CONTE HA GELATO IL CALCIO: PER ADESSO NO AD ALLENAMENTI DI GRUPPO. PAURA INFORTUNI: IN GERMANIA CI SONO. FIORENTINA CORRETTA: PROTOCOLLO OK. SENZA UNA LEGGE, STADIO FUORI FIRENZE

18.05.2020 00:00 di Mario Tenerani   Vedi letture
© foto di Giacomo Falsini
CONTE HA GELATO IL CALCIO: PER ADESSO NO AD ALLENAMENTI DI GRUPPO. PAURA INFORTUNI: IN GERMANIA CI SONO. FIORENTINA CORRETTA: PROTOCOLLO OK. SENZA UNA LEGGE, STADIO FUORI FIRENZE

Il premier Conte sabato sera ha gelato il calcio che cercava un barlume di speranza: “Per la ripresa della serie A bisogna avere qualche garanzia in più che al momento non c’è…”. Come se non bastasse ieri sera è stata annunciato che nelle linee guida del DPCM non ci sono ancora gli allenamenti in gruppo. Ma tanto forse solo il Parma - che ha trovato nel frattempo due positivi - e la Lazio sarebbero stati pronte per il ritiro. L’Atalanta vicina. 

Intanto Pierpaolo Marino, capo dell’area tecnica dell’Udinese, dirigente di lungo corso, è stato duro: “Se venisse confermata la data del 13 giugno per la ripartenza sarebbe una vera follia per calciatori e club. Si riprenderebbe dopo solo 4 settimane di allenamento, con un rischio di infortuni incredibile. In Bundesliga è già una carneficina e si sono allenati 7 settimane prima di riprendere”. 

La paura corre trasversalmente nel calcio italiano: il rischio infortuni, soprattutto muscolari, è alto. Due mesi e oltre di inattività hanno inquinato le fibre dei giocatori. Chi in passato ha subìto incidenti e con la pausa ha perso tonicità, riprendendo questi allenamenti fasulli basati su carichi di lavoro ridicoli, può incorrere in spiacevoli contrattempi. Per essere più precisi in serie A si segnalano i primi clienti delle infermerie e in Germania ci sono già 8 infortuni di natura muscolare. Far finta di nulla sarebbe un grave errore. Medici sul piede di guerra, allenatori preoccupati, preparatori che loro malgrado affrontano un problema di cui non hanno statistica e infine i calciatori, l’anello debole perché più esposti. Hanno valide ragioni per non essere sereni. 

Il ritorno al calcio giocato della Bundesliga è stato molto bello e incoraggiante, però detto con franchezza il ritmo non pareva sostenuto e gli scontri fisici sembravano limitati ai minimi termini. Solo un sospetto? Eppure in questa settimana di qualcosa bisognerà parlare, il tempo stringe. Perché il problema è anche quello: la Uefa chiude nell’angolo il calcio italiano con date precise. Inizio agosto, per chiudere i giochi. Forse basterebbero 20 giorni in più per essere più tranquilli. Non certi, ma quasi sicuri di potercela fare a terminare una stagione comunque falsata. Invece Conte potrebbe aspettare ancora, diciamo il 24-25 maggio per esprimere un parere definitivo sulla ripresa della serie A. Sarebbe dura a quel punto immaginare di cominciare il 13 giugno. 

In queste ore il confronto tra calcio e Governo si misurerà sui tre nodi da sciogliere per far ripartire davvero allenamenti e campionato: cambiare il concetto di quarantena, non dare tutta la responsabilità ai medici delle squadre e togliere il ritiro di due settimane. I membri del Comitato Tecnico Scientifico davvero faranno retromarcia? Sarebbe una notizia… I recenti tamponi in casa viola hanno fornito dati incoraggianti: adesso i positivi tra i giocatori sono scesi da tre a uno. 

Un dato singolare su cui riflettere: Ribery tornato dalla Germania ha dovuto sottostare ai dettami della classica quarantena, in totale due settimane. Mentre Ibrahimovic a Milano dopo tre giorni era libero: pare che in Lombardia si seguano altre traiettorie. Curioso, no? In Italia ci sono i furbetti del protocollo, club che tentano anche rozzamente di aggirare le misure stringenti per gli allenamenti. Tanto che la Procura Federale ha creato una task-force pronta a piombare nei centri sportivi delle società per verificare che tutto fili liscio. La Fiorentina è stata visitata sabato ed è stata trovata perfettamente in regola. Chissà se qualche altra squadra italiana potrà dire lo stesso…

Chiudiamo con lo stadio. La Fiorentina ha un uomo al centro del progetto: Joe Barone. Fin dal principio il manager di Brooklyn ha frequentato le assemblee di Lega capendo che la battaglie, a cominciare da quelle di condominio, si vincono stando dentro il palazzo e non fuori. Da mesi si è messo alla guida di un team che ha come finalità una nuova legge sugli stadi. Fondamentale nel nostro Paese per dare un impulso ad un sistema calcio inchiodato dai debiti. A Firenze il problema esiste da una vita. Proviamo in poche parole a chiarire alcuni aspetti. 

Primo: la Fiorentina ha chiuso da mesi con la Mercafir, giudicando questa operazione impossibile da portare avanti per molteplici ragioni. Il rapporto costi-rischi è insostenibile. Secondo: la retorica della restaurazione del Franchi non si sposa con l’algido pragmatismo statunitense. 

Terzo: da poco prima che scoppiasse l’emergenza Covid-19 un manipolo di volenterosi parlamentari aveva presentato una bozza di legge volta a superare la tutela degli stadi sorti durante il ventennio, nel caso di specie quelli la cui titolarità è riconducibile ai comuni. Intento lodevole, ma leggendo le linee del testo si capisce subito che la norma sarebbe un ibrido: si potrebbe intervenire sul Franchi, ad esempio, più di adesso, ma la cornice dell’impianto non potrebbe essere toccata. Questa legge, ove mai diventasse realtà, non interesserebbe alla Fiorentina. Per essere ancora più chiari al club viola piace un Franchi completamente nuovo con un solo elemento del passato: la torre di Maratona, simbolo assoluto. Il resto, secondo il Rocco-pensiero, si può buttare giù tutto. 

Quarto: lo studio legale Chiomenti che ha sedi a Milano e a Roma e che ha seguito il passaggio di proprietà da Della Valle a Commisso, si sta adoperando con l’appoggio di un altro canale politico per individuare un testo legislativo alternativo. Una legge che darebbe un ampio raggio di azione a chi volesse costruire un nuovo stadio sulle ceneri del vecchio. Se prenderà corpo questa via parlamentare allora la Fiorentina sarà felice altrimenti tanti saluti al Franchi. 

Sesto: la società viola è pronta ad andare a Campi e anche oltre. Su questo non ci sono dubbi. Lo stadio nell’area metropolitana per un americano non è un ostacolo, ma un’opportunità.