DALLA BRILLANTINA TRA I CAPELLI, ALLA VITTORIA DI VENERDÌ: LA QUOTA 100 DI PRANDELLI, UN TRAGUARDO DI CUI ANDAR FIERI. COME CRESCE DUSAN, MA ORA BASTA ANSIE

21.02.2021 11:05 di Leonardo Bardazzi   Vedi letture
DALLA BRILLANTINA TRA I CAPELLI, ALLA VITTORIA DI VENERDÌ: LA QUOTA 100 DI PRANDELLI, UN TRAGUARDO DI CUI ANDAR FIERI. COME CRESCE DUSAN, MA ORA BASTA ANSIE

C’è poco tempo per guardare i numeri, il campionato corre veloce e la Fiorentina ha ancora bisogno di punti per raggiungere il suo obiettivo. Cento vittorie però meritano di essere onorate. Con il 3-0 sullo Spezia infatti, Cesare Prandelli raggiunge cifra tonda e mette la firma su un altro record: è il primo allenatore della storia viola a raggiungere quota 100. E la pensione, anche se qualcuno lo vorrebbe già rottamare, non c’entra nulla. 

Un traguardo di cui andar fieri, figlio soprattutto dello splendido ciclo che iniziò quando il giovane Cesare aveva i capelli impastati dalla gelatina e tagliato con il bel secondo tempo di venerdì scorso, che vale un briciolo di serenità e un successo fondamentale in un importantissimo scontro diretto. Certo, il confronto con il passato non regge. Quella Fiorentina infatti correva come una fuoriserie, al Franchi non ce n’era per nessuno e i gol, con Toni in versione supereroe e più avanti con Mutu travestito da Fenomeno, arrivavano a grappoli. Oggi invece la squadra va a corrente alternata, soffre e paga insicurezze, costretta com’è a vivere sul filo ormai da tre anni. Il cammino di quest’anno conta 16 partite con Prandelli in panchina e 17 punti conquistati, con una media di 1,06. Poco, pochissimo, quasi niente rispetto ai tempi di Anfield e Ovrebo e molto probabilmente non abbastanza neppure per guadagnarsi la conferma. La missione però è salvare la Fiorentina, ora conta questo. Il resto si vedrà, come si vedrà che tipo di programmazione ha in testa la società per rilanciarsi una volta per tutte. 

Vlahovic intanto cresce che è un piacere e la mano dell’allenatore, anche in questo caso, si vede a occhio nudo. Così giovane, così talentuoso, così acerbo, ma anche così dannatamente caparbio, Dusan aveva soprattutto bisogno di fiducia per iniziare il suo percorso di maturazione. Prandelli gliel’ha data e adesso raccoglie i frutti. Fa piacere anche sottolineare che una volta tanto la panchina è stata decisiva. Castro infatti ha preso nel modo giusto l’esclusione e quando Bonaventura ha alzato bandiera bianca, ha subito fatto la differenza. L’assist acrobatico per Vlahovic è stata la giocata della partita, anche perché ha stappato la Fiorentina, fino a quel momento timida e impacciata al punto da non tirare mai in porta. Bene anche Eysseric, un altro che sente la fiducia di Prandelli. Il francese a Firenze non ha praticamente lasciato traccia, con lo Spezia però è stato decisivo sia sotto il punto di vista tattico, che realizzativo. La sua tenacia merita un plauso, in pochi infatti, dopo mesi di panchine, avrebbero avuto ancora la voglia di provarci. Metterlo in campo è stato una mossa coraggiosa: fuori una punta (spuntata per la verità) come Kouame, dentro un trequartista da tempo considerato solo un esubero. Eppure la squadra ha subito trovato un nuovo equilibrio, mentre lo Spezia, con Ricci braccato proprio da Valentin, ha come smesso di giocare. Se a Genova i cambi non avevano convinto, stavolta sono stati la mossa giusta per sparigliare le carte di una partita più complicata di quanto dica il risultato. Nella mente infatti resta quel primo tempo col singhiozzo, dove la difesa - tranne Quarta, sempre più leader - è sembrata continuamente in affanno anche quando non pareva ce ne fosse bisogno. La Fiorentina gioca ancora con l’ansia addosso e questo non aiuta né Prandelli, né i giocatori in campo. Il +10 dal Cagliari potrà aiutare a trovare un pizzico di leggerezza in più, di sicuro non è ancora il tempo di fermarsi. Come ha detto Commisso, serve continuità. Già domenica a Udine ci sarà un’altra partita tosta, con un palio punti salvezza pesanti e la possibilità di conquistare il secondo successo di fila, cosa mai accaduta quest’anno. Riavere Ribery aiuterebbe parecchio. Perché come insegna la storia, sono i campioni che fanno vincere le partite.