GASPERINI, PRONTA LA QUERELA. LO CONDANNA ANCHE LA FEDERCALCIO. ORA PUÒ SOLO SCUSARSI. PIOLI PENSA A UN’ALTRA FIORENTINA CON LA LAZIO. PJACA, CHE SUCCEDE? DONADEL, OTTIMA SCELTA

04.10.2018 00:00 di Enzo Bucchioni Twitter:   articolo letto 15622 volte
© foto di Federico De Luca
GASPERINI, PRONTA LA QUERELA. LO CONDANNA ANCHE LA FEDERCALCIO. ORA PUÒ SOLO SCUSARSI. PIOLI PENSA A UN’ALTRA FIORENTINA CON LA LAZIO. PJACA, CHE SUCCEDE? DONADEL, OTTIMA SCELTA

Da giovedì a giovedì, si chiude oggi una brutta settimana della quale la Fiorentina avrebbe fatto volentieri a meno, dall’Inter all’Atalanta purtroppo ne sono successe di tutti i colori. La speranza è che il clamore mediatico e le polemiche non turbino l’armonia e la straordinaria forza morale dei Viola e il cammino in campionato possa riprendere sereno, senza scorie.

Hanno sbagliato gli arbitri e non certamente la Fiorentina, punto e basta.

Tutto il resto è solo un fastidioso contorno.

Tirare in ballo un giocatore come Chiesa, un ragazzo di vent’anni, che di questa vicenda è soltanto una vittima è la cosa che ha dato più fastidio. E’ caduto nella foga agonistica della sua azione, si è sbilanciato, magari ci ha messo del suo per eccesso, fa parte del gioco, non era rigore e siamo d’accordo. Chiuso qui, ne vediamo tutte le domeniche di situazioni del genere, al limite del regolamento.

Chi ha sbagliato, Chiesa? No.

L’abbiamo già detto, da tirare in ballo ci sono soltanto Mazzoleni prima, Valeri e Doveri poi. E proprio per questo, lo ribadisco, è fastidioso che un allenatore esperto come Gasperini abbia perso lucidità e accusato prima Pioli e poi il ragazzo. Le cinquemila euro di multa (poche) che l’allenatore dovrà pagare sono la dimostrazione che il suo comportamento è andato oltre e non è piaciuto a nessuno nel Palazzo del calcio. Se a Gasperini il rigore non è andato giù, se avesse avuto il coraggio, avrebbe dovuto prendersela con Valeri e con Doveri che dal Var avrebbe dovuto vedere e impedire l’errore. Facile, invece, prendersela con un ragazzo. Inaccettabile. Gasperini sa benissimo che le sue parole sono macigni, dare del simulatore o del cascatore a un ragazzino in carriera, vuol dire mettergli un timbro a fuoco. Non lo merita.

A memoria non ricordo un attacco così diretto di un allenatore a un giocatore di una squadra avversaria. Se il calcio funzionasse dovrebbe intervenire anche l’associazione allenatori, il comportamento di Gasperini lede tutta la categoria. Tanto più che neppure a freddo, con i referti che ha letto, con le possibili immagini Tv, il giudice sportivo ha ritenuto Chiesa in qualche modo punibile. Anche per questo, a maggior ragione, le parole di Gasperini suonano come accuse gratuite.

Può dimostrare che Chiesa ha simulato? Può dimostrare che Chiesa si è buttato? No. Dirlo pubblicamente senza prove provate è un atto gravissimo. Non so cosa deciderà la famiglia Chiesa, ma il buon nome del ragazzo andrebbe tutelato in tutte le sedi. Con forza e determinazione. Nessuno può affibbiare etichette a nessuno. Nel codice penale sarebbe reato di diffamazione, ma di solito nello sport si agisce diversamente. Vedremo.

La Fiorentina ha difeso Chiesa con grande forza e ha fatto bene. Magari potevano evitare di far parlare anche Pantaleo Corvino, ma questo è un discorso vecchio. Cosa farà adesso la famiglia Chiesa?

Sta riflettendo. Credo che servirebbero le scuse di Gasperini per stemperare i toni.

Se l’allenatore riconoscesse di essere andato oltre, forse in preda all’adrenalina post-gara, se chiedesse scusa, aiuterebbe a togliere l’ingiusta etichetta addosso a un ragazzo incolpevole sia per l’arbitro che per la giustizia sportiva. Il tribunale di Gasperini non fa testo.

Se Gasp non dovesse scusarsi, anch’io mi tutelerei in sede penale per avere il giusto riconoscimento di un danno procurato. Vedremo. E’ una brutta storia comunque la si rigiri. E ancora più brutta se Gasperini avesse voluto colpire il giocatore simbolo di una diretta concorrente per l’Europa League.

La speranza è che tutto questo veleno venga disperso in fretta e la Fiorentina si presenti domenica all’Olimpico con la serenità e la voglia di sempre. Contro l’Atalanta i viola sono sembrati molto affaticati, quasi preoccupati. Di sicuro non sono abituati a giocare tre volte la settimana e si è visto.

Ma c’è anche qualche giocatore come Pjaca che stenta a tornare in forma, a essere determinante come un tempo. Il suo recupero è una scommessa e lo sappiamo, per ora non è stata vinta anche se un giocatore come Pjaca può esplodere da un momento all’altro. Mi chiedo poi se fargli fare l’esterno del 4-3-3, costringendolo anche ad aiutare la squadra, non sia penalizzante per un giocatore che non ama i rientri profondi. Ma la Fiorentina quest’anno ha una rosa che può sicuramente fornire all’allenatore idee e soluzioni tattiche. Anzi, nella crescita di una squadra saper giocare in modo diverso a seconda delle situazioni, diventa un valore. Contro la Lazio potrebbe essere intrigante passare al 3-5-1-1, primo per infoltire il centrocampo dove la Lazio mette molti uomini, secondo per avvicinare Pjaca all’area e nello stesso tempo aiutare anche Simeone.

Una formazione con Lafont e tre centrali (Milenkovic, Pezzella e Hugo) affidabili, potrebbe permettersi di avanzare Biraghi (o Hancko) a sinistra facendogli fare quello che sa fare meglio e mettere Chiesa sulla destra come tornante coperto da Milenkovic nella fase difensiva, ma comunque devastante nei suoi strappi. In mezzo Veretout e Benassi (se recupera) sono titolarissimi, mi è sembrato poco concreto anche Gerson, ma l’alternativa Edimilson è affidabile. Davanti, come detto, metterei Pjaca dietro a Simeone (dai e vai): potrebbe essere la soluzione per problemi evidenti nella fase offensiva.

La Lazio avrà la rabbia del post-Derby, ma anche la stanchezza del giovedì di Europa League, a maggior ragione la Fiorentina può e deve provare a fare il colpo ripetendo la prestazione vista a San Siro contro l’Inter.

Passando al fuoricampo, ieri è tornato in viola Marco Donadel, lavorerà nel settore giovanile. Bella idea. Ha dato tanto alla Fiorentina, è un ragazzo intelligente e porta dei valori oltre alle conoscenze calcistiche. Le società crescono anche così, immettendo dei simboli nei quali i ragazzi possano riconoscersi.