COME UN LEONE IN GABBIA. FIORENTINA-JUVE, UN RISCHIO PER DUE E I MOTIVI PER SCRIVERE LA STORIA. IN PALIO C’E’ LA SALVEZZA, MA ANCHE L’OCCASIONE DI DARE UNA LEZIONE A CHI VORREBBE UCCIDERE LA PASSIONE

25.04.2021 11:05 di Leonardo Bardazzi   Vedi letture
COME UN LEONE IN GABBIA. FIORENTINA-JUVE, UN RISCHIO PER DUE E I MOTIVI PER SCRIVERE LA STORIA. IN PALIO C’E’ LA SALVEZZA, MA ANCHE L’OCCASIONE DI DARE UNA LEZIONE A CHI VORREBBE UCCIDERE LA PASSIONE

Come un leone in gabbia. Fiorentina-Juve senza pubblico è l’antitesi del calcio e di quello che significa questa partita per una città intera. In domeniche come questa, panino nello zaino e cuore a mille, si arriva allo stadio ore e ore prima, ci si veste di viola, si srotolano striscioni e si vive la partita in ogni suo aspetto. Si aspetta il pullman della Fiorentina per lanciare i primi cori e ci si sgola per 90 minuti e oltre, sognando di vivere una giornata perfetta, come quella di 30 anni fa, quando Baggio raccolse la sciarpa dopo aver rinunciato al rigore.

Il Covid però non guarda in faccia nessuno, stravolge le vite e cambia la storia: la Partita con la P maiuscola così si giocherà senza pubblico, senza l’urlo della Fiesole e senza le meravigliose coreografie che accompagnano la squadra e scrivono pagine di bellezza viola senza pari. Starà alla squadra dunque, sentire quel fuoco dentro per tentare l’impresa. All’andata fu fantastica, aggressiva e concentrata, perfetta nel cogliere l’attimo con Vlahovic e nell’approfittare del fallo sciagurato di Cuadrado. Ripetersi significherebbe prendersi una piccola grande rivincita in questo anno triste, guadagnarsi la salvezza e, allo stesso tempo, spedire la Juve e il suo presidente Agnelli, quello della SuperLega e del calcio d’élite che toglie i sogni e ragiona solo coi soldi, in zona Europa League. Sarebbe la luce in fondo al tunnel, il colpo perfetto per pensare davvero al futuro e fare un cappotto alla Vecchia Signora che non riesce dall’11 maggio 1969, il giorno dell’ultimo scudetto viola. La curva ieri ha urlato il suo stato d’animo fuori dai campini, con il duplice obiettivo di scuotere la squadra e mandare un messaggio ai naviganti: la salvezza non è ancora cosa fatta, oggi si può perdere, ma non senza lottare. 

Verona ha dato morale, la riscossa dopo la prima mezzora di sofferenza, ha restituito a Iachini una squadra consapevole di valere molto di più rispetto a ciò che dice la classifica. Ancora però si scherza col fuoco, perché il Cagliari è vivo più che mai e anche stasera, contro una Roma ormai lontana dalla Champions e con la semifinale con lo United nella testa, avrà l’occasione per alzare la quota salvezza. Tatticamente, c’è poco da inventare. Beppe ha preparato la partita per chiudere gli spazi e ripartire veloce. Vlahovic dovrà battagliare con i marcantoni bianconeri, Ribery e Castro rifinire l’azione cercando di colpire quando possibile. La fragile difesa viola avrà la sua prova del fuoco, perché Ronaldo è Ronaldo, ma anche Dybala, Morata e Cuadrado sono avversari tosti, sempre pronti a colpirti quando meno te l’aspetti. Serviranno determinazione e coraggio, con la timidezza infatti in certe partite sei spacciato. L’assenza di Jack Bonaventura è pesantissima, quello di Chiesa però lo sarà altrettanto per Pirlo.

Che a Firenze, questo è chiaro, non potrà sbagliare. Se la Fiorentina si gioca tanto, la Juve si gioca quasi tutto. Lontana dall’Inter, fuori dalla Champions e da quella SuperLega di cartone immaginata dal suo presidente, restasse anche fuori dalle prime quattro, si troverebbe di fronte a uno degli anni più fallimentari della sua storia. Motivo in più per provare a fermarla. E regalare a una città che soffre, un giorno memorabile.