I DRIBBLING TRA I FIGLI, IL GIARDINO DI CHIESA, LA TERRAZZA DI KOUAME: LA FIORENTINA NON CAMBIA PROGRAMMI NEPPURE DOPO IL 4 MAGGIO. PRUDENZA È LA PAROLA CHIAVE, MA IL RISCHIO È FARE LA FINE DELLA FRANCIA. UN GRAZIE A MISTER LI E A CAPITAN PEZZELLA

29.04.2020 00:00 di Leonardo Bardazzi   Vedi letture
I DRIBBLING TRA I FIGLI, IL GIARDINO DI CHIESA, LA TERRAZZA DI KOUAME: LA FIORENTINA NON CAMBIA PROGRAMMI NEPPURE DOPO IL 4 MAGGIO. PRUDENZA È LA PAROLA CHIAVE, MA IL RISCHIO È FARE LA FINE DELLA FRANCIA. UN GRAZIE A MISTER LI E A CAPITAN PEZZELLA

Ribery in dribbling tra i figli, Chiesa in giardino, Kouame in terrazza e Benassi in cyclette. Beppe Iachini è un leone in gabbia, avrebbe voglia di spaccare il mondo e far sgobbare i suoi al centro sportivo, avrebbe voglia di tornare in campo e guadagnarsi la sognata conferma a suon di punti. Ma dovrà mordere il freno. Come tutti. Il governo ha scelto la prudenza e per questo mantiene il calcio in ghiacciaia, anche se molti club e la stessa assocalciatori (non a torto a dirla tutta) avrebbero voluto almeno poter allenare i propri calciatori all’interno dei loro centri sportivi, seppur in seduta singole e ben tenendo presente tutti i principi della lotta al contagio. Almeno fino al 18 maggio però nulla cambierà e la Fiorentina così si è subito adeguata: i viola dal 4 in poi resteranno ad allenarsi in casa, come fatto finora. Niente corse sui lungarni o alle Cascine (sempre che Nardella scelga davvero di riaprirle), il rischio di creare assembramenti sarebbe stato altissimo, anche perché il solo vedere Chiesa o Ribery allenarsi, avrebbe attratto orde di ragazzini in cerca di selfie. Meglio evitare contatti insomma, soprattutto perché nel frattempo il martello Beppe ha fatto preparare tabelle di lavoro specifiche: chi non le aveva, ha avuto attrezzature per lavorare a casa. Dai pesi ai tapis roulant, dai materassini per le flessioni agli elastici tutto fa, almeno in attesa del sospirato via libera.

La strada però resta irta, una specie di Mortirolo da scalare in tempi record. Servirebbe Pantani, ma di Marco ce n’è uno. Da qui alle prossime tre settimane servono norme certe e inattaccabili sugli eventuali nuovi contagi, serve capire come organizzare trasferte e spostamenti, come consentire le partite in regime di distanziamento sociale: non è un caso che Spadafora non abbia mai parlato di metà giugno come momento buono per ripartire col calcio. Al momento, anzi, il governo si è affrettato a dire che per ora il calcio non riparte e che “ragionevolmente” potrà farlo con gli allenamenti il 18 maggio, ma solo se la curva dei contagi sarà sotto controllo. Prendete la Germania: appena ha allargato i cordoni della borsa, si è trovata a fare i conti con l’aumento delle positività. Prudenza dunque resta la parola d’ordine. L’alternativa è fare come la Francia: chiudere tutto, dire arrivederci al calcio e ai soldi delle tv.

Fa ridere invece commentare il famigerato Mister Li, che ha parlato dell’offerta di Commisso per avere il Milan “come un insulto” fatto da consiglieri “arroganti e ignoranti”. Rocco, parole sue, aveva offerto oltre 500 milioni per avere il Diavolo. Com’è andata lo sappiamo tutti: il fondo Elliott si è preso il Milan per inadempienze di Li, che intanto era stato sollevato dall’incarico di presidente e pure indagato dalla Procura. Noi però Mister Li possiamo solo ringraziarlo: avesse visto più in là del suo naso, a quest’ora, i soldi di Rocco sarebbero a Milanello.

Infine Pezzella. Nardella lo ha paragonato ad Astori, per il gran cuore dimostrato nel donare a chi ne ha bisogno. German non avrebbe voluto che si sapesse, ma ora che la cosa è pubblica non possiamo fare a meno di parlarne: Pezzella è un ragazzo per bene, ha scelto Firenze anche quando Inter, Napoli, Bayern, Zenit gli facevano la corte. Ricordo una chiacchierata che facemmo un paio d’anni fa, la Fiorentina doveva ancora riscattarlo e oltretutto faticava a metà classifica. Ce n’era abbastanza insomma per la classica risposta di circostanza. Invece no: “La mia scelta l’ho già fatta, io resto qui, mi sento a casa. Non ho bisogno di altro. Mi avevano raccontato di Firenze, ma non credevo fosse così bello viverci. Voglio crescere insieme a questa squadra, voglio sentirmi importante come lo sono stato al Betis”. Quest’anno, è vero, non è andato benissimo, ma puntare su di lui significa puntare, oltre che su ottimi giocatori, su gente che ha la testa sulle spalle, che crea feeling e senso di appartenenza con la città. La fascia di Davide è in ottime mani. Per quanto mi riguarda, spero non cambi braccio ancora per un bel po’.