COLPO DI SCENA: TORNA GATTUSO, PACE FATTA. SI TRATTA, IN SETTIMANA L’INCONTRO DECISIVO. LA PAROLA DATA A ROCCO. VLAHOVIC RESTA. FONSECA CONGELATO, È L’ALTERNATIVA

25.05.2021 11:06 di Enzo Bucchioni Twitter:    vedi letture
COLPO DI SCENA: TORNA GATTUSO, PACE FATTA. SI TRATTA, IN SETTIMANA L’INCONTRO DECISIVO. LA PAROLA DATA A ROCCO. VLAHOVIC RESTA. FONSECA CONGELATO, È L’ALTERNATIVA

Gattuso torna prepotentemente in pole position per la panchina viola. Era e resta lui il preferito, Rocco Commisso lo vede con la tuta viola addosso e tutti gli altri candidati non li ha neppure voluti analizzare.

Così adesso, dopo che Gattuso ha sbollito la grande rabbia e le incomprensioni del post Fiorentina-Napoli sono state chiarite, si riprende a trattare per arrivare a un accordo. L’incontro decisivo ci sarà entro e non oltre questa settimana.

I contorni ormai sono quelli della telenovela con un’unica certezza: è saldo il rapporto tra il presidente viola e l’allenatore e da lì si riparte.

Come vi avevo anticipato, Rocco e Gattuso si sono presi in simpatia, per molte ragioni, e l’allenatore ha deciso di riprendere il discorso con la Fiorentina proprio per la parola data ormai quasi un mese fa.

Poi sappiamo come è Rino, un sanguigno, l’avevano ferito fortemente certe cose successe durante e dopo la partita a Firenze, ma nuovi contatti a mente fredda e la parole spese con Commisso in persona, hanno fatto tornare il sereno. Il presidente è ripartito per gli States certo che alla fine l’intesa con Rino si sarebbe trovata.

Però alla domanda bruciante: Gattuso sarà l’allenatore della Fiorentina? Direi di sì, ma oggi, con sincerità, non ho certezze granitiche.

Gli ostacoli ci sono, ma il fatto stesso che Gattuso abbia voglia di trattare fino in fondo vuol dire che le possibilità sono tornate ad essere tante anche se, nel frattempo la Lazio preme, la Juventus ha allertato il procuratore Mendes e offerte sono arrivate anche dall’estero.

Una cosa però è certa: per Gattuso la Fiorentina è tornata ad essere la priorità come lo era qualche settimana addietro.

Siccome però è il momento di stringere e concretizzare, dall’incontro che l’allenatore avrà con Barone e Pradè si dovrà uscire con una decisione. Se i programmi e le rassicurazioni sulle intenzioni di rilancio della Fiorentina combaceranno con quelle di Gattuso, si riprenderà il discorso del contratto già avviato a suo tempo e torneranno in ballo gli avvocati. Altrimenti sarà addio. Ora che il campionato è finito le decisioni devono essere prese rapidamente, non è più il tempo dell’attendismo e della riflessione. L’incontro già fissato dovrà essere estremamente operativo, Gattuso vuole sapere se la sua idea di calcio è anche quella dei manager viola e se, soprattutto, c’è l’intenzione di costruire quella squadra tecnica, capace di fare buon calcio, per divertire il Popolo Viola e tornare protagonista, come lui ha in testa.

Si dovranno anche fare i nomi dei giocatori da tenere, quelli che andranno sul mercato e soprattutto che tipologia di calciatori Rino si aspetta.

A questo proposito, come più volte ribadito, Vlahovic resterà a Firenze. Con un nuovo contratto se si troverà un accordo e si sta trattando con ottimismo, magari con una clausola rescissoria, oppure anche senza visto che l’accordo in essere scadrà nel 2023 e il tempo per parlarne non manca. Questa è l’idea di Rocco.

Come già detto, ribadisco poi ancora una volta che Gattuso non chiederà campioni o giocatori di altissimo livello, ma semplicemente elementi adatti e funzionali al suo tipo di calcio. Anche a costo di sacrifici eccellenti di uomini in rosa che piacciono ai dirigenti, ma a Rino no. Mi viene in mente Pulgar, tanto per fare un nome.

E non servono neppure investimenti da favola per accontentare il tecnico calabrese. Con i giocatori viola da vendere, escluso Vlahovic, a naso si possono portare a casa più di cinquanta milioni e se altrettanti li garantisce Rocco, con cento milioni si può davvero costruire una squadra pronta per ripartire. È questo, in sostanza, quello che Gattuso vorrà sentirsi dire. Ma la Fiorentina dovrà essere convincente, i piani dovranno essere chiari e rispettati, sarebbe spiacevole fra due mesi scoprire che ci sono difficoltà.

A quel punto Gattuso sarebbe capacissimo di mollare tutto e a questo non si deve assolutamente arrivare. Patto saldo e stretta di mano, questo si aspetta Gattuso.

Barone e Pradè dovranno presentarsi all’incontro dopo aver ottenuto da Rocco tutte le deleghe del caso e aver ben chiaro su cosa si potrà trattare e su quello che invece per il tecnico è fondamentale. Al di là dei giocatori poi si dovrà parlare dello staff. Gattuso ha un team di lavoro di prima qualità, abbastanza numeroso, ma la sua maniacalità, meglio perfezionismo, simile a quello di Antonio Conte, nel caso di accordo costringeranno anche la società a un cambio di marcia. Gattuso è uno che mette la testa sul campo 24 ore al giorno e pretenderà che si faccia altrettanto senza le turbative esterne viste fino ad oggi. Una bella sfida, molto intrigante.

Fra l’altro, poi, come già detto, l’avvento di Gattuso che ha Mendes come procuratore, metterebbe la Fiorentina in un giro internazionale di sicuro interesse. Fermo restando il rapporto con i procuratori amici di oggi, lavorare con il re del mercato europeo, potrebbe essere di grande aiuto. E lo stesso Gattuso, con il suo nome e il carisma, potrebbe essere decisivo per convincere a venire in viola giocatori che oggi faticano ad accettare Firenze, una piazza fuori dal grande calcio da troppi anni.

Questa con Gattuso è comunque una bella telenovela calcistica. Val la pena fare una riassunto delle puntate precedenti.

Il primo contatto è datato autunno 2019. Commisso è un estimatore di Rino, calabrese come lui, partito dal nulla e diventato campione del mondo. Lo vorrebbe al posto di Montella, purtroppo al momento della proposta viola Rino aveva già dato la parola al Napoli dove va a dicembre 2019.

Secondo contatto nel gennaio scorso quando si gioca Napoli-Fiorentina e Gattuso è già in rotta con De Laurentiis. Alla domanda “Verresti a Firenze?”, l’allenatore risponde “Parliamone” a Barone e Pradè.   

I contatti veri e propri, tutti per altro negati, secondo indiscrezioni sarebbero cominciati fra marzo e aprile. Sondaggi di Barone, scambio di idee e di richieste, con Gattuso prima perplesso fino a dire no, poi più disponibile. Il nocciolo sono sempre stati i giocatori da scegliere e i programmi.

La prima svolta positiva c’è stata meno di un mese fa quando è entrato in campo Rocco. Gattuso allora raccontò ad amici: “Mi è piaciuto, mi ha convinto, voglio dargli fiducia”. A quel punto chiama Gattuso anche Pradè e comincia la stretta sull’accordo con gli avvocati, la definizione dello staff e cose del genere, tutto dietro le quinte, in attesa della fine del campionato. Come detto, c’era la parola data a Rocco e fra calabresi è una cosa sacra.

Succede però che dopo l’accordo verbale fatto con il presidente, nessuno dei manager abbia più contattato Gattuso per stringere, un segnale colto come un ripensamento. Fino ad arrivare a Fiorentina-Napoli dove succede il fattaccio.

Gattuso racconta di aver trovato il grande gelo e poi di essersi trovato in mezzo a una guerriglia verbale, fra insulti di ogni tipo dalla panchina durante la gara, fino ad una vera aggressione nei toni negli spogliatoi e nel tunnel, coinvolti dirigenti viola e giocatori. Parole pesanti. Gattuso ha come la sensazione che sia un segnale chiaro: a Firenze non sei il benvenuto. Il clima lo fa imbestialire mentre nessun dirigente di quelli che lo avevano chiamato, né Barone né Pradè si è sentito in dovere di chiamare e chiarire. Gattuso dice basta.

Lunedì mattina diciassette maggio Gattuso convoca il suo staff e tutti assieme concordano che “Firenze non s’ha da fare”. La decisione viene comunicata da Gattuso a Pradè il giorno stesso. Nelle ore della grande incavolatura e nella notte fra il diciassette e il diciotto maggio, una settimana fa, sembrava tutto irrevocabile. “Piuttosto resto senza panchina”, il commento lapidario dell’allenatore.

A caldo Gattuso non ha voluto sentir ragioni, non ha voluto parlare di nulla. Nel frattempo sono arrivate le offerte dirette della Lazio. La Juve invece ha contattato Mendes. Ma non è mai stato questo il problema.

Dopo lo strappo, come ipotizzato, le diplomazie si sono messe a lavorare per cercare un riavvicinamento. Poi finalmente la rabbia è sbollita, ci sono state spiegazioni, i fatti del Franchi hanno preso contorni diversi, si è ricominciato a guardare avanti e, soprattutto, Gattuso non ha dimenticato l’accordo verbale con Commisso.

Ieri, a campionato finito purtroppo non bene per il Napoli, è arrivata la decisione di mettere una pietra sopra i fatti di Firenze e di ricominciare a trattare.

E così siamo all’incontro decisivo che in gran segreto ci sarà sicuramente entro questa settimana in una località lontana da tutti i riflettori.

La Fiorentina è consapevole, però, che nel frattempo la concorrenza è aumentata di livello e la Lazio spinge forte. I manager di Gattuso hanno ascoltato anche le altre proposte, ma i soldi non sono un problema e pesa quella parola data a Rocco. Se i programmi saranno convincenti, tornano ad esserci alte possibilità che Gattuso dica sì già fra pochi giorni o addirittura ore.

Comunque, della serie mai dire mai, oppure “aspettarsi di tutto e non meravigliarsi di niente”, molto in voga nel calcio, la Fiorentina sta tenendo calde anche altre situazioni. Non Juric che Rocco aveva già bocciato l’anno scorso, ma essenzialmente Fonseca. L’alternativa a Gattuso potrebbe essere l’ex Roma, anche lui in orbita Mendes, che ha già dato la sua disponibilità a trasferirsi a Firenze. Fonseca fa parte dei giochisti, come Gattuso e come De Zerbi, quindi anche per lui la Fiorentina di oggi andrebbe parecchio rivista. Il portoghese ha fatto bene allo Shakthar con tanti brasiliani e giocatori di gran tecnica, ma anche la Roma ha qualità alta. Fonseca, 48 anni, ha allenato anche il Porto e il Braga vincendo coppe nazionali, poi in Ucraina ha vinto tre scudetti e tre coppe di fila guidando lo Shakthar in Champions. Alla Roma un buon calcio, una semifinale di Europa League, qualche gol di troppo, mai amato fino in fondo, era stato scelto dalla vecchia proprietà di Pallotta e forse anche per questo Rocco non sembra entusiasta. Ora Friedkin ha voluto Mourinho.  

Ovvio che la scelta dell’allenatore blocchi invece ogni decisione sui giocatori. I prestiti secchi come Malcuit sono tornati alle loro società, in arrivo a Firenze i diciotto che erano in giro per il mondo. Per le scadenze tipo Ribery e Caceres c’è tempo fino a giugno per decidere, Eysseric e Maxi Oliveira di sicuro saranno lasciati liberi. Per riscatti e contro-riscatti si valuta.

Ci aspettiamo un tempo finalmente migliore anche per l’ufficio comunicazione della Fiorentina che questa volta ha tentato di smentire i numeri. Impresa titanica.

La Fiorentina è tredicesima in classifica, è vero. Ed è altrettanto vero che due volte nell’era Della Valle il piazzamento sia stato peggiore. Il piazzamento, appunto.

Quello che conta realmente per valutare il rendimento della stagione però sono soltanto i numeri. Il piazzamento fotografa la classifica che può variare in base a molti fattori esterni, a cominciare dal rendimento degli avversari.

Il valore certo del tuo campionato, la tua prestazione, la raccontano invece solo e soltanto i punti che fai e i quaranta di quest’anno sono il minimo storico e indurrebbero come minimo al silenzio. Se non alle scuse ai tifosi.

Certi record negativi dispiacciono per la Fiorentina e per Firenze che meriterebbero ben altro, ma nello sport i risultati sono impietosi e nel calcio le prestazioni si valutano solo in base ai punti. Tre per la vittoria, uno per il pareggio, zero per la sconfitta. Quaranta, sono quaranta. Basterebbe sapere come funziona per non smentire quello che non si può.