FINALMENTE FIORENTINA, ORA SETTE GIORNI DA VIVERE TUTTI D'UN FIATO A CACCIA DI CONFERME. SAN SIRO SARÀ LA PROVA DEL NOVE. GATTUSO IN EMERGENZA: MONTOLIVO TITOLARE?

19.12.2018 00:00 di Leonardo Bardazzi   Vedi letture
FINALMENTE FIORENTINA, ORA SETTE GIORNI DA VIVERE TUTTI D'UN FIATO A CACCIA DI CONFERME. SAN SIRO SARÀ LA PROVA DEL NOVE. GATTUSO IN EMERGENZA: MONTOLIVO TITOLARE?

Finalmente Fiorentina. Finalmente una vittoria, una rimonta (la prima in assoluto del campionato), una grande giocata di Mirallas e una reazione di squadra come non accadeva da tempo. Sia chiaro, i tre gol all’Empoli non cancellano l’autunno in salita dei viola, ma se non altro ridanno tranquillità a un gruppo impaurito, nervoso e parecchio condizionato dalla prolungata astinenza da punti. Ci voleva un successo così, per la classifica ovviamente ma soprattutto perché arrivato dopo giorni di tensione e alla viglia di una settimana decisiva per la stagione viola: in mezzo a panettoni e regali da scartare, Pioli e i suoi adesso sfideranno in sequenza Milan, Parma e Genoa. Saranno sette giorni da vivere tutti d’un fiato: per l’inizio della rimonta o per l’ennesima frenata che lascerà nel limbo dell’insoddisfazione? 

Difficile rispondere, perché la Fiorentina resta una squadra discontinua anche all’interno della stessa partita. Con l’Empoli il primo tempo è stato quasi disastroso: mai un tiro in porta, mai un’accelerazione o un cambio di passo. Il gol del belga (bellissimo) poi ha cambiato tutto, ha riacceso i motori e la voglia del Franchi di spingere la squadra. Da lì in poi infatti è iniziata un’altra partita, con i viola alla caccia della vittoria e l’Empoli alle corde. Sul 2-1 però ecco un’altra pericolosa frenata, fortunatamente stoppata dalla gran parata di Lafont e dal banale errore di Antonelli sotto porta.

L’incostanza insomma resta un grosso ostacolo da superare, ma almeno tre segnali positivi fanno intravedere un nuovo inizio e aumentano l’ottimismo in vista di San Siro:

- il cambio di modulo ha dato imprevedibilità. Mirallas dietro a Simeone può essere la mossa giusta. L’ex Everton ha colpi da grande giocatore, si muove sotto tutto il fronte d’attacco e non dà riferimenti agli avversari. E soprattutto ha personalità ed esperienza, due qualità che mancano parecchio ai ragazzi di Pioli. Anche per lui serviranno conferme, ma intanto Pioli ha potuto spedire il misterioso Pjaca in panchina. E già questa è una buona notizia.

2 - Simeone è tornato a segnare (all’attivo anche l’assist per lo stesso Mirallas) e l’esultanza infelice post gol è il simbolo del suo nervosismo, della scarsa tranquillità con cui ha affrontato la crisi autunnale. Il dito al naso è stato una pessima reazione, soprattutto perché rivolta a chi lo ha sempre sostenuto anche quando le sue prestazioni sono state davvero scadenti. Le scuse da un ragazzo di 23 anni comunque vanno accettate, l’importante è che i gol scaccino in fantasmi dalla testa del Cholito.

3 - I rientri di Milenkovic e Veretout (non me ne voglia Edimilson) daranno altre certezze, le assenze di Kessie e Bakayoko (entrambi squalificati) ne toglieranno a Gattuso. Noorgard ha giocato da sei meno meno e andrà rivisto, ma Jordan è di tutt’altra pasta: a Milano i suoi muscoli saranno fondamentali. E Milenkovic, l’uomo che piace allo United (anche dopo l’esonero di Mourinho), andrà a completare una difesa che fino a un paio di settimane fa era decisamente il reparto migliore della squadra. L’unico dubbio di formazione allora può essere di concetto: confermare l’imprevedibile Gerson o affidarsi alla grinta di Dabo? 

In questo nuovo 3-5-1-1 semmai mi convince meno la posizione di Chiesa, così distante dalla porta da dover fare 30 metri palla al piede prima di farsi vedere in zona pericolosa. L’indole poi la conosciamo: quando arriva al limite dell’area lui calcia. Domenica lo ha fatto almeno 5 volte, ma senza mai trovare la porta. Il bottino personale allora è rimasto fermo a due gol: una miseria per un talento come lui e un freno notevole per una squadra che avrebbe bisogno di gol come il pane. 

Detto questo, a Milano la partita sarà completamente diversa. Il Milan attaccherà, anche per tentare di uscire dal tunnel nel quale si è cacciato. E la Fiorentina, di conseguenza, potrà provare a sfruttare anche i contropiedi di Mirallas e Chiesa. Vedendo giocare il Diavolo a Bologna (0-0 di una noia mortale) sale poi la convinzione che questo possa essere il momento giusto per fargli lo sgambetto, per prendersi la soddisfazione di battere una cosiddetta grande e rialzare la testa per davvero.

Il Milan ha giocato una partita di rara bruttezza, con Higuain lontanissimo dal bomber che fu e il centrocampo senza la benché minima idea di cosa inventarsi per battere il (piccolo) Bologna di Inzaghi. Oltre a Biglia, Bonaventura e Caldara, come detto sabato non avrà neppure la coppia di centrocampo titolare delle ultime partite. Gattuso insomma dovrà inventarsi il centrocampo, forse fino a rispolverare il fischiassimo ex Montolivo. Sarebbe un clamoroso scherzo del destino: l’ex capitano che, da separato in casa, esordisce proprio contro il suo passato e contro una tifoseria che non gli ha mai perdonato il suo addio a zero euro. Il mercato allora può attendere, San Siro è la prova del nove viola.