DAL FLASH MOB A "CALL ME ROCCO", L'ERA COMMISSO È COMINCIATA

07.06.2019 00:00 di Tommaso Loreto Twitter:    Vedi letture
DAL FLASH MOB A "CALL ME ROCCO", L'ERA COMMISSO È COMINCIATA

“Call me Rocco” rispondeva il nuovo patron viola all'improvvido cronista che gli chiedeva dove andasse l'accento su Commisso. E' cominciata così l'era a stelle e strisce dei viola, un mini bagno di folla per il tycoon americano poco dopo l'atterraggio a Peretola. Un fiume in piena, Rocco, perché ancor prima di parlare del futuro viola il nuovo numero 1 della Fiorentina ha sgombrato il campo da qualsiasi dubbio: ha voglia di Firenze e dei fiorentini. Il punto di rottura è immediatamente servito, con un cambio che appare già epocale. Dai Della Valle a Commisso c'è tutta la distanza creatasi negli anni tra Firenze e la Fiorentina. E adesso immaginare di colmarla fa certamente meno paura. L'avvento di Rocco Commisso è stato simile a un ciclone. Tra le voci rilanciate dal Times alla vigilia della sfida salvezza con il Genoa e l'annuncio del passaggio di proprietà della Fiorentina sono passati poco più di 10 giorni, tanto è bastato per veder scritta una nuova storica pagina del club.

Fa effetto ripensare alle ultime parole di DDV, che non lesina un ultimo "cazzari", assicura sulla solidità di Commisso garantendo per una cessione più conveniente per il club che non per la famiglia, senza andare troppo oltre. Senza tornare su quel legame strappato con quella città alla quale aveva raccontato di non aver visto nemmeno "lo scemo del villaggio" pronto a comprare. Un altro saluto da lontano, senza parole in città, bissato da un ADV molto più addolorato, quanto meno in linea con il diverso modo di vivere quel che è stata la sua Fiorentina. E d'altronde che la situazione fosse in fortissima evoluzione si era capito nel giorno in cui la curva si era trasferita in Via dei Calzaiuoli, di fronte ai negozi Tod's per il flash mob anti Dv. E' stato quello il passo che ha sbloccato l'intero scenario, reso ancora più teso da una distanza con le istituzioni politiche non più colmabile. DDV ha deciso in quelle ore di scendere a quote diverse sul prezzo della società, ed è stato in quel week-end che, dopo le garanzie bancarie ricevute sul conto dell'americano, ha deciso di lasciare in mano a Commisso.

Un intervento determinante da parte di quella curva, inizialmente fischiata da molti settori dello stadio eppure convinta di proseguire sulla propria strada. Determinata a rompere un'apatia triennale che difficilmente si sarebbe interrotta senza un netto cambio di prospettiva. Una situazione dalla quale non c'era più via d'uscita se non con un passaggio di proprietà. Sotto questo profilo più dell'imprenditoria fiorentina (nuovamente latitante di fronte a una Fiorentina in vendita) ha potuto più la passione di chi alla Fiorentina dedica cuore, voce e portafogli.

I Della Valle se ne vanno dopo 17 anni in cui c'è stato praticamente di tutto, alti e bassi, picchi di esaltazione e imbarazzi in mondo visione, ma sempre con un fil rouge d'incompatibilità mai venuto meno con la gente di Firenze. La lunga assenza fin dai primi anni di ex importanti o fiorentini ai piani alti, un'accoglienza verso la storia e il passato ritrovata solo nelle ultime annate, fino a una comunicazione sempre fredda come i numeri riferiti dopo l'ufficialità della cessione, è come se la gestione della Fiorentina fosse sempre stata un affare da delegare in primis, e senza troppi coinvolgimenti emotivi. Deleghe sul mercato, deleghe nei rapporti con la città e i tifosi, deleghe nella presenza in lega. (Quanto ai rapporti strappati con la politica fiorentina la stessa sospensione sulla querelle stadio resta argomento tutto da approfondire).

Più in generale in mezzo a più di una bella soddisfazione si sono accavallati negli anni errogi grossolani, reiterati nel tempo e spesso all'oscuro delle logiche calcistiche. Un mondo, il calcio, dove tutto e tutti corrono a mille e nel quale invece la Fiorentina si è sempre mossa al rallentatore. Se non in campo visto che il bel calcio non è mancato, quanto meno sul mercato o nella gestione societaria. Logiche pallonare che possono essere discutibili quanto si vuole (come le contestazioni negli stadi) ma che devono essere fatte proprie nel momento in cui ci s'imbarca in un'azienda che debba fare calcio. Troppe volte, al termine di cicli in cui si era fatto bene, si è guardato altrove, verso i bilanci, verso le operazioni di mercato ripetute attraverso i soliti canali, limitandosi a lanciare aut-aut ai tifosi come se qualsiasi alternativa al rigido autofinanziamento degli ultimi anni fosse materia inavvicinabile. E quando non erano i tifosi i bersagli erano gli allenatori o i capitani in partenza. 

In realtà, negli ultimi anni, sono molte le realtà che hanno dimostrato come si possa fare bene nel rispetto dei bilanci, e anche di come si possa creare un legame indissolubile con il territorio e con l'emotività che rientra nel dna dello spettacolo calcio. E' da qui che ci auguriamo possa ripartire Commisso, il ciclone americano che ha stravolto le prospettive viola e che ora fa nuovamente sognare una città. Prima ancora degli investimenti e dei programmi, se la nuova Fiorentina riuscirà a ricreare un ambiente unito avrà già compiuto metà dell'opera, e a giudicare da come si è posto Rocco (“Dicono che i presidenti non devono stare con i tifosi, ma che cos'è??”) miglior inizio non poteva esserci. L'umiltà e la voglia di abbrracciare il suo nuovo popolo (“sono qui per imparare” ha ripetuto Rocco, "datemi tempo") ha già stregato tutti e oggi i tantissimi appassionati che andranno allo stadio lo dimostreranno.

Tommaso Loreto - Direttore www.firenzeviola.it