FIORENTINA, TRE PUNTI CHIAMATI SALVEZZA. FINALMENTE CHIESA E CUTRONE. ORA ROCCO SCELGA IN FRETTA L’ALLENATORE E DECIDA IL BUDGET PER IL MERCATO. GRANDI NOMI E JURIC, PANCHINA DECISIVA

16.07.2020 00:05 di Enzo Bucchioni Twitter:    Vedi letture
© foto di Federico De Luca
FIORENTINA, TRE PUNTI CHIAMATI SALVEZZA. FINALMENTE CHIESA E CUTRONE. ORA ROCCO SCELGA IN FRETTA L’ALLENATORE E DECIDA IL BUDGET PER IL MERCATO. GRANDI NOMI E JURIC, PANCHINA DECISIVA

Tre punti chiamati salvezza. Lo scrivo toccando ferro (ovvio), ma con dieci punti di vantaggio sulla terz’ultima (il Lecce, appunto) a cinque giornate dalla fine e con altre quattro squadre alle spalle in classifica a far da cuscinetto, l’obiettivo della Fiorentina è virtualmente centrato. Manca la matematica, ma arriverà anche quella. Tranquilli.

A Lecce s’è vista finalmente quella squadra che avremmo sempre voluto vedere, che ci aspettavamo, alla ripresa dopo lo stop per il Covid 19, un gruppo di ragazzi con la rabbia e la concentrazione giusti per tirarsi rapidamente fuori dai guai, conquistare la salvezza prima possibile. Non è andata proprio così, abbiamo visto mosciume, inconcludenza e superficialità, patito troppe delusioni, ma almeno nel momento decisivo Iachini ce l’ha fatta a far capire ai sui ragazzi quale dovevano essere la strada e l’atteggiamento per la salvezza. Forse è stato il gol del pareggio disperato contro il Verona a far cambiare la rotta, dalla paura alla gioia, quando stai per affondare, certe svolte nel calcio liberano dai pesi e dalle nebbie della mente e fanno diventare tutto più facile. Ieri sera in effetti abbiamo visto un’altra Fiorentina, più libera di testa, più leggera di gambe e soprattutto più lucida, capace di sfruttare quasi tutti gli errori che ha fatto il Lecce. E ne ha fatti tanti. Ma era quello che si chiedeva a questa squadra, il cinismo, la rabbia agonistica, la concentrazione sotto porta. E così prima Chiesa, poi Ghezzal e infine Cutrone, hanno sistemato la pratica nel primo tempo. Lecce inguardabile, ne ha combinate di ogni, ma la Fiorentina è stata brava a sfruttare tutto, sbagliando soltanto un rigore.

E’ tornato al gol Chiesa, ma soprattutto è sembrato un giocatore diverso dal punto di vista fisico. Anche Cutrone ha dimostrato le sue qualità, ma anche altri come Duncan, Ghezzal e via dicendo. Torno così al discorso fatto prima, questa squadra era prigioniera di un incubo chiamato serie B, un incubo che ha condizionato tutto e tutti per diverse settimane. Il pari con il Verona al 96’ è stato colto come un segnale del destino, come una svolta. Senza quel pari probabilmente la Fiorentina sarebbe stata risucchiata, non avrebbe trovato le forze giuste e invece (nel calcio succede) una grande paura è diventata una ripartenza su basi nuove. Niente di speciale, per carità, ma almeno il minimo sindacale per far tirare un grande respiro di sollievo. Non parlo di gioco, di squadra o quant’altro, archiviamo questa stagione in fretta e senza rimpianti. Bisogna però capire cosa si è sbagliato, attaccarsi alle cose buone e fare un piano per ripartire su basi diverse.

Nelle ultime settimane ne ho sentite e lette di tutti i colori e le critiche eccessive erano in qualche modo giustificate dalle prestazioni della squadra. Credo però che diversi giocatori della Fiorentina non siano così poco come qualcuno pensa o come hanno fatto vedere in questa stagione. Questa è una squadra nata in fretta, con un allenatore sbagliato, poi con Iachini imbarcato nelle difficoltà, non ha mai trovato gioco e personalità, fino a finire lentamente nel gorgo della paura, in piena crisi di identità. Credo che messo in mano a un allenatore di carisma, con le idee chiare, questo gruppo possa rendere molto di più. Insisto su questo tasto perché è fondamentale. Perché abbiamo ammirato il Verona e il Sassuolo, perché applaudiamo l’Atalanta? Non hanno campioni, sono semplicemente squadre che giocano un calcio organizzato, coraggioso e moderno, hanno una fisionomia e una personalità. Tutti lavorano per un’idea di calcio e in questo modo tutti crescono.

Sarà fondamentale scegliere bene l’allenatore e sceglierlo in fretta per capire che gioco vorrà fare, tenere i giocatori utili e comprare quelli che serviranno. E ne serviranno di bravi, naturalmente.

Rocco è bloccato negli Usa, come vi abbiamo sta cercando di trovare una strada sanitaria praticabile per tornare a Firenze prima possibile, anche con la quarantena, vedremo, si spera riesca a venire entro al fine del mese. La scelta dell’allenatore non può andare oltre luglio anche perché c’è il rischio di perdere per strada degli obiettivi tipo Blanc che andrà al Valencia o Juric che sta trattando con il Verona.

Rocco vuole un profilo alto, internazionale, ma è difficile (almeno dai sondaggi fatti) portare quel tipo di allenatore a Firenze in questo momento. Non si può fare subito una squadra da Champions e certi allenatori hanno ambizioni. Comunque nessuno molla la presa. Contemporaneamente si valutano anche allenatori alla portata e Juric piace da sempre. Il Verona sa che se dovesse arrivare la concreta proposta viola, Juric valuterà con calma.

Rocco deve anche fissare il budget per il mercato, ma prima di sapere come muoversi c’è da risolvere il problema Chiesa, come detto mille volte.

Pradè ha nel taccuino molti nomi, l’obiettivo è portare a Firenze un attaccante, un centrocampista e un difensore di livello superiore, più altre operazioni di contorno. Ma sapere se poter contare su Chiesa o meno, sposta moltissimo a livello tecnico ed economico.

Non ho certamente la presunzione di dettare l’agenda a Rocco, ma per evitare gli errori passati, le priorità sono l’allenatore e il futuro di Chiesa. Decise queste due cose, il mercato verrà di conseguenza e con la crisi economica che attanaglia il calcio, la voglia di investire di Rocco potrebbe diventare determinante. Ma servono idee chiare e rapidità per arrivare sugli obiettivi prima di altri. Questa stagione va in archivio, ma Rocco deve sapere che la luna di miele con il pallone è finita: è arrivato il momento dei fatti. Ora serve far bene calcio, tutto il resto deve passare in secondo piano o diventare un contorno.