C’È VOGLIA DI RIPARTIRE, MA È DURA. IN ATTESA DELLA DATA SI NAVIGA A VISTA. LA FIORENTINA PROVA A ORGANIZZARSI: NAINGGOLAN UNA BELLA IDEA DI MERCATO

18.04.2020 00:01 di Mario Tenerani   Vedi letture
© foto di Giacomo Falsini
C’È VOGLIA DI RIPARTIRE, MA È DURA. IN ATTESA DELLA DATA SI NAVIGA A VISTA. LA FIORENTINA PROVA A ORGANIZZARSI: NAINGGOLAN UNA BELLA IDEA DI MERCATO

Abbiamo capito che il calcio sta tentando ogni strada pur di ripartire. In mezzo alla tempesta del Covid-19 e a mille ostacoli il pallone deve tornare a rotolare. Non c’è niente di romantico, è solo una questione di soldi. Senza l’ultima tranche di diritti televisivi molti club rischiano di saltare in aria. Non c’è nulla di male, basta dirlo. Il calcio non ha diritto di avere vantaggi, ne ha già avuti anche troppi, ma nemmeno qualcosa in meno degli altri settori industriali. E’ una delle prime aziende del Paese con i suoi oltre 3 miliardi di euro di fatturato - sarebbero di più se calcolassimo anche tutto l’indotto indiretto -, se ripartiranno gli altri segmenti della filiera industriale non si comprende perché non dovrebbe ripartire il calcio. Lasciamo stare il divertimento, con oltre ventimila morti da Coronavirus non è proprio il caso, trattiamo l’argomento solo in modo pragmatico. Se il pallone è un’impresa dovrà ripartire come le altre della nazione, né prima né dopo. Ma come?

E’ stata una settimana di riunioni più o meno scientifiche, di polemiche furibonde tra calcio e Coni, tra presidenti, tra serie A e resto del mondo. Tutti contro tutti nella miglior tradizione di uno sport litigioso per definizione. Di apprezzabile c’è il fatto che in attesa di una data ufficiale per riprendere il campionato, il calcio sta provando con fatica a darsi un protocollo, una sorta di bussola grazie alla quale ricominciare ad allenarsi. Tanti paletti, molte limitazioni, organizzazione difficilissima. Francamente non sono pochi i dubbi che nutriamo circa la ripresa dei lavori, ma siamo anche consapevoli che le vie del calcio si avvicinino a quelle del trascendente, pressoché infinite. I calciatori colpiti da Covid-19  per un periodo oscillante tra le 3 e le 4 settimane dovranno allenarsi blandamente. Gli sforzi non dovranno superare la soglia dei 130-140 battiti del cuore, roba da corsetta alle Cascine la domenica mattina. Lo sport agonistico è un’altra roba, ma siccome hanno detto che il malefico Corona lascia tracce nei polmoni e nel cuore, all’inizio non si possono correre rischi. La prima partitella arriverà dopo quasi un mese, prima sarà vietato qualsiasi contatto. Quindi allenamenti buoni per la preparazione fisica, a piccoli gruppi, e tecnica individuale rigorosamente con distanziamento sociale. Poi c’è il resto: i giocatori non potranno andare nello spogliatoio in più di tre elementi, serviranno molti locali liberi. Il blocco della squadra, formato da circa 50 persone, dovrà essere blindato e vivere per un mese e mezzo minimo in modo monastico. I club, cioè quasi tutti, che non hanno un hotel all’interno del proprio centro sportivo, dovranno cercarselo nelle vicinanze. Tutto rigido, ortodosso, sanificato, blindato, una cosa irreale quanto necessaria per preservare l’unica cifra che conta, la salute degli atleti. Così è se vi pare. Senza dimenticare l’ipotesi che si sta facendo largo nella mente di Gravina, numero uno della Federcalcio: abbandonate il Nord perché troppo invischiato ancora nella lotta al Covid-19 per scendere al centro e al Sud dell’Italia. Individuare città e stadi nei quali far finire il campionato. Come se spostare le squadre e tenerle in ritiro a lungo fosse una cose semplice. A meno che non si pensi di muoverle ogni volta.Fuori dai canali ufficiali si respira un forte scetticismo circa la ripresa del calcio, quantomeno in tempi brevi. Lo scenario evocato da Galliani, cioè finire con calma il campionato seguendo l’anno solare, non pare incontrare il gradimento di Gravina, seppur ai nostri occhi resti sempre l’ipotesi più credibile. Allenatori, preparatori, sanitari delle squadre sono preoccupati. Capiscono che l’attuazione di questo protocollo, nato nel summit tra comitato tecnico-scientifico e Figc, non sembra semplice. E ancora si devono esprimere con parere definitivo i medici del calcio.
La Fiorentina si sta organizzando come gli altri club. La dirigenza viola sta cercando un hotel nelle vicinanze del centro sportivo Astori, in grado di ospitare il gruppo viola. Ma tanto fino a quando il Governo non accenderà il semaforo verde, ogni discorso sarà solo pura teoria. Attendiamo tutti di saperne di più.

Intanto il mercato si muove, quantomeno con i sondaggi. Un nome che sta particolarmente a cuore alla dirigenza viola è quello del cagliaritano (di proprietà interista) Nainggolan. Un calciatore inseguito a lungo nell’estate 2019 da Pradè e sfuggito alla fine solo per questioni familiari. La moglie di Nainggolan, dentro ad un periodo delicato di salute, ha scelto Cagliari come sede ideale per la propria vita.
La situazione adesso è cambiata, il Cagliari che aveva fatto uno sforzo economico di grandi dimensioni - 4 milioni netti di ingaggio e diritto di riscatto a 20 milioni -, sembra aver cambiato idea. La Fiorentina potrebbe sostituirsi alla squadra sarda per poi decidere nel 2021 se riscattare o meno l’ex giallorosso. Sarebbe un un rinforzo prezioso per la squadra di Iachini, il centrocampo crescerebbe in qualità e quantità. Ma di tutto questo si riparlerà quando ripartirà il calcio. Già, quando?