CAMPIONATO ALLO SBANDO, FORSE SI RECUPERA NEL WEEK END. UNA LEGA COSI’ NON SERVE A NESSUNO. GIUSTO RISARCIRE LA FIORENTINA. IL CLUB VIOLA SI FA SENTIRE. ROCCO AVEVA GIA’ CAPITO TUTTO… IL 4 MARZO DAVIDE NEL CUORE

02.03.2020 00:05 di Mario Tenerani   Vedi letture
© foto di Federico De Luca
CAMPIONATO ALLO SBANDO, FORSE SI RECUPERA NEL WEEK END. UNA LEGA COSI’ NON SERVE A NESSUNO. GIUSTO RISARCIRE LA FIORENTINA. IL CLUB VIOLA SI FA SENTIRE. ROCCO AVEVA GIA’ CAPITO TUTTO… IL 4 MARZO DAVIDE NEL CUORE

Il campionato è allo sbando e forse ancora non è finita. E’ falsato, certo, da decisioni sbagliate, da superficialità, da chi pensa che il calcio sia una cosa semplice. Pensate solo che nel giro di un’ora la Regione Liguria aveva deciso le porte chiuse per Samp-Verona e subito dopo la Lega ha scelto di rinviare tutto. Dopo i rinvii di Juventus-Inter e delle altre gare, compresa quella dei viola, ripresentarsi senza pubblico a Genova sarebbe stata una beffa. Una domenica molto movimentata, caratterizzata anche dalla parole dure di Marotta (Inter) e Barone per la Fiorentina. Senza dimenticare il Brescia che vuol denunciare la Lega perché le decisioni di sabato sono state prese senza la collegialità dei club. Un caos totale, una Lega così non serve a nessuno. Barone per i viola ha chiesto 60mila euro di risarcimento per il danno della trasferta di Udine andata a vuoto per colpa della Lega che aveva detto al club di Rocco Commisso di partire. Non solo: Barone ha ribadito che deve esserci uniformità di indirizzo: tutti a porte chiuse o tutti a porte aperte perché non è possibile andare avanti nella confusione. Si parla di campionato falsato. Barone ha anche chiesto di accelerare la convocazione di una assemblea straordinaria di Lega senza aspettare il 4 marzo. Oggi sarà un’altra giornata molto calda. Quello che è emerso nella notte è questo orientamento che magari poi sarà cambiato: ad ora si pensa di recuperare le sei partite perse nel week end, nel prossimo. Con Juventus-Inter al lunedi. Mentre la giornata in cui è contemplata anche Fiorentina-Brescia slitterebbe al 13 maggio.

Questa confusione è inaccettabile perché il calcio sarebbe la prima azienda del Paese e come tale andrebbe trattata: per indotto, diretto e indiretto, non ci sarebbe paragone con altre realtà di primo livello imprenditoriale. Già questo dovrebbe essere sufficiente per richiamare i protagonisti ad una visione più prospettica, evitando di mettere il cortile al centro del proprio interesse. I vantaggi personali alla lunga possono trasformarsi in svantaggi collettivi, non serve un genio per capirlo. Attenzione però: il rischio che il campionato da qui alla fine possa considerare alcune gare a porte chiuse per tutti è più di una possibilità. Sarebbe bene che i club, a cominciare dalla Juventus, cominciassero a capirlo. Prima del calcio arriva il Paese e la salute degli italiani. 

E’ successo di tutto in queste ore. Un Governo debole alla mercé di una Lega stimolata dalla forza della Juventus. E stimolata è un eufemismo. Le pressioni arrivate da Torino e ampiamente documentate, sono state impressionanti. Nonostante, infatti, la presenza delle direttive del Consiglio dei Ministri, alle quali lo sport avrebbe dovuto attenersi seguendo il protocollo delle gare a porte chiuse -, la Juventus, infischiandosene di tutto, ha continuato a vendere i biglietti per la sfida con l’Inter, decisiva per la lotta scudetto. Che segnale è stato? Molto chiaro: la Juventus era certa che non sarebbe scesa in campo a porte chiuse e con la vendita dei tagliandi mandava un messaggio netto e duro. Una prova muscolare, nell’esercizio dell’arroganza del potere. Non e’ stata la prima volta, non sarà l’ultima. La Juventus non voleva perdere 5 milioni di incasso e non voleva giocare la partita dell’anno in un momento di scadimento di forma della squadra, un dato evidente agli occhi di tutti. Alla fine ha vinto la società bianconera che in questa singolare battaglia si è portata dietro le altre squadre penalizzate dalle porte chiuse. Tra queste l’Udinese, avversaria dei viola. In questo caso c’è stato pure l’aiuto del Govenatore della Regione Friuli, Massimiliano Fedriga. Già in settimana, facendo squadra con il club dei Pozzo, aveva tentato di rinviare la partita coi viola, magari al lunedì. Poi nella giornata di venerdì quando pareva persa la speranza, Fedriga aveva minacciato la Lega Calcio di non far aprire la Dacia Arena. Dunque, il fronte bianconero - in tutti i sensi… - aveva dimostrato di essere largo e compatto. Il problema è che in piena discussione o guerra, se preferite, mentre al tavolo dei presidenti non usciva la soluzione, la Lega ha detto alla Fiorentina che avrebbe potuto prenotare aereo e hotel per la trasferta di Udine. I viola sono partiti e il giorno dopo alle 12, però, la Lega ha invitato la Fiorentina a tornarsene a casa perché la partita era stata rinviata al 13 maggio. Ma si può far decollare una squadra senza la certezza che la gara sarà disputata? Se il nostro campionato oggi non è più nelle posizioni nobili europee forse una ragione c’è. Più che di uomini nuovi, il calcio italiano ha bisogno di teste.   

La Lega di serie A ha fatto una pessima figura in questa vicenda perché è stato chiaro come siano stati tutelati gli interessi di certi club a discapito di altri. Esce male il presidente Dal Pino che alla prima vera prova di gestione difficile è stato bocciato. Tra l’altro non si capisce perché Dal Pino sia rimasto negli Stati Uniti e non sia rientrato immediatamente per convocare un cda urgentissimo, gestendo in prima persona una questione così delicata. Dal Pino era in America per cercare nuove risorse economiche per la nostra Serie A. Missione nobile e giusta, ma di fronte all’emergenza forse si poteva soprassedere, rimandando il viaggio a periodi migliori. 

In questo caos la Fiorentina rischiava di restare stritolata tra i poteri invece la dirigenza ha mostrato i canini quando le è stata prospettata la possibilità di giocare oggi a porte aperte oppure l’11 marzo. Una beffa per la Fiorentina, un regalo all’Udinese che aveva combattuto fin dal primo momento per far saltare tutto. La società viola ha risposto che a quel punto, dopo il disagio subìto, il minimo sindacale sarebbe stato recuperare la gara della Dacia Arena nella stessa data delle altre partite saltate: il 13 maggio. Una politica corretta e ferma che ha riportato centralità alla Fiorentina. 

Considerando che per Commisso e Barone sono i primi mesi di calcio italiano, seppur assistiti dall’esperienza di Antognoni, Pradè e Dainelli, un test così è stato utile per capire altre cose. Una crescita per la società.

Le considerazioni di Rocco Commisso, soprattutto quelle emerse nel tormentato post Juventus-Fiorentina, avevano attirato anche qualche critica da chi non aveva capito lo spirito di quelle esternazioni. Rocco aveva formulato critiche costruttive che avevano colto nel segno, lo si comprende di più alla luce di tutto ciò che è accaduto in questi giorni. Rocco aveva capito tutto, già dai primi giorni italiani. 

Iachini sabato pomeriggio, appena sbarcato da Udine, ha portato subito i viola in campo ad allenarsi, proprio per non consentire nessun calo di tensione, anche involontario. Seduta intensa di lavoro e testa al Brescia che ora potrebbe diventare di nuovo Udinese. Ma il 4 marzo sarà anche il secondo anniversario della scomparsa di Astori. Davide ci manca sempre.