FEDE CRESCE, ANCHE IN NAZIONALE, MA DEVE SEGNARE DI PIÙ. A BOLOGNA CON L'ELMETTO E A GENNAIO CON UNA PUNTA. RICKY, QUANT'È DIFFICILE ACCETTARE TUTTO QUESTO

18.11.2018 00:00 di Leonardo Bardazzi  articolo letto 5118 volte
FEDE CRESCE, ANCHE IN NAZIONALE, MA DEVE SEGNARE DI PIÙ. A BOLOGNA CON L'ELMETTO E A GENNAIO CON UNA PUNTA. RICKY, QUANT'È DIFFICILE ACCETTARE TUTTO QUESTO

Titolarissimo in una Nazionale che non vince ma finalmente gioca e schiaccia l’avversario nella propria area di rigore. Federico Chiesa non ha vissuto la sua notte migliore, i suoi scatti brucianti sono rimasti più idee che fatti concreti. Eppure, anche in una partita senza acuti, ha dato l’impressione di essere cresciuto: Mancini gli aveva chiesto di restare largo sulla fascia, di avere pazienza in attesa della palla giusta. E lui, dribbling su Mario Rui (ammonito e in costante imbarazzo) compreso, ha svolto il compito con intelligenza tattica non banale per un ragazzo di appena 21 anni. Si cresce anche così, mordendo il freno e restando spesso spettatore del tiki-taka insistito tra Jorginho, Verratti e Insigne. Il ct semmai farà bene a tirar le orecchie ai suoi palleggiatori, perché se vuoi vincere le partite, uno come Chiesa va coinvolto di più. 

Non è un caso che anche ieri, sui giornali, si siano susseguiti i vari rumors di mercato, secondo i quali anche l’Inter lo vorrebbe strappare alla Fiorentina. Spalletti, non è un mistero, sarebbe pronto a fare follie per averlo, anche perché Suning, in estate, sarà libero dalle briglie del fair play finanziario e potrà mettere sul piatto cifre notevoli per puntare allo scudetto. Chiesa, oggi, vale almeno 70 milioni, ma se continuerà su questa strada potrà valere molto di più. Il futuro (anche in chiave mercato) è in mano sua, intanto però Fede dovrà completare il suo processo di maturazione: gli manca il gol e lo sa anche lui. L’anno scorso ne fece uno bellissimo e fondamentale proprio a Bologna, nella domenica che segnò il riscatto dopo il clamoroso tonfo con il Verona al Franchi. Quella vittoria al Dall’Ara, ancor prima della tragedia Astori, segnò la riscossa viola: dopo quattro amari pareggi, farebbe un gran comodo rivivere un pomeriggio così.  

Ma se la squadra pensa al riscatto, la società deve programmare il futuro. Corvino dopo qualche giorno di relax in Salento, è tornato a Firenze. Con Pioli si parlerà a fondo di mercato, si metteranno sul tavolo idee per rinforzare la squadra e rinnovare la candidatura per un posto in Europa. Il tempo stringe, la sessione invernale quest’anno durerà appena due settimane. E la Fiorentina non può accontentarsi di restare ancora fuori dalle prime sette: la priorità è una punta. Con un attaccante in più (e con Vlahovic pronto all’uso, ma allo stesso tempo libero di maturare senza pressioni), sarebbe interessante provare a pensare a una squadra con un 4-4-2 offensivo e fantasioso sullo stile Napoli: Simeone con accanto un altro attaccante, Pjaca o Gerson a sinistra e Chiesa a dribblare avversari sulla destra. Firenze in fondo ha bisogno di accendersi di nuovo, di tornare a divertirsi: è nel Dna di questa città. I nomi usciti - Gabbiadini, Sansone - sono tutti interessanti, anche se come al solito l’impressione è che Corvino alla fine batterà piste diverse e sorprendenti. La cosa davvero importante è che il Corvo non resti un ministro senza portafoglio, perché cercare sul mercato un uomo gol a budget quasi zero, è un’impresa impossibile. I progetti a lungo termine, stadio e centro sportivo, la ricerca di nuovi sponsor e la crescita del marketing, sono fondamentali, ma adesso serve accelerare per dare una mano concreta a questa squadra.

A Bologna a proposito sarà una partita da giocare col coltello tra i denti: Inzaghi rischia il posto e i suoi giocheranno a mille all’ora. Sarà, insomma, l’occasione giusta per capire se la lezione di Frosinone e le grida nello spogliatoio di Pioli saranno servite a qualcosa. Ci vogliono le giocate di Pjaca, quelle di Gerson, i gol dei figli d’arte e le intuizioni dell’allenatore. Da qui a fine anno ci saranno 7 partite da giocare tutte d’un fiato, fondamentali per rilanciarsi in classifica e tornare a credere al 100% in questa giovane Fiorentina. Certo, sostituire Pezzella non sarà facile. Milenkovic però ha le carte in regola per non farlo rimpiangere: a Bologna mi aspetto lui al centro con Laurini a destra. E, soprattutto, mi aspetto una Fiorentina con l’elmetto, pronta a tutti per riprendersi una vittoria che le manca da quasi due mesi. 

Ps: Sono giorni d’inquietudine per i fiorentini, la sentenza della Cassazione su Riccardo Magherini ha lasciato senza parole. Lo strazio della famiglia e gli striscioni appesi in città fanno stringere il cuore, ma è soprattutto rivedere il filmato di quella maledetta notte in San Frediano che diffonde inquietudine: accettare che un fatto come quello “non costituisca reato”, è davvero molto, molto difficile.