FIORENTINA, TUTTI I PIANI PER VINCERE A NAPOLI. SARÀ UNA GRANDE PARTITA. CABRAL CONFERMATO, IKONÉ PRONTO A STUPIRE. TORNA AMRABAT, BONAVENTURA NO. STADIO, IL RISCHIO DI UNA NUOVA MERCAFIR. GARA PER IL COMMERCIALE

07.04.2022 11:10 di Enzo Bucchioni Twitter:    vedi letture
FIORENTINA, TUTTI I PIANI PER VINCERE A NAPOLI. SARÀ UNA GRANDE PARTITA. CABRAL CONFERMATO, IKONÉ PRONTO A STUPIRE. TORNA AMRABAT, BONAVENTURA NO. STADIO, IL RISCHIO DI UNA NUOVA MERCAFIR. GARA PER IL COMMERCIALE

Napoli è la prima di otto finali, otto partite da giocare da Fiorentina quella vera. Quella che ha saputo trasformare una stagione nata per ripartire in una sorprendente cavalcata, piena di soddisfazioni, di crescita, di gioco e di obiettivi. A sorpresa, c’è l’Europa nel mirino e sullo sfondo la coppa Italia. Tanta roba per una squadra che l’anno scorso di questi tempi lottava per salvarsi e adesso con venti punti in più guarda negli occhi tutti, dalle capolista Milan (battuta in campionato) e Napoli (eliminata dalla coppa), a tutto il resto della truppa. Questa squadra le lezioni di gioco le ha date e adesso è arrivato il momento giusto per esaltarsi, per fare i conti, per portare a casa.

Napoli, appunto. Italiano è stato chiaro con i suoi: voglio una grande partita. E la squadra è pronta. 

Spalletti si gioca lo scudetto, anche la sua è stata una cavalcata straordinaria simile per certi versi a quella di Italiano, oltre i limiti, ma la Fiorentina ha l’occasione per dimostrare un’altra volta che non ha niente da invidiare a nessuno. Anzi, le pressioni sui viola sono relative e non aver niente da perdere in una sfida come questa, dovrebbero dare ancora più forza. E’ questo il tema motivazionale sul quale ha lavorato e sta lavorando Italiano: andiamo a Napoli a far vedere chi siamo. 

E contro una squadra che ama giocare, forse potrebbe essere anche una domenica speciale. Comunque vada sarà un successo, era un vecchio slogan da mutuare. 

Nella tabella-Europa questa trasferta, ragionando, sarebbe da zero punti, ma come successe a San Siro tre settimane fa, provarci è l’idea che hanno in testa allenatore e giocatori. Questione di mentalità, di lavoro, di conoscenze e di convinzioni. Poi che il Napoli sia più forte è normale, perfino banale. Andare oltre i limiti però c’è più gusto.

Vi abbiamo descritto il clima che c’è nello spogliatoio viola e quello che si sono detti in questi giorni allenatore e giocatori e i giocatori fra di loro.

Ma chi giocherà? 

Siamo a giovedì, ovvio che sia presto, ma l’allenatore è arrivato alla fase conclusiva del suo ottimo lavoro e sa quali sono le certezze e le convinzioni. Meno turn over di un tempo, più continuità. 

Così, ripartire da Cabral è una decisione già presa. L’avevamo ipotizzato, ma dai rumors che arrivano dai campini, l’allenatore sta lavorando sulla conferma del brasiliano che è cresciuto durante la gara con l’Empoli, ha giocato novanta minuti dimostrando che le prime basi per la sua crescita sono state messe. Sarà una bella battaglia con Koulibaly e Cabral se la giocherà con tutto quello che ha, un settanta per cento del suo potenziale.

In attacco lo accompagnerà di sicuro Nico Gonzalez, sempre determinante. Sulla sinistra è probabile la riconferma di Saponara (è in un buon momento), ma c’è una mina vagante che si chiama Ikonè. Gli allenamenti raccontano di un giocatore dalle qualità tecniche enormi e dalle giocate da applausi. La botta al ginocchio di giovedì scorso l’ha frenato, ma ormai è smaltita. Il francese potrebbe diventare un protagonista di quest’ultima parte della stagione, l’uomo capace di fare la differenza, di far cambiare passo con le sue giocate. Un jolly per Italiano. Se non mancassero Torreira e Italiano, due terzi del centrocampo titolare, scommetterei su Ikonè a destra e Gonzalez a sinistra, un’esaltazione del bel gioco e dei bei giocatori nello stadio di Maradona. 

Forse non succederà, ma segnatevi il nome di Ikonè: se gli allenamenti dicono qualcosa, sta decollando.

Parlavo delle assenze. Torreira sarà sostituito da Amrabat, già rispolverato con l’Empoli, e al posto di Bonaventura ci sarà ancora Duncan che tatticamente, con muscoli e intelligenza, può aiutare proprio Amrabat. 

In difesa Italiano aspetta con ansia il recupero di Odriozola che dovrebbe farcela. E’ evidente che senza lo spagnolo la manovra offensiva sulla destra sia meno fluida, meno efficace. Per il resto Milenkovic, Igor e Biraghi sono ormai i titolarissimi come Terracciano. 

Ricapitolando, ecco il 4-3-3 made in Italiano: Terracciano; Odriozola, Milenkovic, Igor, Biraghi; Castrovilli, Amrabat, Duncan; Gonzalez, Cabral e Saponara. Con l’idea Ikonè che aleggia.

Questa è la squadra che è stata capace di portare a casa venti punti in più rispetto alla scorsa stagione e non avrà paura di andare al Maradona per fare la partita, senza rinunciare a giocare, ma con la maggior saggezza e il miglior equilibrio raggiunti nelle ultime partite.

Rocco Commisso segue da lontano, con soddisfazione, l’evoluzione di questo progetto tecnico. Ora le basi ci sono, se vorrà investire (e investirà) si potrà levare delle soddisfazioni. Le idee ci sono e sono tante, probabilmente un vertice di mercato si farà dopo Pasqua o forse si aspetterà proprio Rocco che potrebbe tornare a Firenze a metà maggio, con le temperature più miti.

Nel frattempo, come da noi anticipato, sono confermate da più parti le difficoltà per Odriozola. All’idea di tenerlo in prestito un altro anno, giocatore d’accordo, s’è opposto il Real che vuole vendere e monetizzare. Venti milioni sono troppi per la Fiorentina, finirà in Premier o in Spagna. Il Real dovrebbe riconoscere un premio a Italiano che ha riportato a grandi livelli un giocatore perduto. Succede con i prestiti. La Fiorentina spera ancora, ma intanto ha messo nel mirino Molina (come detto), ma anche Lazzari che a Roma con Sarri ha fatto fatica. Il tempo per valutare non manca.

Ma che budget ci sarà per il mercato? 

E’ ovvio che molto dipenderà dall’Europa o meno, anche in termini di ampiezza della rosa. Rocco è pronto, con i soldi in arrivo per Chiesa e Vlahovic dalla Juve, le disponibilità non mancheranno.

Purtroppo, però, non sono poche le situazioni che turbano e frenano il presidente. La storia del logo, per molti versi incomprensibile, ha fatto innervosire parecchio Commisso. Un consiglio non richiesto: vada oltre. L’unanimismo nel calcio non ci sarà mai e la ricerca del consenso è inutile. Una società ha diritto a fare programmi, a cambiare, a maggior ragione se nel rispetto della storia e della tradizione. Intanto alla storia passerà il Viola Park, non certo la polemica sterile sul logo. 

E alla storia purtroppo, invece, non passerà lo Stadio Rocco Commisso. Lo aveva immaginato bello, grande, firmato da archistar, un nuovo orgoglio fiorentino, ma la politica toscana e fiorentina non glielo ha fatto fare. 

Il Nuovo Franchi è e resterà (purtroppo) solo fumo negli occhi, un rabbercio, un’idea del sindaco Nardella per salvare la faccia, che non farà il bene di Firenze e soprattutto quello della Fiorentina. Lo abbiamo detto e dimostrato più volte, contro la divulgazione di regime, ma ogni giorno la vicenda diventa più imbarazzante. 

Mediaticamente si cerca di far passare l’idea che tutto sia pronto per fare lo stadio, a volte passa addirittura il messaggio che l’inaugurazione ci sarà presto. Ormai resta solo il Papa da invitare a vedere un plastico e alcune slide, non c’è altro.  C’è un’idea architettonica che vedremo come diventerà qualcosa di vero e di concreto, niente più. 

A me, purtroppo, questa storia ricorda molto le Olimpiadi a Firenze promesse dallo stesso Nardella. Olimpiadi delle promesse, quelle le giochiamo ogni giorno. 

Chi vi scrive, ad esempio, abita in Sant’Ambrogio e con conferenze stampa e squilli di tromba mediatici, ho assistito a diverse promesse mai mantenute. 

A memoria ricordo la trasformazione del mercato di Sant’Ambrogio con un progetto bellissimo visto su diversi giornali, poi il rifacimento del palazzo delle Poste di via Pietrapiana abbandonato al degrado, una grande ristrutturazione. Mi viene in mente anche il vigile di quartiere, ne avrei altre ma non vado oltre. 

Fatto? Zero. Promesse e ottimismo che ricordano la vicenda stadio. Poi i personaggi coinvolti, in città anche a spese nostre, che parlano bene di questa idea guardando le slide o un plastico, cosa dovrebbero dire? Che non piace? Che hanno dubbi? A loro in fondo cosa frega, il presidente Fifa Infantino (esempio) sta a Zurigo e le parole positive non si negano a nessuno.

Il problema è passare dalle parole ai fatti e qui l’ottimismo Nardelliano potrebbe vacillare.

Torniamo al Franchi. Aspettiamo il progetto vero, ma l’idea che per la Fiorentina possa essere un’altra Mercafir ogni giorno diventa più forte e chiara. I dirigenti viola si mostrano disponibili a vedere slide, i rapporti sono civili, ma diverso è ciò che pensano e il discorso sul futuro. 

Le possibilità che Rocco dica sì al nuovo Franchi (ammesso che si faccia) sono prossime allo zero. In attesa di sapere cosa si farà davvero nello e dello stadio (ci vorranno ancora dei mesi), la Fiorentina è conscia che gli spazi commerciali previsti (15 mila metri) che in teoria potrebbero interessare, dovranno essere sottoposti comunque a una gara pubblica con prezzi e tempi prefissati. Un po’ come successo per il terreno della Mercafir e sappiamo come è andata a finire. Per non parlare poi del canone di affitto che non potrà non essere ingente.

Per completare l’eventuale nuovo Franchi servono poi ancora un centinaio di milioni, dove li troverà il comune e chi li tirerà fuori è un’incognita assoluta.

L’unica soluzione praticabile per Nardella, forse la sua speranza, è che Commisso venda la Fiorentina, altrimenti vedo durissima la possibilità di trovare un’intesa con questa proprietà.

E se oggi dovesse venire fuori qualche comune dell’hinterland con soluzioni praticabili probabilmente Rocco ha ancora voglia di fare il suo stadio per la Fiorentina. Vedremo. 

Ma quello che dovrebbe infastidire di più l’opinione pubblica sono il fumo, le parole, le promesse, i messaggi, come se nel nuovo Franchi si potesse giocare fra pochi mesi, quando invece del futuro si sa poco o nulla. Più nulla che poco. 

Amministrare la cosa pubblica è fare e non dire, in questo campo il 90 per cento è ancora raccontare il dieci fare (solo il concorso). In proposito aspetto con ansia il racconto di stamani dell’ottimismo nardelliano a metà legislatura. Ancora auguri…