I PERCHÉ DELLA RICONFERMA DI PRADÈ: ROCCO DECIDE TUTTO

09.04.2021 11:15 di Stefano Prizio Twitter:    Vedi letture
I PERCHÉ DELLA RICONFERMA DI PRADÈ: ROCCO DECIDE TUTTO

Cerchiamo di capire i perché della possibile, almeno secondo le voci, riconferma di Pradè, malgrado due annate certamente non positive, per stessa ammissione del Ds che si è più volte fatto carico pubblicamente  delle responsabilità degli errori sul mercato. Il nome di Pradè  venne consigliato a Commisso  da Ddv e da un fiorentino illustre e potente come Matteo Renzi, l’italo americano, neofita del calcio italiano e appena arrivato quale presidente viola, non ebbe che accettare il nome del dirigente e metterlo nella sua squadra societaria.

Commisso e Barone, a differenza di Ddv e Cognini, entrano nelle scelte tecniche, un po’ come faceva e fa tuttora il più grande presidente italiano degli ultimi 40 anni, Silvio Berlusconi, col suo braccio destro Galliani.

In questo biennio ci sono già diversi gli  esempi in cui le scelte tecniche le ha fatte la proprietà: il patron ha sempre scelto il nome dell’allenatore ed ha indicato l’acquisto di Amrabat. Chiamatele ingerenze se volete, ma forse è proprio un fatto di stile e di strategia.

Del resto Rocco, vuole divertirsi col suo giocattolino e Pradè  è un uomo conciliante che consente questo tipo di rapporto, tutto al contrario di un Corvino, per esempio, dirigente accentratore e di fortissima personalità che probabilmente non accetterebbe un ruolo di subalternità con un uomo non di calcio come il presidente Commisso.

Ma la riconferma arriva anche  perché si imputa alla scelta dell’allenatore che sta appunto in capo al proprietario, l’errore degli errori, insomma Rocco pensa: ‘ il tecnico l’ho sbagliato io dall’inizio e non posso far pagare l’annata storta al mio dirigente…’.

Ma quindi come ripartirà la Fiorentina? Da Pradè dicevamo e da un tecnico scelto ancora da Commisso. Un allenatore che sarà più un Gattuso ( comunque ottimo tecnico con esperienze importanti), uomo che condivide con Rocco l’etica del lavoro oltre all’origine calabrese.Più che uno a cui consegnare un pacco di milioni all’anno e poi farsi condizionare la costruzione della squadra, della serie i Sarri, Allegri, Spalletti. E  i calciatori? E Vlahovic?  

I rapporti di forza tra club e calciatori sono cambiati enormemente, oggi trattenere un giocatore con la forza è diventato quasi impossibile, per le società medie come la Fiorentina, tutto ciò è effetto lungo della legge Bosman e del potere contrattuale finito in mano a procuratori e intermediari. Un giocatore come come Vlahovic ha di fronte decine di società più forti della Fiorentina a tentarlo. Perciò lo si può trattenere solo se è lui che vuole restare, se ne è convinto pienamente.

Il resto, le chiacchiere, dire che il club viola può tranquillamente far questo e quello, purchè lo voglia, è un po’ come fare le trattative e il mercato ‘ col culo degli altri’, se si perdona l’uso spregiudicato del francese. La realtà ad oggi è un’altra, poi si vedrà se Rocco Commisso, in forza di quei 7 miliardi di dollari di patrimonio, certificarti da Forbes, intenderà trasformare la Fiorentina in una società più potente. Società della quale egli manterrà il controllo della gestione, scelte tecniche comprese probabilmente.

Da tutto ciò la conferma dell’attuale assetto societario, non a caso in queste ore, si attende l’arrivo del proprietario dagli Stati Uniti, Rocco arriva per decidere e dare l’input operativo in vista della prossima stagione, senza di lui è tutto fermo, tutto in attesa. Così è se vi pare e piaccia o non piaccia, comprendendo il disagio se non il trauma di una piazza passata da un  proprietario che bellamente se ne impipava del calcio, della Fiorentina e della gestione, Diego.

Ad uno che il calcio lo ama e visto che ci spende ( parecchio) allora ci si vuol divertire ed è inoltre convinto di far bene, anche se deve guardarsi dall’errore del sillogismo anti socratico del tipo: siccome sono un bravissimo imprenditore che ha successo nella sua attività ergo posso avere successo anche nel mestiere del pallone o in qualunque altro mi metta in testa di fare.