DE LAURENTIIS E LOTITO STOPPATI DA MEDICI SPORTIVI E CALCIATORI: PRIMA LA SALUTE, POI IL CALCIO MA PER UN CAMPIONATO REGOLARE SERVONO DATE UGUALI PER ALLENARSI. SUL PIANO FISICO SARÀ DURISSIMA: PER I PREPARATORI SCENARIO INEDITO

23.03.2020 00:00 di Mario Tenerani   Vedi letture
© foto di Federico De Luca
DE LAURENTIIS E LOTITO STOPPATI DA MEDICI SPORTIVI E CALCIATORI: PRIMA LA SALUTE, POI IL CALCIO MA PER UN CAMPIONATO REGOLARE SERVONO DATE UGUALI PER ALLENARSI. SUL PIANO FISICO SARÀ DURISSIMA: PER I PREPARATORI SCENARIO INEDITO

Ci hanno provato fino all’ultimo a forzare la serratura della follia, per far tornare ad allenare i propri tesserati. Lotito e De Laurentiis contro l’evidenza dei fatti, contro i bollettini di guerra di ogni giorno anche se ieri, per fortuna, i numeri di contagi e vittime, seppur tragici, sono stati leggermente migliori. Lotito e De Laurentiis, diversamente presidenti… Perché tutti gli altri, a parte quello del Lecce che aveva manifestato di aderire alla malsana idea, sono sempre stati contrari. A cominciare dalla Fiorentina. 

Diventa dura pure per noi scrivere e parlare di calcio quando a Bergamo i camion militari sfilano in un lugubre torpedone del lutto con le bare a bordo, ma se proprio dobbiamo farlo sarà giusto sottolineare alcune cose. 

Primo: non è possibile ipotizzare date certe per la ripresa del lavoro in campo, come hanno provato a fare Lazio e Napoli - avevano pensato di ricominciare oggi… -, nelle condizioni in cui versa il Paese. Anche alla luce degli ultimi restringenti provvedimenti adottati dal Governo. Forse sarebbe più corretto ragionare sull’annullamento del campionato perché con la dilatazione dei tempi è un esercizio complicato immaginare quando si potrà rivedere una partita. Siamo consapevoli, però, dei giganteschi interessi che muovono il pallone quindi sappiamo che una soluzione, anche pasticciata, per finire il campionato salterà fuori. 

Secondo: medici e calciatori, cioè gli attori protagonisti, devono essere ascoltati. Soprattutto i primi perché sono gli unici che conoscono le criticità e sono in trincea: ne approfittiamo per inviare un grande in bocca al lupo al dottor Pengue, al fisioterapista Dainelli e agli altri viola colpiti dal Coronavirus. In tutto una decina. Bene hanno fatto sanitari e calciatori a impedire lo scempio di tornare ad allenarsi, stoppando Napoli e Lazio.

Terzo: quando finalmente le squadre potranno tornare a prepararsi dovranno farlo contestualmente. Se non fossimo davanti alla più grande crisi italiana dal dopoguerra ad oggi, ci sarebbe da ridere con i furbetti dell’allenamento. Il campionato, semmai ricomincerà, dovrà conservare una propria forma di regolarità, sebbene per quanto ci riguarda sia già ampiamente falsato. Come è possibile pensare che talune formazioni inizino prima ad allenarsi e altre dopo? Quando si ricomincia a giocare c’è chi ha una settimana nelle gambe e chi due? Senza dimenticare che se per caso - speriamo assolutamente di no - saltasse fuori un nuovo calciatore positivo quel club dovrebbe osservare la quarantena quindi con 14 giorni di blocco assoluto. E allora si fermerebbero anche le altre squadre? Come vedete la vicenda è molto complessa, più di quanto si possa ritenere. 

Disegnare la conclusione di questa stagione agonistica sarà un vero banco di prova per chi guida il calcio italiano. 

Quarto: allenatori e preparatori si troveranno alle prese con uno scenario del tutto inedito e molto difficile da affrontare. 

Erroneamente si tende a paragonare questo periodo di pausa alle vacanze estive dei calciatori. Il confronto non esiste. D’estate i giocatori raggiungono le agognate mete balneari con un foglio in tasca: lì sopra c’è scritto il programma vergato dai preparatori per far lavorare il calciatore. Corsa, palestra, piscina, bicicletta e anche altro perché sono liberi di muoversi, non come adesso. Tanti anni fa c’era il rischio che in ritiro qualcuno litigasse con la bilancia, oggi non succede più. I giocatori anche per questo percorso fisico dopo la vacanza arrivano con tono muscolare e già un po’ di minuti nelle gambe. Ora, invece, i calciatori sono fermi nelle loro abitazioni e anche se posseggono case spaziose, con aree all’aperto, e attrezzature da palestra, sono comunque “reclusi” e non possono allenarsi come quando vanno al mare.

Non è un dettaglio. Gli allenatori, Iachini in testa, sono molto preoccupati per questo periodo di inattività particolare. Non sarà facile ripartire, servirà una preparazione vera e propria, più dura rispetto a quella estiva. Il primo passo sarà riguadagnare un buon tono muscolare.

Quinto: stiamo a casa perché altrimenti non ne usciamo.