COME SE FOSSE LA JUVE: UNA FIORENTINA OPERAIA E I QUATTRO COMANDAMENTI DI BEPPE. CUTRONE SOGNA IL PRIMO GOL, I TIFOSI INVECE UN COLPO DA NOVANTA SUL MERCATO. COMMISSO E IL TABU’ FRANCHI DA SFATARE

12.01.2020 00:00 di Leonardo Bardazzi   Vedi letture
COME SE FOSSE LA JUVE: UNA FIORENTINA OPERAIA E I QUATTRO COMANDAMENTI DI BEPPE. CUTRONE SOGNA IL PRIMO GOL, I TIFOSI INVECE UN COLPO DA NOVANTA SUL MERCATO. COMMISSO E IL TABU’ FRANCHI DA SFATARE

Come se fosse la Juve. Quasi cento giorni dopo l’ultima volta, la Fiorentina ha l’occasione per tornare finalmente a vincere davanti ai suoi tifosi. Ma per farlo dovrà essere pronta a soffrire, a mettere sul campo la stessa intensità che ha messo con la Juve e che di sicuro avrà la Spal di Semplici, ultima sì ma non per questo rassegnata alla retrocessione. Inutile allora girarci troppo intorno, Fiorentina-Spal è uno scontro diretto, chi sbaglia paga e anche per questo il martello Iachini ha battuto su concetti semplici ma imprescindibili: per tornare alla vittoria, per uscire dalle sabbie mobili, servono personalità, intensità, cuore e coraggio. Eccoli dunque i quattro comandamenti di Beppe, che alla Fiorentina chiede soprattutto di diventare una squadra operaia, a sua immagine e somiglianza, compatta e aggressiva in ogni zona del campo, con la fame di chi vuole scrollarsi di dosso la negatività e vuol ricominciare a divertirsi come a novembre, quando Ribery e Chiesa facevano ballare le difese. 

L’acquisto di Cutrone, in questo senso, è perfetto. Il ragazzo ha il Dna del lottatore, vive per il gol, si danna l’anima e anche quando non gira, dà una mano alla difesa, insegue gli avversari, si sbatte come fosse un mediano qualunque. Patrick non è un campione, ma ha bisogno di rilanciarsi almeno quanto ne ha bisogno la Fiorentina e anche per questo potrà dare una mano fin da subito. Oggi partirà titolare Vlahovic, ma nel secondo tempo il vigore del piccolo Inzaghi potrà essere preziosissimo. Forse addirittura decisivo. A Milano in fondo è entrato nel cuore dei tifosi proprio per la capacità di spaccare la partita uscendo dalla panchina.

Su Cutrone però le perplessità sono altre, perché l’ex rossonero non ha una tecnica eccelsa, ma semmai è un opportunista che cerca la palla giusta da scaraventare in gol. Per esaltarsi insomma ha bisogno che la squadra lo accompagni, perché non è lui che crea gioco, ma al contrario lo finalizza. Servirà insomma che la Fiorentina giochi per lui, che Chiesa, come in Under 21, lo cerchi e lo serva al meglio. Di sicuro Cutrone aumenta la potenzialità offensiva viola, anche perché Pedro se ne andrà senza aver lasciato traccia di se stesso. Sul brasiliano resta il grande dubbio: perché non ha mai giocato? Cosa non ha funzionato? Nella storia viola sarà una sorta di Aguirre degli anni Duemila, ma le tante richieste avute in questi giorni fanno pensare che qualcosa abbia sbagliato anche la Fiorentina.

La paura insomma è mordersi le mani vedendolo segnare altrove, ma ormai è andata: se prendi Cutrone, se hai già Vlahovic, non puoi tenere anche lui. Resta solo da capire la formula con la quale tornerà in Brasile: se proprio dovesse essere cessione definitiva, Pradé farebbe bene almeno a tenersi una percentuale sulla futura rivendita. A proposito di cessioni, si muove il mercato in uscita: via Dabo, via Cristoforo, forse via anche Eysseric (non Thereau però, che evidentemente ha deciso di godersi la pensione sui Lungarni). Buone notizie per le casse viola e per Iachini, che altrimenti si troverebbe ad allenare più di trenta giocatori. I tifosi però aspettano altri colpi. Duncan (non convocato da De Zerbi), potrebbe essere il prossimo.

L’identikit per gennaio d’altra parte è quello: energia, vitalità, esperienza in serie A. I tifosi (e io con loro per la verità) continuano a sognare altro, magari un colpo che guardi anche a un futuro più ambizioso. Il gol di Ibra di ieri ha riacceso il rammarico per quello che poteva essere e non è stato: probabilmente avrebbe scelto comunque Milano, ma la Fiorentina non c’ha neppure provato. Un campione così invece sarebbe servito come il pane. Per la squadra, per i punti, per vendere le maglie, per creare interesse intorno alla Fiorentina, per far sognare i tifosi. Pradè comunque ha diverse opzioni sul tavolo, in questi giorni gli sono stati proposti profili di giovani già sulla bocca di mezza Europa.

Tra questi c’è anche chi ha giocato da protagonista in Champions: l’orientamento, come detto, è andare sul sicuro e prendere chi conosce già il campionato. Ma chi ha talento parla la stessa lingua ovunque e accontentarsi di prendere solo gli scarti altrui, rischia di non aumentare il livello tecnico della Fiorentina. Oggi comunque conta solo vincere. Commisso è lì che aspetta solo di gioire. Al Franchi (destino crudele) non c’è ancora mai riuscito.