CON L’INTER SFIDA AL VERTICE. LA FIORENTINA HA VOGLIA DI STUPIRE. LA RISCOSSA DEI VIOLA SOTTOVALUTATI: LA DEMOCRAZIA DI ITALIANO È CONCRETA. COMMISSO ATTACCA INTER E JUVE: SERVONO REGOLE UGUALI PER TUTTI. A FIRENZE CONTI A POSTO, MERCE RARA

20.09.2021 11:18 di Mario Tenerani   vedi letture
CON L’INTER SFIDA AL VERTICE. LA FIORENTINA HA VOGLIA DI STUPIRE. LA RISCOSSA DEI VIOLA SOTTOVALUTATI: LA DEMOCRAZIA DI ITALIANO È CONCRETA. COMMISSO ATTACCA INTER E JUVE: SERVONO REGOLE UGUALI PER TUTTI. A FIRENZE CONTI A POSTO, MERCE RARA
FirenzeViola.it

Fiorentina-Inter, sfida al vertice. Nessuna rida, please. Questo dice il campionato. Poi gli obiettivi di Italiano e Inzaghi sono certamente diversi, ma questo è un altro discorso. 

Alzi la mano chi avrebbe scommesso che alla quinta di andata la Fiorentina si sarebbe presentata contro l’Inter separata solo da un punto di distanza in classifica dalla squadra di Inzaghi. E invece il “Miracolo Italiano” si è manifestato. Nel pieno della sua bellezza. Trattasi di Rinascimento viola. I viola arriveranno al confronto con l’Inter dopo una sconfitta a Roma e ben tre vittorie consecutive di cui due in trasferta (Bergamo e Genova). Una partenza turbo, nove punti in quattro gare, evento che non si verificava in riva all’Arno dal 2015/16. Era la Fiorentina di Sousa, ce la ricordiamo bene. Volò in testa, ci rimase alcune giornate e a gennaio quando il mercato avrebbe dovuto dare la spinta decisiva per l’assalto allo scudetto, capimmo che la proprietà aveva cominciato la ritirata strategica. L’immagine iconica di quel mercato al ribasso rimane Benalouane. Basta la parola… Quindi Tello, Zarate, Tino Costa e Kone… Sousa, comunque, alla fine, pur masticando fiele, arrivò quinto centrando un piazzamento europeo. Italiano ci metterebbe la firma. 

L’aspetto sorprendente che anche a Genova nove- undicesimi della formazione titolare era formata da calciatori dello scorso anno. Il “Miracolo Italiano” è anche questo: Vincenzo è riuscito a donare un nuovo valore a Milenkovic, Callejon, Igor, Biraghi, Bonaventura, Venuti, Duncan, Benassi, Amrabat, Sottil, per non parlare di Saponara autore di giocate di altissimo spessore

Riccardo è un calciatore dai mezzi formidabili, superiori alla media. Se a 30 anni non è ancora riuscito ad imporsi la colpa è sicuramente sua, d’accordo, ma meravigliarsi del gol fatto a Genova e pure dell’assist significa avere poca complicità col gioco del calcio. Saponara nell’Empoli di Sarri e Giampaolo aveva fatte cose eccezionali. E non solo lì. Quei colpi gli appartengono. Ha patito sempre il salto nella grande città, ma adesso ha l’età giusta e un allenatore che stravede per lui. Saponara ha la chance della vita, ha il dovere di accontentare quelli che hanno sempre creduto nelle sue possibilità. Davanti agli occhi ha almeno 5-6 anni di pallone vero. Se esploderà definitivamente, Firenze avrà in casa un campione. Dipende solo da lui. 

È la riscossa dei sottovalutati, Bonaventura è un altro esempio didascalico. Il merito è di Italiano che li ha riscoperti e rilanciati. E’ come se la Fiorentina avesse una nuova squadra. Tutti ci credono, ecco il salto di qualità. La fuga in avanti rispetto al passato. 

Questa Fiorentina ha voglia di stupire, a cominciare da domani sera con l’Inter. È la democrazia di Italiano, roba concreta, non c’è plastica. Considera tutti allo stesso modo, nessun piedistallo. Non ci sono rendite di posizione nello spogliatoio viola. La turnazione è visibile, si tocca con mano. Non esistono segreti, solo il lavoro settimanale: quello è il banco di prova, il test per giocare. 

Una nota per Vlahovic: Marassi sicuramente non è stata la sua miglior partita, ma non si può far finta di nulla e ignorare il grande lavoro di sacrificio che ha prodotto il serbo. Non ha avuto palle gol, ma i suoi movimenti e soprattutto i suoi duelli fisici con Maksimovic - che ha disputato una super partita - hanno favorito gli inserimenti dei centrocampisti. Bisogna apprezzare un centravanti anche quando non segna, a patto che giochi una gara come quella di Vlahovic. 

Poi c’è il tema del rinnovo sul quale il presidente Commisso è stato molto chiaro parlando alla Rai: “Abbiamo un buonissimo rapporto con Dusan. Chi lo gestisce ha in mano la nostra proposta. Adesso aspettiamo il suo procuratore per definire la cosa: va avanti da tanto tempo, prima o poi la dobbiamo chiudere. Spero prima della mia partenza per gli Stati Uniti”. Ci è parso un invito, quello del presidente, a sbrigarsi. Gli agenti sono avvisati, la tavola è apparecchiata, si tratta solo di aver voglia di onorarla. Il pranzo è servito. 

Commisso dopo ha attaccato frontalmente Inter e Juventus: “Le regole del calcio devono essere tutte più trasparenti: non è possibile che ogni sei mesi la Fiorentina porti soldi in Italia per rientrare nell'indice di liquidità, mentre altre squadre come Juventus e Inter non ci rientrino e non paghino gli stipendi ai calciatori. Non va bene, l'ho detto alle istituzioni. Eppure so che dovrebbero esserci punti di penalizzazione o limitazioni. La Fiorentina paga i propri giocatori sempre nei tempi giusti. Nel giro di due giorni si è sentito che la Juve ha 200 milioni di perdite, e altri 150... Dobbiamo avere un campionato legittimato, trasparente, dove tutti sono trattati uguali”. Si fa fatica a dargli torto. Questo è un altro tema delicato e cogente per il calcio italiano, quello dell’uguaglianza. Senza uniformità di giudizio e di sanzioni nei confronti di chi sbaglia non si va da nessuna parte. Il rischio è il caos. Il sistema calcio per ritrovare la rotta ha bisogno che i conti dei club siano a posto. E ad oggi paiono merce rara. Occorre creare un circuito di premialità per chi è virtuoso e paga in regola gli stipendi non creando buchi di bilancio. Si spiega male a chi ama il calcio che una squadra in regola debba arrivare seconda dietro a chi quella regola l’ha evasa. Perché poi si ha la sensazione di una corsa truccata. 

Che tristezza, però. Questi discorsi li ascoltiamo e li facciamo da almeno venti anni… E non si volta pagina.