CHIESA PRONTO PER BRESCIA. FIDUCIA ALLA SQUADRA VINCENTE. L’ACCENTO TOSCANO DI VENUTI E’ IL SIMBOLO DEL CAMBIAMENTO MA CI VOLEVA TANTO A CAPIRLO…

19.10.2019 00:01 di Mario Tenerani   Vedi letture
© foto di Giacomo Falsini
CHIESA PRONTO PER BRESCIA. FIDUCIA ALLA SQUADRA VINCENTE. L’ACCENTO TOSCANO DI VENUTI E’ IL SIMBOLO DEL CAMBIAMENTO MA CI VOLEVA TANTO A CAPIRLO…

Riparte il campionato dopo la seconda sosta stagionale. La prossima sarà tra un mese e poi veloci verso Natale. La Fiorentina ha voglia di tornare in campo perché con 3 vittorie consecutive sulle spalle, un gioco convincente e tanta voglia di spendersi, non vede l’ora di rimettersi alla prova. Montella ha lavorato con il gruppo ridotto (più di 10 nazionali in giro per il mondo), ma ha faticato con la giusta serenità. I risultati hanno poteri taumaturgici. Unica preoccupazione le condizioni di Chiesa: Federico è tornato acciaccato dalla Nazionale, ma si è subito impegnato per recuperare. Chiesa ha dato la disponibilità a Montella per scendere in campo a Brescia: il ragazzo è generoso e questo è un elemento che non passa inosservato davanti agli occhi dei tecnici. C’è bisogno di lui e anche di coloro che stanno spingendo la Fiorentina in avanti. E’ un frangente positivo, va cavalcato fino in fondo. 

La squadra che si è ben comportata fino ad oggi, merita la fiducia totale. Anche se la sosta ci ha proposto una crescita di Pedro, in gol col suo Brasile, e Ghezzal, innesto che potrebbe presto dare soddisfazioni a Montella. Brescia e Lazio e nel giro di 6 giorni ci diranno altro e qualcosa in più sulle potenzialità dei viola. 

La conferenza stampa di Venuti, per annunciare il suo rinnovo di contratto, si è tramutata in una festa. La celebrazione della toscanità di ‘Lollo’ originario del Valdarno, con un accento dolce fiorentino. Trovarsi a meravigliarci di questo, ci fa sorridere e forse ci spiega la dimensione in cui era finita la Fiorentina. Va bene il multiculturalismo del pallone, va bene il villaggio globale, ma un toscano, proveniente dal vivaio, in prima squadra fa un altro effetto. Troppi sono stati lasciati andar via negli anni passati, per colpe ormai note a tutti. La schiettezza e la solarità di Venuti sono state una ventata di aria fresca. Ha dimostrato che significhi tifare per la Fiorentina fin da piccolo e cosa sia il senso di appartenenza. Ci ha fatto riflettere quando ha detto che per 5 anni è andato in prestito in giro per l’Italia solo perché doveva dimostrare “di essere in grado di indossare la maglia della Fiorentina”. “Pensavo - ha aggiunto con amarezza - che un po’ di meritocrazia dovesse trionfare… Ho vinto anche due campionati…”. Bravo ‘Lollo’ e se può consolarti anche noi non comprendevamo perché la Fiorentina avendo bisogno di un terzino ignorasse giocatori come te, dando spazio ad illustri sconosciuti. 

Venuti non è un fenomeno e non lo sarà mai, ma è cresciuto tanto e soprattutto è intelligente, quando va in campo fa quello che gli chiede il suo allenatore. Nella rosa attuale della Fiorentina, dove per inciso gioca anche Ribery, Lorenzo ci sta bene. Se la gioca con Lirola. E ci sarebbe stato ancora meglio negli ultimi due-tre anni perché francamente non c’erano Carnasciali, Torricelli o Ujfalusi tanto per non andare troppo indietro. No, abbiamo visto passare da queste parti un imbarazzante Bruno Gaspar, uno sconosciuto come Dicks e un onesto lavoratore del pallone come Laurini che comunque rispetto ai primi due era sicuramente migliore. Lorenzo adesso incarna il cambiamento di un nuovo corso societario che punta alla valorizzazione del capitale umano italiano e in particolare toscano. Ci voleva tanto a capirlo…?

Venuti in questo momento può davvero rappresentare un simbolo, non importa che sia un giocatore normale, conta la sua anima viola di ex ragazzo della cantera.