C’È L’OK: ALLENAMENTI A MAGGIO. NON BASTA UNA DATA: COME SI FANNO? I MEDICI SONO PREOCCUPATI: L’INCOGNITA DEI TEST. ANNO SOLARE, PERCHÉ NO?

11.04.2020 00:01 di Mario Tenerani   Vedi letture
© foto di Giacomo Falsini
C’È L’OK: ALLENAMENTI A MAGGIO. NON BASTA UNA DATA: COME SI FANNO? I MEDICI SONO PREOCCUPATI: L’INCOGNITA DEI TEST. ANNO SOLARE, PERCHÉ NO?

Il premier ha parlato alla nazione, prorogando la quarantena (salvo rarissime eccezioni) fino al 4 maggio e il ministro dello Sport Spadafora ha subito precisato che dopo questa data le squadre potranno tornare ad allenarsi. Il calcio, quantomeno quello che bolle per riguadagnare il campo prima possibile, ha sorriso e intravisto lo striscione del traguardo. Non abbiamo il giorno della ripresa della serie A, ma sappiamo che dopo i primi giorni di maggio i calciatori ricominceranno ad allenarsi. I problemi non sono finiti, però. Sono appena iniziati. Non basta, infatti, cerchiare di rosso un giorno sul calendario per dare fiato alle trombe. I medici sportivi sono molto preoccupati e con valide ragioni per esserlo. Tra l’altro l’agenda della ripartenza del pallone dovrebbe stare comoda tra le loro mani e non tra quelle di improvvidi dirigenti del calcio - molti dei quali hanno sfondato di debiti le loro società - o di politici incapaci di irrobustire le tasche degli italiani, sempre più allo stremo delle forze, figuriamoci a parlar di pallone. Dovrebbero essere ascoltati i medici e con loro i membri del comparto sanitario, preparatori e allenatori. 

Abbiamo scoperto che portiamo quattro stelle sulla maglia azzurra, le firme di altrettanti trionfi iridati, ma purtroppo metà delle squadre di serie A non hanno un centro sportivo da definirsi tale, nella completezza del termine. Poche strutture, senza camere per dormire o foresteria se preferite, all’insegna dell’arte di arrangiarsi. E allora come sarà possibile porre in essere le restringenti direttive del protocollo sanitario? La distanza sociale andrebbe rispettata in ogni punto del luogo dove ci si allena. E la doccia? No, quella si fa a casa. Come quando da ragazzi si giocava in cortile e dopo,  sudati fradici, si tornava dalla mamma, inferocita perché i compiti reclamavano attenzione. Dicono che le squadre dovrebbero vivere un mese e mezzo di autentica clausura per evitare qualsiasi rischio di contagio. E chi non ha le camere? Deve trovare un hotel vicino al centro dove si allena. E se non c’è? Pazienza… Sembra un film, invece è tutto vero. Andiamo avanti: allenamenti a gruppi oppure a singoli. La palla ce la possiamo passare anche a metri di distanza. Tutto molto bello: ma arriverà anche il momento della partitella, con contatto fisico, testa contro testa, volti ravvicinati? Oppure i nostri calciatori si alleneranno solo per le prove di atletica leggera delle prossime Olimpiadi? Vale lo stesso ragionamento per esercitazioni tattiche, palle inattive e tutto il campionario afferente agli schemi. 

Passiamo alle visite mediche. Le società stanno chiedendo di cominciare a farle verso la fine di aprile per essere pronte  a maggio quando ci sarà da sudare sul campo. Tutto giusto, ma Lotito e quelli come lui hanno compreso che stavolta i test medici saranno ancora più duri e approfonditi? Hanno presente che qualcuno, seppur temporaneamente, potrebbe rischiare l’idoneità? I medici sono preoccupati, sentono sulle loro spalle una responsabilità ancora più pesante che non deriva solo dal dettato legislativo, ma anche dalla coscienza personale. Non esiste un pregresso in questa maledetta storia del Coronavirus. Non ci sono studi né ricerche che possano aiutare la medicina. Non ci sono statistiche, è tutto nuovo. L’unico dato e non è confortante, nasce dalle perizie a cui sono stati sottoposti malati e vittime del Covid 19. Sembra che il virus lasci scorie a livello polmonare, cardiaco, senza dimenticare fegato e reni. Gli accertamenti medici dovranno mettere in sicurezza totale gli atleti, senza il minimo rischio e se questo necessiterà di un tempo supplementare, ben venga l’attesa, anziché la corsa sfrenata alla preparazione. Il discorso riguarderà non solo coloro che hanno contratto il virus, ma anche quelli che lo hanno avuto senza sapere nulla. Il tampone dovrà essere fatto a tutti, su questo punto non ci potranno essere negoziazioni. I medici sono preoccupati per le visite e per le problematiche che riguarderanno gli allenamenti. Per queste ragioni non si comprende perché il calcio abbia così fretta. Da una parte gli interessi dei club che hanno bisogno di finire la stagione per non andare in default, i fallimenti sarebbero dietro l’angolo. E’ comprensibile, ma ciò non toglie che si debba ragionare di fronte ad una pandemia, un evento straordinario nelle sue dimensioni e nel portato della evidente drammaticità. Dall’altra ci sono i medici che devono avere l’ultima parola e non si può far finta di niente. 

La proposta di Galliani, quella di concludere la stagione con l’anno solare, prendendosi tutto il tempo necessario prima di allenarsi e giocare, sembra di buon senso. In questo modo se si ricominciasse a giocare ad agosto o settembre le probabilità di avere un Paese in condizioni migliori sarebbero elevate. Si potrebbe giocare anche nel 2021 con l’anno solare, modello Sudamerica. Magari con la sosta di un mese a giugno per far disputare gli Europei. Tanto nel 2022 l’anno solare sarà obbligatorio perché tra novembre e dicembre ci sarà il Mondiale in Qatar. Se cominciassimo già da ora potremmo rodarci tutti su una formula diversa, ma comunque intrigante. A maggio potranno ricominciare gli allenamenti dei professionisti, ma se analizziamo le difficoltà la strada sembra in salita, altro che discesa. Chissà se il calcio lo ha capito…