I DELLA VALLE DEVONO VENDERE: BASTA, IL TEMPO È SCADUTO. E GLI ACQUIRENTI CI SAREBBERO. FIRENZE NON MERITA QUESTO GRIGIORE. SENZA CENTROCAMPO CON L'EMPOLI, RINGRAZIAMO CORVINO. ASTORI, SE QUALCUNO HA SBAGLIATO DEVE PAGARE

11.12.2018 00:00 di Enzo Bucchioni Twitter:    Vedi letture
© foto di Federico De Luca
I DELLA VALLE DEVONO VENDERE: BASTA, IL TEMPO È SCADUTO. E GLI ACQUIRENTI CI SAREBBERO. FIRENZE NON MERITA QUESTO GRIGIORE. SENZA CENTROCAMPO CON L'EMPOLI, RINGRAZIAMO CORVINO. ASTORI, SE QUALCUNO HA SBAGLIATO DEVE PAGARE

"Basta, Big Ben ha detto stop", per anni queste parole le ha pronunciate il compianto Enzo Tortora. Era uno slogan del suo mitico Portobello che ha fatto divertire tante generazioni, oggi le faccio mie per invitare i Della Valle a farsi da parte: "Basta, Firenze ha detto stop".

Mi pare che la fine di un rapporto complicato, da sempre difficile, sia ormai evidente nei fatti, nelle parole e, se volete, anche nelle omissioni e nei silenzi.

Una volta si diceva che due indizi fanno una prova, qui le prove sono disseminate dappertutto, roba da prendere l’ergastolo. Tutto è così chiaro, evidente, lampante da almeno due anni, che andare avanti in questo modo sarebbe una sorta di "accanimento terapeutico".

I Della Valle non ne possono più della Fiorentina e di Firenze.

Firenze non ne può più dei Della Valle. Basta, la vita da separati in casa non serve a nessuno. E soprattutto Firenze, la Fiorentina e i suoi straordinari tifosi, non meritano quello che sta succedendo, quello che le sta riservando questa proprietà che ha deciso di ridurre un club storico, pieno di tradizione e di seguito, al livello del Sassuolo, del Parma, dell’Udinese, dell’Atalanta o della Sampdoria con tutto il rispetto di chi ha storie calcistiche diverse da quelle viola.

"Firenze non può vivacchiare", faccio ancora una volta mie proprio le parole dette dieci anni fa da Diego Della Valle quando aveva capito i fiorentini e a Firenze forse teneva ancora.

Oggi è lui che da due anni costringe la Fiorentina a vivacchiare in un anonimo centroclassifica.

E’ lui che la fa guidare da un allenatore anonimo, da un direttore generale dell’area tecnica anonimo che riesce a comprare solo giocatori anonimi.

E’ Diego Della Valle che ha deciso un profondo ridimensionamento dei costi e delle ambizioni che l’anno scorso ha portato la Fiorentina per venti giornate nella parte destra della classifica, dove naviga ancora oggi, al tristissimo dodicesimo posto, stabilmente fuori dall’Europa. Per carità, tutto legittimo.

Ma altrettanto legittimo è chiedere a una proprietà che non ha più ambizioni, che non ha più intenzione di investire neppure un euro, che non ha più voglia di fare bene calcio, di farsi da parte.

Lo dico perché da fiorentino adottivo voglio bene a Firenze e a questa squadra che seguo con simpatia per professione dal 1978 e capisco cosa questa città e questa tifoseria possano dare e meritino.

Lo dico perché per il ruolo che ho ricoperto professionalmente per tanti anni ho conosciuto da vicino i Della Valle (per molti ero un Leccavalle) e ho apprezzato la loro voglia di fare, l’ambizione di provare a vincere qualcosa e lo ripeto oggi, in quegli anni hanno fatto bene calcio e portato a Firenze grandi giocatori.

Oggi non più. Oggi è tutta un’altra, inaccettabile storia che sto raccontando senza fare sconti a nessuno da due anni e mezzo, alla faccia di servi, servitori, opportunisti e quaquaraqua che per convenienza e interessi personali, hanno fatto finta di non vedere e hanno di fatto assecondato un ridimensionamento e avallato scelte palesemente sbagliate.

Siamo ai titoli di coda di un film che sta diventando troppo triste per essere sopportato ulteriormente.

Credo, per altro, che i primi a non vivere bene questa situazione siano proprio i permalosi Della Valle che hanno fatto dell’ambizione il loro marchio di fabbrica. A maggior ragione se hanno capito di non aver più possibilità, intenzione o voglia di investire sul calcio, per salvaguardare la loro storia personale sarebbe meglio andar via con dignità per evitare un addio traumatico che è tornato nell’aria. E loro non meriterebbero.

Ma qui siamo al dunque: noi lo suggeriamo, ma Diego Della Valle vuole vendere?

Non ho risposte. La sensazione di essere prigionieri di una proprietà che della Fiorentina non ha più voglia, è la cosa che, secondo me, fa più male ai tifosi. E’ la più insopportabile di tutte.

Non posso e non voglio pensare che Ddv abbia deciso di imprigionare la Fiorentina nei suoi piani al ribasso, quasi per prendersi una rivincita con una città che non l’ha mai amato.

Non posso pensare che si vivacchi apposta in attesa del business dello stadio per ripianare i conti pregressi in  rosso e poi andare via, ci sarebbero da passare ancora troppi anni in questo limbo, nel grigiore, nell’anonimato, nella contestazione. Sarebbero tempi difficili anche per loro.

Per vendere, però, bisogna avere la volontà di farlo. E questo è un altro tema. Ddv non vuole più investire, è pronto a vendere, almeno si dice, ma come e quando vuole lui. A conti e discorsi fatti significa che Diego, in realtà, non vuole vendere. Vicenda quasi pirandelliana.

Se ho un appartamento che vale 300 mila euro e lo metto in vendita, intrattabile, a 500, vuol dire che faccio finta. E’ quello che sta succedendo alla Fiorentina.

E non è vero che non s’è avvicinato nessuno, l’anno scorso c’era gente disposta a trattare. Con sicurezza dico che un avvocato fiorentino in nome e per conto di una cordata cinese era arrivato ad avere in mano la disponibilità di 190 milioni di euro. Sapete bene che i Della Valle non vogliono scendere sotto 250 milioni che nel frattempo potrebbero essere diventati 280. A certe cifre non venderanno mai.

E allora? La palla passa alla città. Serve un chiarimento. Serve un faccia a faccia. Servono fatti concreti. E, nel caso, non facciamoci subito turbare da chi dice "se vanno via loro si torna in serie C". Non è così.

Firenze, oggi più che mai, è un brand internazionale di una forza straordinaria. E la politica, troppo assente e troppo accondiscendente in questi anni, si muova invece per trovare soluzioni che ci sono e potrebbero esserci. Il Parma l’ha riportato in serie A un cinese con modeste risorse. Ho detto il Parma e non il Real Madrid.

Del resto anche questo tira-molla sullo stadio era una evidente ombra sulle reali intenzioni dei Della Valle. Per me, fossi un amministratore, questo atteggiamento sarebbe diventato stucchevole. Il progetto esecutivo non sarà pronto per il 31 dicembre, anche questo è il segnale di un attendismo, di un navigare a vista che è la storia di questi giorni. Per me, lo ripeto, questa è una vicenda senza futuro.

Ma, per carità, i proprietari sono loro, se non vogliono vendere, liberi di farlo. Quello che non possono fare è tenere la Fiorentina in queste condizioni. Se non vogliono vendere, se hanno ancora a cuore la Fiorentina, un’altra strada c’è e nessuno ha niente contro i Della Valle.

Possono tornare da subito a interessarsi della società. Come? Con la presenza. Chiedendo conto ai manager, pretendendo i risultati, cacciando chi sbaglia, facendo scelte, stigmatizzando troppi mercati sbagliati (questa squadra modesta è costata 125 milioni), facendo programmi, lavorando tutti i giorni sulla Fiorentina come fanno per le altre aziende. Hanno la volontà di farlo? Perché no. Del resto anche in autofinanziamento, se fai bene calcio puoi ottenere ottimi risultati. Qui, a Firenze, l’autofinanziamento è gestito malissimo. Forse questo è il problema. Ho già detto della Roma, stabilmente in Champions nonostante Pallotta non metta una lira. Aggiungo Lazio, Atalanta, Napoli in Italia, Siviglia in Spagna e non vado oltre. Le proprietà gestiscono e non investono. Addirittura De Laurentiis è a libro paga del Napoli, guadagna più di due milioni l’anno per fare il presidente. Eppure la squadra è fortissima.

La situazione di non ritorno, e riparto dal discorso iniziale "è ora di vendere", resta comunque evidente. Anche dai  comportamenti. Ma si può, dopo mesi e mesi, andare a trovare la squadra a Sassuolo e non rimanere alla partita come ha fatto domenica Diego?

Si può dare la benedizione come ha fatto Andrea il venerdì ed essere sabato a Cortina?

Anche no. Poi sul campo è apparsa evidente l’impotenza di una squadra per ottanta minuti in balia del Sassuolo. E dico Sassuolo. Pioli ridicolizzato da De Zerbi.

Mi dicono che i Pantalecca dopo pericolosissime (per la dignità) inversioni a 'u' punibili con il ritiro della patente di commentatori, stiano cercando di espatriare approfittando delle vacanze natalizie.

Il club della bistecca è pronto a sciogliersi con la scusa di una dieta pre-natalizia. Vanno tutti da Chenot che per fortuna non ha una squadra di calcio.

Alla fine parlando di pallone, a Sassuolo, viste le premesse non è andata neanche male. Ripartiamo dalla reazione d’orgoglio degli ultimi dieci minuti, speriamo di aver recuperato Simeone. Speriamo tante cose.

Domenica c’è l’Empoli e la preoccupazione resta alta. Grazie al mercato creativo di Corvino, senza due squalificati (Veretout e Edmilson) a centrocampo c’è il vuoto. Se Pioli insiste nel giocare a tre in mezzo, vai con Dabo e Norgaard, almeno vediamo se esistono. Mancherà anche Milenkovic e forse un turno di riposo gli serve per recuperare, sembra molto stanco. Lo diciamo a bassa voce per non farci sentire: l’Empoli fa paura. Sembra una bestemmia, ma purtroppo è così. Se la Fiorentina non vince sarà il caos, poco ma sicuro. Così in basso speravo sinceramente di non precipitare, sembra essere tornati ai tempi del 4-1 con il Verona del febbraio scorso. Speriamo bene.

Nel frattempo abbiamo letto cose sulla morte di Astori che avremmo preferito non leggere. Lasciamo lavorare la magistratura in silenzio e in pace, speriamo ancora che si tratti del destino negativo, di una drammatica casualità, imprevista e imprevedibile dalla scienza e dalle limitate conoscenze degli uomini sul cuore e dintorni.

Se però ci fossero delle accertate ed evidenti responsabilità, se c’è qualcuno che ha sbagliato, dovrà pagare duramente.