FLAIANO E LA SOGLIA DEL RIDICOLO DEL CALCIO. LA FIORENTINA FA SLITTARE GLI ALLENAMENTI COLLETTIVI IN ATTESA DEL PROTOCOLLO CHE ANCORA NON C’È. IL RUOLO VIOLA IN LEGA E LA NECESSITÀ DI CAMBIARE LA CLASSE DIRIGENTE (ASPETTANDO LE SCELTE DI CONTE)

17.05.2020 00:00 di Leonardo Bardazzi   Vedi letture
FLAIANO E LA SOGLIA DEL RIDICOLO DEL CALCIO. LA FIORENTINA FA SLITTARE GLI ALLENAMENTI COLLETTIVI IN ATTESA DEL PROTOCOLLO CHE ANCORA NON C’È. IL RUOLO VIOLA IN LEGA E LA NECESSITÀ DI CAMBIARE LA CLASSE DIRIGENTE (ASPETTANDO LE SCELTE DI CONTE)

Dev’esserci qualcuno che continua a spostare la soglia del ridicolo, diceva Flaiano, diventato notissimo scrittore e giornalista grazie soprattutto alla sua sagace e sfrontata ironia. Chissà allora cosa avrebbe detto oggi, davanti a questo balletto di batti e ribatti, davanti a questa eterna indecisione che descrive l’Italia del pallone in tempi di Coronavirus. Il calcio italiano è come quella riunione di condominio nella quale si litiga perché i panni gocciolano, dicevamo, proprio su questo sito, solo qualche giorno fa. Ma sbagliavamo. La situazione è molto, molto più seria. 

L’assemblea di Lega, appena mercoledì scorso, si affannava a far sapere che “sì, siamo tutti d’accordo, il calcio deve ricominciare il 13 giugno”, salvo poi, appena poche ore dopo, ribadire che “il protocollo sanitario è inapplicabile”. Ai giocatori e alle società non piace la quarantena preventiva, soprattutto senza avere garanzie sulla ripartenza e con la spada di Damocle di dover fermarsi di nuovo in caso di positività tra i calciatori. Gravina, il capo della Federazione, ne era al corrente, eppure aveva già fatto sapere a Spadafora che lo stesso protocollo era stato accettato senza se e senza ma. E il ministro, da parte sua, non senza sottolineare la sua sorpresa, ha fatto sapere di essere pronto comunque a dare il via agli allenamenti di gruppo da domani stesso, a patto di “rispettare le distanze sociali”. Ora, ditemi voi cosa può essere un allenamento di una squadra di calcio che rispetta le distanze sociali. Due calci al pallone, due corsette, poi cos’altro? Nulla, o giù di lì. A gaffe insomma si è aggiunta gaffe, a stenti si susseguono dubbi, o forse semplicemente goffe strategie per ributtare la palla in campo altrui, in attesa che qualcuno finalmente decida cosa farne dell’amato pallone. 

Rivedere le partite in tv è stato bello. Haaland, il vichingo del gol del Borussia Dortmund, ha segnato il prima storica rete del post Covid, in Germania godono e guardano tutti dall’alto, ma durerà? Non lo sanno neanche loro. Perché ripartire è facile, arrivare fino in fondo lo è molto meno. Le immagini della Bundesliga, dei gol festeggiati a distanza, delle retoriche mascherine in panchina (ma perché le riserve devono stare a distanza se i titolari sgomitano in area di rigore?) hanno fatto il giro del mondo, ma il rischio che restino effimeri tentativi di normalità esiste. In Italia invece per il momento si litiga, ma almeno su un punto, la prudenza, siamo tutti d’accordo: finché non ci sarà un protocollo condiviso non ripartiranno neppure gli allenamenti e, per citare Conte, finché non saranno accertate le condizioni “di massima sicurezza”, il campionato non ripartirà. Arrivare a fine mese insomma è l’unica strada per conoscere il futuro del calcio, nel frattempo si lavorerà a smussare gli angoli (solo il Parma infatti dovrebbe riprendere gli allenamenti a pieno regime, tenendo la squadra in ritiro a Collecchio), in attesa che Conte incontri Gravina e dica una volta per tutte cosa succederà a giugno.

La Fiorentina dal canto suo si adegua: niente ritiro, niente partitelle. Iachini ha rimesso piede al centro sportivo, ma potrà fare pochissimo. Ribery invece resterà a casa, insieme al fisioterapista di fiducia, in attesa che la quarantena finisca. Anche qui la domanda sorge spontanea: che senso ha che Franck, come CR7 o Higuain, sia costretto a casa e che Ibra, appena sbarcato dalla Svezia, già si alleni a Milanello? In Lombardia (sì, proprio in Lombardia, la regione di gran lunga più colpita dalla pandemia) il protocollo igenico-sanitario, permette all’atleta negativo di lasciare la propria abitazione. In Toscana e Piemonte invece no, si sta a casa e si morde il freno, perché la prudenza non è mai troppa. Sembra strano, eppure è così. Come ha detto il dottor Pengue, i viola “applicheranno il protocollo alla lettera” e non faranno ostruzionismo di nessun tipo. La Fiorentina infatti sta facendo un enorme lavoro in Lega e non vuole rompere il sottile filo della diplomazia. La volontà di Commisso e Barone è quella di far sentire il proprio peso, di far cambiare linea alla politica del calcio italiano. Sugli stadi, ma non solo. I Della Valle si sono sempre tenuti a debita distanza da via Rossellini, il nuovo corso viola invece ha altre idee. E conta di lasciare un segno tangibile per far rialzare il capo all’Italia del calcio. Cambiare per il nostro mondo del pallone, riconoscere i propri errori e i propri limiti, sarebbe il miglior modo possibile per uscire dalla pandemia. Più importante dei protocolli o del sospirato nuovo inizio del campionato. Mancano dirigenti autorevoli, servono idee fresche, riforme e un pizzico di coraggio. Altrimenti, la soglia del ridicolo, rischia di spostarsi ancora più in là.