DOMANI FINISCE LA QUARANTENA VIOLA, MA PRIMA DI RIVEDERE LA FIORENTINA IN CAMPO PASSERÀ MOLTO TEMPO. IL CALCIO ITALIANO SPINGE PER RICOMINCIARE, MA CON L’ITALIA CHE CONTA I MORTI CHE SENSO HA PENSARE AL CAMPIONATO? UN PENSIERO PER TERIM

25.03.2020 00:00 di Leonardo Bardazzi   Vedi letture
DOMANI FINISCE LA QUARANTENA VIOLA, MA PRIMA DI RIVEDERE LA FIORENTINA IN CAMPO PASSERÀ MOLTO TEMPO.  IL CALCIO ITALIANO SPINGE PER RICOMINCIARE, MA CON L’ITALIA CHE CONTA I MORTI CHE SENSO HA PENSARE AL CAMPIONATO? UN PENSIERO PER TERIM

Domani è l'ultimo giorni di quarantena viola e per molti dei giovani calciatori della Fiorentina sarà una piccola grande liberazione. L’isolamento era scattato il 13 marzo scorso, dopo il tampone positivo di Vlahovic, e si chiuderà dopo le due inevitabili settimane da passare barricati in casa. Nessuno s’illuda, però: prima di riveder giocare la Fiorentina giocare passerà molto tempo. Settimane, forse mesi se è vero come è vero che la battaglia al coronavirus è ancora lontana dall’essere vinta. Al massimo qualche straniero potrà lasciare l’Italia (penso a Badelj per esempio, visto che a Zagabria, travolta dal terremoto, c’è parte della sua famiglia), ma il resto della truppa, come tutti noi, dovrà sottostare ai paletti di questa vita frenata, costretta in casa chissà per quanto e in attesa di buone notizie dalla tv. 

Gravina anche ieri parlava del 20 maggio come data buona per far ricominciare il campionato e in Lega c’è ancora chi spinge per far allenare le squadre già ad inizio aprile, ma la realtà, purtroppo, è ben altra: Marco Sportiello, l’amico di Astori, è l’ultima della lista dei calciatori positivi. E il Governo (Conte è stato chiarissimo) al momento non può escludere di dover allungare le restrizioni imposte in questi giorni, anche perché il picco non è arrivato, la tragedia della conta dei morti va avanti senza sosta e l’emergenza negli ospedali resta assoluta. In più, per tornare a giocare sarebbe logico attendere che anche gli altri potessero fare altrettanto e non solo perché Champions ed Europa League sono ancora da assegnare: ma in Spagna, così come in Germania e Francia, il virus è in piena espansione, mentre l’Inghilterra trema dopo aver tenuto aperti gli stadi (vedi Liverpool-Atletico di Champions) anche quando l’Italia già contava i morti. 

In questo contesto insomma, non ha senso parlare di calcio. Non ha senso pensare di riprendere a giocare, di tornare in campo come se niente fosse. Forse, davvero, quel gol di Caputo in Sassuolo-Brescia, con tanto di dedica ai tifosi a casa  (“Andrà tutto bene”), sarà l’ultima immagine del campionato 2019/20. E probabilmente sarebbe anche giusto così. Il calcio fa innamorare milioni di persone, ma adesso le priorità sono altre. E ognuno di noi, nessuno escluso, deve adeguarsi. Amo lo sport da sempre e anche a me piacerebbe godermi Valentino in piega, i sorpassi di Leclerc, le bracciate della Pellegrini all’Olimpiade, il rovescio di Federer e gli assist di Ribery, ma non è questo il tempo. Ora bisogna solo stare in casa e attenersi alle regole. Sono le uniche armi che abbiamo per vincere la battaglia.

Prima di alzare bandiera bianca però il calcio italiano le tenterà tutte, in ballo ci sono centinaia di milioni (più di 700, stando agli ultimi studi) e non a caso la Lega ha inviato un documento alla Federazione nel quale propone misure anche drastiche: taglio degli stipendi del 30%, revisione della legge Melandri sui diritti tv e via libera alla pubblicità sul cosiddetto betting. Venerdì Gravina ne parlerà con il Ministro dello Sport, ma lo Stato adesso, giustamente, ha altre priorità e difficilmente potrà sposare tutto il pacchetto proposto dai club di A. Molto come detto dipenderà da come si comporterà il contagio, da quanto lo stare in casa avrà avuto effetto sui freddi numeri che riempiono i media in questo periodo. Magari tra qualche settimana ne saremo fuori, magari servirà ancora molto tempo. Di sicuro il mondo dorato del calcio, farà bene a imparare la lezione. E a ridimensionare quei costi folli che un po’ tutti, media compresi, hanno contribuito ad alimentare. 

Ps: L’ultimo pensiero è per Terim, l’allenatore che divenne simbolo della resistenza a Cecchi Gori e che ci fece innamorare col suo calcio spregiudicato. Anche lui è in ospedale a lottare contro il Covid-19. Chi gli è vicino giura che le sue condizioni siano buone, che la tempra è forte e che ne uscirà. In bocca al lupo imperatore. Firenze ti vuole bene.