse da settimane e settimane il migliore risulta sempre Dragowski: anche questo ci aiuta a capire quanto sia mediocre la stagione della Fiorentina. Dal fallimento ad oggi (stagione 2001/2 con 17 punti), è la peggiore classifica dopo 21 partite. I viola ora sono quindicesimi. E il girone di ritorno è cominciato con 1 punto in 2 gare, vale 0,50 di media. 

E pensare che la Fiorentina ha il settimo monte stipendi della serie A… E’ del tutto evidente che qualcosa non torna. Dati che raccontano molto, forse tutto, ma aiutano a voltare pagina con decisione. Il cartello programmatico della nuova Fiorentina dovrà avere solo una parola: qualità. Meglio un calciatore di spessore che tre normali. Ecco cosa significa qualità. Le grandi squadre non si realizzano in una sessione di mercato, si fanno pezzo per pezzo. Non prima, però, di aver scelto Prandelli o un suo sostituto, Pradè o un’alternativa. Dal tandem diesse-tecnico, a prescindere dai nomi, si muove tutto il resto come un vero effetto domino. Ma da qualche parte bisogna cominciare. Non spendendo di più - dal giugno 2019 sono stati impiegati circa 120 milioni - ma meglio. Il calcio è la metafora della vita. Vince chi sbaglia meno.