EURO-DELUSIONE DA CANCELLARE SUBITO. I FISCHI FANNO PARTE DEL GIOCO. A BOLOGNA SERVE UNA FIORENTINA FEROCE. I GOL SONO UN FATTO TECNICO E NON SOLO. NESSUN DRAMMA, SIAMO ANCORA ALL’INIZIO

10.09.2022 11:46 di Mario Tenerani   vedi letture
EURO-DELUSIONE DA CANCELLARE SUBITO. I FISCHI FANNO PARTE DEL GIOCO. A BOLOGNA SERVE UNA FIORENTINA FEROCE. I GOL SONO UN FATTO TECNICO E NON SOLO. NESSUN DRAMMA, SIAMO ANCORA ALL’INIZIO

L’unico aspetto positivo del calendario tritacarne è che quando arriva una delusione cocente - il pari con i più che modesti lettoni del Riga indubbiamente lo è -, subito dopo si presenta la nuova partita. Questa si trasforma in un’ideale cimosa, utile a cancellare dalla lavagna viola la tristezza di giovedì sera. L’euro-delusione può evaporare soltanto se a Bologna si presenterà una Fiorentina feroce. Perché la mancanza dei gol non è soltanto riconducibile ad un fatto tecnico, ma anche ad un forte elemento psicologico.

I viola attuali, in alcuni protagonisti, si mostrano confusionari e poco convinti. Italiano chiede che si avventino sul pallone con la ferocia di una belva. La porta avversaria deve diventare un fortino da distruggere. Sembrano frasi retoriche, in realtà invece sono la fotografia di uno stato d’animo. Pensate a Batistuta o Vlahovic, tanto per restare a due viola, ma potremmo citare tanti altri attaccanti, molto noti. Bastava guardarli in faccia per capire che per loro il gol era una questione personale, da risolvere. Cabral e Jovic, invece, al momento appaiono spaesati. Non sono al centro del villaggio e qualcuno ce li dovrà riportare.

Ma anche gli altri non possono chiamarsi fuori: facile dar la colpa solo agli attaccanti centrali perché ci sono anche gli esterni, pure loro devono odiare la porta avversaria. E i centrocampisti? I difensori? Vicini a pali e traverse devono buttarsi dentro, appunto, con ferocia. Non è più immaginabile fallire gol ad un metro dalla linea di porta. I giocatori di Italiano non sono scarsi, tutt’altro, semplicemente non sono convinti. Ecco la chiave. Il mazzo ce l’ha in mano l’allenatore, tocca a lui trovare la soluzione più giusta anche se Italiano non può segnare, questo magari ogni tanto qualcuno dovrebbe ricordarlo.

Italiano, però, che non è un talebano, può studiare, se lo ritiene opportuno, anche nuove varianti di gioco. Il 4-3-3 gli ha dato grandi soddisfazioni e bene ha fatto a non toccarlo, sarebbe stato un errore. Ma se l’astinenza da gol dovesse perdurare, non ci sarebbe nulla di male nel varare assetti alternativi, volti a mettere nelle condizioni migliori gli attaccanti. La flessibilità è un merito, non una colpa.

Il paradosso è che nessuna squadra come la Fiorentina, nel primo turno di Conference, ha tirato così tanto in porta: sono 30 in totale. Per ottenere cosa? Un gol e un palo. Di Barak, naturalmente. Guarda caso. Ha realizzato l’ex veronese che col gol coltiva un rapporto confidenziale: per lui 11 reti e 4 assist nel 21/22, significa che il ceco è entrato per 15 volte in un’azione decisiva.

Il girone di Conference non è compromesso, tutto rimediabile, ma il jolly è stato giocato. Già da Istanbul sarà vietato fallire. Per il campionato c’è meno ansia, siamo solo all’inizio. Tanta strada da fare, molti punti in palio. Nessun dramma, per carità, solo piccoli campanelli d’allarme da ascoltare. I fischi di giovedì hanno fatto male, ma fanno parte del gioco. Dopo oltre un anno di applausi, più che meritati, il Franchi ha democraticamente espresso il proprio dissenso dinanzi ad una prova mediocre. Perché anche i fischi sono meritati. Si prendono, si portano a casa e si lavora per non averne più. Quanto all’atmosfera di negatività evocata in conferenza stampa dal diesse Pradè, forse anche la società dovrebbe fare un po’ di autocritica rispetto ad un certo clima di ostilità alimentato verso l’esterno, in molte occasioni. Il vento non porta bonaccia, ma tempesta.
Un po' di calma, da parte di tutti, non guasterebbe.  

Pradè si è soffermato sul mercato. “Cosa avremmo potuto fare di più”? E’ un’opinione, legittima. Ognuno può pensarla come vuole, d’accordo oppure no, ma resta una valutazione degna di rispetto. Spiazzante, invece, e fuori dalla cronaca dell’estate, la considerazione sulla difesa e sul fatto di aver puntato fortemente su Ranieri per il post Nastasic. “Noi avevano già intenzione di tenere Ranieri…”. Francamente non ce n’eravamo accorti. Strano, infatti, che Ranieri sia arrivato a Moena nelle ultime ore e che in Austria non ci sia neppure andato, fuori anche dalle amichevoli.

Pradè ha alcuni meriti storici: va in sala stampa a metterci sempre la faccia ed possiede un eloquio molto chiaro. Stavolta la chiarezza è venuta meno. Ranieri, nella migliore delle ipotesi è stato paracadutato dalla posizione di giocatore ai margini della rosa al ruolo di quarto centrale, perché c’era una esigenza di lista (il ragazzo è cresciuto nel vivaio viola). Nella peggiore, invece, perché le logiche del contenimento dei costi alla fine hanno prevalso. Siamo felici che sia rimasto Ranieri perché è uno cresciuto con la maglia viola. Meglio lui tutta la vita che un Kokorin della difesa. Ma risparmiateci le fiabe, Natale è ancora lontano.