FIRENZE E LO STADIO, UN TEATRO DELL’ASSURDO CHE FA MALE ALLA FIORENTINA. ROCCO PUNTA CAMPI, MA I PROBLEMI RESTANO. DOMANI IL VERDETTO SULLA A, CON LE LEGGI ATTUALI PERÒ IL CAMPIONATO RISCHIA DI NON FINIRE

27.05.2020 00:01 di Leonardo Bardazzi   Vedi letture
FIRENZE E LO STADIO, UN TEATRO DELL’ASSURDO CHE FA MALE ALLA FIORENTINA. ROCCO PUNTA CAMPI, MA I PROBLEMI RESTANO. DOMANI IL VERDETTO SULLA A, CON LE LEGGI ATTUALI PERÒ IL CAMPIONATO RISCHIA DI NON FINIRE

“Uno stadio più grande per tutta la città”. Titolava così “La Fiorentina”, il mensile di calcio e attualità che per anni ha raccontato il mondo viola, le speranze del tifo, l’irrefrenabile ambizione di una squadra che proprio in quel momento sognava lo scudetto. In quel numero c’era pure in regalo il poster di Daniele Massaro, uno dei Golden boy di Picchio De Sisti e di una squadra rimasta grande anche dopo il drammatico incidente alla testa di Antognoni. Correva l’anno 1982, Sandro Pertini doveva ancora alzare la Coppa del Mondo al cielo e Ciccio Graziani non aveva ancora assaporato l’amarezza della beffa per quel gol annullato a Cagliari. Da allora sono passati quasi 40 anni, ma a Firenze niente è cambiato. Almeno da un punto di vista dello stadio. Pontello, Della Valle, ora Commisso. Non c’è presidente viola che non abbia sbattuto contro la burocrazia, che non abbia urlato e minacciato di andarsene, non c’è presidente che non abbia chiesto a sindaci e burocrati di cambiare le regole, o, almeno, di essere libero di investire i propri soldi per costruire la nuova casa viola. Una situazione imbarazzante, quasi grottesca, che ha finito per diventare un teatro dell’assurdo capace solo di far male alla Fiorentina stessa. 
E’ anche per questo che Rocco ha detto basta. Basta aspettare le concessioni della Sovrintendenza, basta sperare in leggi della semplificazione, basta fidarsi di parole. Commisso è uomo concreto e adesso punta Campi come soluzione del problema. I tifosi spingono forte per una soluzione del genere, la storia del senso di appartenenza, di uno stadio da costruire per forza nel Comune di Firenze, agli occhi della gente, è marginale rispetto al desiderio di raggiungere l’obiettivo tanto atteso. Occhio però a pensare che tutto sia in discesa, anche firmando domani i contratti, servirebbero quattro o cinque anni per vedere la Fiorentina giocare nel nuovo stadio. Un periodo lunghissimo nel quale Commisso dovrebbe far crescere la squadra solo mettendoci del suo. L’area vicino all’Asmana costa poco più di 5 milioni, con la famiglia Casini, proprietaria dei terreni, c’è già un accordo di massima. Il sindaco Fossi poi è un tipo scaltro, ha fiutato l’affare e da tempo lavora in silenzio per sveltire le pratiche. Da Campi fanno capire che in un anno si potrà concludere l’iter dei permessi, ma la Regione già frena. Serve un progetto completo per la viabilità, manca ancora la tramvia, per l’area commerciale si potrebbero creare incompatibilità coi vicini Gigli, resta il grande punto interrogativo dell’aeroporto, che dovrebbe sorgere lì vicino ma che da anni - pure lui - è bloccato da corsi e ricorsi, eppoi chissà cos’altro potrà saltar fuori nei prossimi mesi. Il progetto insomma, come già capitato alla Mercafir, rischia di essere riscritto chissà quante volte. Con la burocrazia italiana, le strade facili, per arrivare a un obiettivo del genere, non esistono. In più, con lo stadio a Campi, nascerebbe il problema Franchi e il rischio di farlo diventare il nuovo Flaminio. In tutti questi anni infatti c’è stata una incredibile sottovalutazione di un problema che diverrebbe gigantesco non per Rocco e la Fiorentina, ma per Firenze stessa. Da ragazzo sognavo che la Fiorentina diventasse una polisportiva come il Barça o il Bayern, che calcio, basket, rugby e pallavolo si unissero intorno alla maglia viola e a Campo di Marte. La realtà però dice tutt’altro. Il Franchi è vecchio e costa tanto e andrebbe mantenuto anche senza reali certezze di un’utilizzo costante. Un guaio, un enorme guaio, che la burocrazia, coi suoi paraocchi, si è creata da sola. 
Intanto domani sarà il gran giorno della scelta. Conte e Spadafora ci faranno sapere cosa ne sarà del calcio, se davvero la serie A potrà riprendere il 13 giugno. Le percentuali sono in netto rialzo, ma anche qui, a una manciata di giorni dal possibile via, resta da capire come risolvere il problema dei contratti in scadenza dei calciatori e soprattutto, cosa fare in caso di nuova positività. La Lega calcio spera che il governo allenti la presa a inizio giugno, magari prendendo ad esempio la Bundesliga. Ma senza nuove concessioni (cosa per altro possibile, vista la prudenza usata finora), la serie A potrà anche ricominciare. Ma rischia seriamente di non finire.