DIFESA: UN FILM DI DARIO ARGENTO. DA REPARTO ECCELLENTE A DISASTRO. QUARTA FUORI: PERCHÉ? VLAHOVIC COME GILA, PUNTA CHIESA E BATI. NUOVO ALLENATORE: TUTTO DA DECIDERE. QUATTRO TOSCANE IN D: UNA DISFATTA

03.05.2021 00:00 di Mario Tenerani   Vedi letture
DIFESA: UN FILM DI DARIO ARGENTO. DA REPARTO ECCELLENTE A DISASTRO. QUARTA FUORI: PERCHÉ? VLAHOVIC COME GILA, PUNTA CHIESA E BATI. NUOVO ALLENATORE: TUTTO DA DECIDERE. QUATTRO TOSCANE IN D: UNA DISFATTA
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© foto di Giacomo Falsini

Gianni Brera scriveva che lo zero a zero è il risultato perfetto: le squadre sono state irreprensibili, neppure una sbavatura, nessuna distrazione, bomber senza gioie. Se Brera avesse seguito Bologna-Fiorentina avrebbe assaporato il gusto dell’opposto. Il derby dell’Appennino è stato il festival degli errori o orrori, se preferite. 

Le difese si sono superate nei loro imbarazzi e anche gli altri protagonisti, quelli che dovrebbero partecipare alla fase difensiva - che di solito parte dall’attacco e attraversa la mediana - sono stati bei complici di un pomeriggio di sventura. La Fiorentina, se possibile, è stata peggiore: il terzo gol - quello che una squadra vicina al precipizio della B non dovrebbe mai prendere trovandosi sul 2-3 a pochi minuti dal termine, a costo di far vendemmia di cartellini - è stato agghiacciante. Una difesa horror, da film di Dario Argento. Una triste immobilità, quasi che i difensori fossero statue di sale, ha accompagnato con lo sguardo il re di Villa Arzilla, il 39enne Rodrigo Palacio, autore di una tripletta da guinness, visto che quest’anno aveva fatto solo un gol in campionato. Per ritrovare un “vecchietto” così vispo sotto porta bisogna tornare al 1950, quando Silvio Piola a 37 anni fece un tris di prestigio. Quell’azione resta la fotografia di una stagione da incubo, per i tifosi s’intende. Una squadra che non gioca da squadra ma che dovrà salvarsi come se lo fosse. Un gruppo con buone individualità, ma non compatibili tra loro. Un gruppo assemblato male che ha portato a risultati visibili agli occhi anche del profano. Ma ormai è così, inutile perderci in inutili riflessioni. Conta solo la salvezza. Questa somma di errori speriamo illumini la dirigenza affinché non li ripeta più e la aiuti ad aprire una nuova stagione di calcio, molto più produttiva di quella che sta per chiudersi. 

La sfida di Bologna è stata all’insegna della regola del tre: i gol di Palacio, i momenti in cui la Fiorentina è stata in vantaggio ed è stata poi raggiunta, gli assist di Vignato. 

Sul giovane trequartista cresciuto nel settore giovanile del Chievo con le stimmate del predestinato - ha esordito in prima squadra il 20 maggio 2017, a 16 anni, contro la Roma - sarebbe stato opportuno montare una guardia diversa. Vignato, bravissimo nella tecnica - la madre brasiliana probabilmente gli ha regalato l’estro - ha fatto quello che ha voluto. Libero tra le linee, sempre fronte alla porta, senza nessun tipo di fastidio da parte dei centrocampisti viola. Nel calcio di Iachini ci sono aggressività e controllo dell’avversario, a Bologna però non si è visto niente di tutto questo. Da Beppe ci saremmo aspettati una marcatura stretta su Vignato, soprattutto dopo il primo gol. Non dimenticando infatti che quattro minuti dopo il pareggio, il trequartista rossoblu ha spedito in porta Barrow e le rete è stata sventata solo dal prodigioso intervento di Dragowski. Quella poteva essere la sveglia per arginare Vignato e invece nulla. Eppure l’Atalanta che viaggia verso la terza partecipazione Champions consecutiva ed è pure finalista di Coppa Italia, insegna che marcare ad uomo non è vergogna, anzi, è una risorsa. 

L’analisi sulla difesa porta a fare una domanda: perché Quarta è finito in panchina quando per settimane e settimane era risultato uno dei migliori della Fiorentina? Perché l’argentino non trova posto in una difesa francamente alla sbando? I numeri sono impietosi: dopo 34 giornate i viola hanno beccato 57 gol. Peggio hanno fatto per adesso solo quattro squadre: Crotone 85, Parma 70 (gioca stasera), Benevento 68 e Spezia 63. I viola hanno il medesimo passivo del Cagliari, mentre il Toro (che gioca stasera) è a quota 56 insieme al Bologna. Di che parliamo? 

Tra l’altro c’è un altro aspetto inspiegabile: appena 11 mesi fa, quando il calcio ripartì nel post lock down, la Fiorentina tra giugno e l’inizio di agosto risultò la miglior difesa dopo l’Inter. Ordinata, cattiva al pungo giusto, concentratissima, poco incline a lasciare spazi agli avversari. Un anno dopo con gli stessi interpreti (la novità è solo Quarta) e lo stesso allenatore, il rendimento è capovolto. Che è successo?  

Il calcio non è cambiato: i successi di una stagione in Italia passano sempre dalla tenuta stagna della difesa. L’Inter ieri ha vinto lo scudetto con 4 giornate di anticipo e ha una terza linea che è rimasta sotto la soglia dei 30 gol presi. Il resto è poesia. Il prossimo mercato viola dove ripartire proprio dal basso: primo perché Milenkovic e Pezzella avevano manifestato da tempo il desiderio di andarsene, secondo perché il loro rendimento, e non solo il loro, asseconda l’idea di intervenire massicciamente nella imminente campagna acquisti. 

Nel 2021 la Fiorentina ha già subito 8 rimonte e siamo appena all’inizio di maggio. Altro indicatore di come il temperamento sia debole e Iachini in questo segmento finale debba fare un ulteriore sforzo sul piano psicologico. Beppe ce la sta mettendo tutta, lui per primo conosce il grado di difficoltà per agguantare la salvezza. 

Vlahovic ha messo dentro il sesto rigore, a testimonianza che dal dischetto non conti l’età ma la forza caratteriale, e in totale è arrivato al centro numero 19 in campionato. Dusan ha agganciato Gilardino, ultimo marcatore viola con quella cifra, e adesso punta Enrico Chiesa che nel 2000/01 realizzò 22 reti e Batistuta 23 timbri nel 99/2000. Dai tempi di Altafini (’58/’59) non c’era in serie A un bomber così giovane tanto prolifico. Voti alti anche a Bologna. Magari nel finale Dusan avrebbe potuto essere meno egoista nella gestione di un contropiede, servendo Kouame ben posizionato, ma sono dettagli. La sua prestazione è stata ancora una volta sontuosa, non solo per le segnature, ma soprattutto nella gestione della palla, da vero regista d’attacco. La sua metamorfosi tra andata e ritorno resta una delle cose più sorprendenti e più belle di una stagione da dimenticare della Fiorentina. I suoi gol sono stati determinanti per la lotta salvezza e ne serviranno ancora: i viola hanno più 4 sul Benevento terzultimo e hanno il Cagliari dietro a 3 lunghezze. La volata per restare in A è una vera bagarre. 

Vicenda allenatore: ieri Sky ha lanciato l’indiscrezione secondo la quale De Zerbi e Gattuso avrebbero detto no ai viola per questioni programmatiche. La Fiorentina, insomma, non vorrebbe stravolgere l’attuale assetto titolare, mentre loro per attuare il modello d calcio che hanno in testa vorrebbero altro. Molto altro. E’ verosimile. Le voci girano al riguardo. Juric starebbe tornando prepotentemente tra i candidati alla panchina viola. E poi ce ne sarebbero altri. Non Sarri, ad esempio, che ci risulta non essere mai stato interpellato per guidare la Fiorentina del futuro. L’ultimo contatto risale alla fine di ottobre scorso quando doveva essere esonerato Iachini, ma Sarri legato alla Juventus da un contratto pesante declinò con cortesia l’offerta. Neanche Spalletti è stato cercato. Se la Fiorentina non ha corteggiato questi due allenatori forse è perché ha altro per la testa. 

Quello che sappiamo, invece, è che la società viola ha sondato diverse piste. Se non incontri, infatti, quelli a cui vorresti affidare la tua guida tecnica, non puoi conoscere le loro idee. Fin qui niente di strano. Un punto, però, deve essere chiaro: i casting hanno un senso se poi nel giro di poco tempo si arriva ad una conclusione. Altrimenti diventano un problema perché le voci montano come panna e gli stessi prescelti cominciano a nutrire dubbi. Il calcio impone di scegliere. Essenziale è individuare una strada e batterla. Non esiste la via della perfezione, è sufficiente credere con forza però in quella che si sceglie. E poi va portata avanti con una convinzione che diventi contagiosa per l’ambiente.  

Chiudiamo con la Caporetto del calcio toscano: quattro piazze importanti come Livorno, Arezzo, Lucca e Pistoia sono franate in serie D. Raggiungono Siena e Prato già presenti in quella categoria. Un’altra istantanea di come le cose vadano male nel pallone italiano e in particolare nel Granducato. Politiche sbagliate, scelte non appropriate, approssimazione dei dirigenti, mancanza di progetti seri,  hanno disintegrato questi club che avevano una loro storia. La Toscana era sempre stata una delle regioni più importanti nel calcio, ora sicuramente paga un dazio pesantissimo. La speranza è che queste squadre possano rialzarsi, ma che serva di lezione in generale: prima di tutto conti in ordine, il resto verrà da solo. La stella polare deve essere la serietà.