FIORENTINA BELLA A METÀ. GIOCARE BENE NON BASTA: SERVE CONCRETEZZA PER VINCERE. CON QUESTA LAZIO OCCASIONE PERSA. IN TRASFERTA CI SONO PROBLEMI

08.10.2018 00:00 di Mario Tenerani  articolo letto 7993 volte
© foto di Giacomo Falsini
FIORENTINA BELLA A METÀ. GIOCARE BENE NON BASTA: SERVE CONCRETEZZA PER VINCERE. CON QUESTA LAZIO OCCASIONE PERSA. IN TRASFERTA CI SONO PROBLEMI

La Lazio, questa Lazio, rappresentava una ghiotta occasione per salire un gradino sulla scala della grandezza. La Fiorentina è un cantiere aperto, Pioli lavora per far crescere un gruppo, obiettivo settimo posto, in ipotesi buono per l’Europa. Ecco, venire a Roma e non approfittare della debolezza psicologia e fisica dei biancocelesti, è stato un errore. La Lazio era e resta più forte come cifra tecnica e muscolare della Fiorentina, ma non in questo frangente. Tra l’altro gli spifferi romani raccontano di una notte ad alta tensione nel ritiro biancoceleste, con i tifosi molto arrabbiati. Non a caso la formazione di Inzaghi è sembrata impaurita, prigioniera della paura di sbagliare dopo 7 gol presi in 2 partite, una delle quali il derby, tanto per intenderci. Poi il fiato corto perché la battaglia di Francoforte pesava. La Fiorentina ha fatto la partita, creato 5 palle gol, ma senza portare a casa niente. Una di queste chance, capitata nel primo tempo sul destro di Benassi, dopo una scellerato disimpegno di Wallace - capita di rado di assistere ad errori di questo genere -, è stata clamorosa. Non si possono fallire possibilità così perché poi finisci che le paghi pesantemente. Giocare bene non basta. Non è giusto, ma è così. Per vincere bisogna essere più concreti. Forse, però, ci dimentichiamo troppo spesso che la Fiorentina è la squadra più giovane d’Europa: con la linea verde si sogna, ma quasi mai si vince qualcosa. Altrimenti lo farebbero tutti. Pioli è stato chiaro, vuole portare i suoi uomini a un maggiore cinismo, indispensabile per non tornare a Firenze a mani vuote dopo una trasferta. 

Lontano dal Franchi le cose non funzionano come un anno fa: su 12 punti disponibili i viola ne hanno raccolto solo uno, non vincono dal 6 maggio scorso a Genova (2-3). Vero che la Fiorentina ha affrontato Napoli, Samp, Inter e Lazio, quindi non c’era da aspettarsi molto però ciò non basta a giustificare un bottino così scarno. Attendiamo altre verifiche però è innegabile che adesso i viola abbiano due volti: quello sicuro, sorridente quasi guascone delle partite in casa e quello incerto e titubante della trasferta anche se su ogni campo durante queste sfide la Fiorentina ha avuto momenti di calcio convincente. 

Pioli sa dove intervenire e cosa chiedere alla squadra e ai singoli. Pjaca è chiamato a dare tanto di più, il croato non ha più problemi di condizione, forse deve capire dove si trova e che deve fare. Deve sbloccarsi sul piano mentale, ha ricordato Pioli sabato alla vigilia di Roma. Pjaca gioca una partita nella partita, tenta spesso soluzioni personali che sono fini a loro stesse, insomma non canta col coro. Migliorerà per forza, ma non c’è molto tempo da perdere. L’altro tema caldo è il centrocampo: Veretout svetta su tutti, ma Gerson ed Edimilson ancora non girano. Il primo ha potenzialità straordinarie però è ancora leggero, deve entrare con più incisivita' nella manovra viola. L’altro è ordinato, ma è l’uomo del passaggio indietro, senza rischi. Edimilson deve prendersi qualche responsabilità in più per far crescere la mediana.

Qualcosa da rivedere, ma i conti nella Fiorentina attuale comunque tornano. I viola sono settimi, in piena corsa e con un un impianto di gioco davvero interessante. Coraggio allora.