CALCIO-CAOS: ORA BASTA. PROTOCOLLO DA RIVEDERE O STOP: C’È ANCHE UN RISCHIO INFORTUNI. IL DOVERE DELLA POLITICA: DECIDERE E SPADAFORA ATTACCA ANCORA

16.05.2020 00:01 di Mario Tenerani   Vedi letture
© foto di Giacomo Falsini
CALCIO-CAOS: ORA BASTA. PROTOCOLLO DA RIVEDERE O STOP: C’È ANCHE UN RISCHIO INFORTUNI. IL DOVERE DELLA POLITICA: DECIDERE E SPADAFORA ATTACCA ANCORA

La rivolta della Lega è il segnale che la ripresa del campionato somiglia sempre più ad un vicolo stretto, buio, verosimilmente senza uscita. La Confindustria del calcio è molto irritata per il comportamento del governo del pallone, Figc, reo di aver recepito senza battere ciglio il protocollo del CTS, acronimo ormai entrato nel lessico quotidiano, in corsa per aver essere accolto dalla Crusca… Il Comitato Tecnico Scientifico, cenacolo di eccellenze mediche scelto per consigliare il Governo, ha redatto un documento inattaccabile nel merito, modellato sulle esigenze di un Paese che ha superato da tempo le 30mila vittime da Covid-19. Nessuno può discutere la ragione di questo documento, ma bisogna anche avere l’onestà intellettuale di ribadire la sua inattuabilità. I club di serie A hanno preso atto che ci sono ostacoli quasi impossibili da superare. Tre in particolare: la parte logistica - trovare un hotel-quartier generale che possa ospitare il famoso ritiro di 15 giorni, la “bolla” dentro la quale proteggere un gruppo di 50-60 tesserati per squadra -; quindi il nodo della quarantena, la serie A vorrebbe fare copia e incolla del modello tedesco, un positivo si ferma mentre gli altri vanno avanti. Infine i medici sportivi: come si fa a immaginare che un dottore debba avere la responsabilità totale di un eventuale contagio? Proprio i sanitari del calcio hanno scatenato l’inferno e alla fine hanno incontrato l’appoggio di calciatori, allenatori e dirigenti. In nottata un incontro tra una delegazione di medici e i presidenti della Lega e della Figc. Oggi ne sapremo di più. Un altro tema all’ordine del giorno sono gli infortuni: con questo tipo di allenamento, corsa dritta senza i cambi di direzione e traiettorie improvvise tipiche della partitella o delle esercitazioni tattiche, i problemi muscolari sono in agguato. Chi ha avuto confidenza con stiramenti e strappi, dopo un periodo così lungo di inattività, per evitare sgradite sorprese, ha bisogno di lavorare bene e facendo tutto, non solo una piccola parte di allenamento. I giocatori di calcio non devono prepararsi per una corsa di fondo… Anche le restrizioni per l’uso della palla sono notevoli: non si possono allenare i portieri, non ci si può passare la palla, ogni giocatore ha “firmato” un proprio pallone che può utilizzare soltanto per esercizi di tecnica individuale. Esercitazioni quasi circensi… Di esempi ce ne sarebbero tanti altri, linee guida perfette per evitare il contagio, ma in antitesi col gioco del calcio. Ecco perché tanti club di A sono contrari a ripartire con questi paletti, i sussurri raccontano che siano addirittura 19 le società ribelli. Indovinate chi sarebbe l’unica favorevole alla ripresa… Gioca a Roma e non ha la maglia giallorossa.

Ieri la Lega ha formalizzato alla Figc i tre punti da rinegoziare. Adesso toccherà al presidente Gravina tornare dal Governo. La domanda è solo una: gli scienziati del CTS potranno rimangiarsi dopo pochissimi giorni quel protocollo o no? Dalla risposta passerà la ripresa del campionato, magari a questo punto nella seconda metà di giugno oppure lo stop definitivo. Di sicuro è arrivato il momento di decidere. Questo stillicidio di indiscrezioni e notizie, questo balletto volto a scaricare dagli uni agli altri le responsabilità hanno sfinito gli italiani, già a pezzi per due mesi di “arresti domiciliari”, terrorizzati da una crisi economica devastante e ancora intimoriti dal contagio. Un sondaggio dice che più del 65% per cento di cittadini vedrebbe bene la chiusura definitiva della stagione 2019/20. Qualcosa vorrà dire. Anche la Curva Fiesole ha reso nota la propria opinione con un comunicato molto dettagliato nel quale sono state spiegate le ragioni del no alla ripresa. Il calcio italiano è stretto in un angolo: ha molte colpe però l’ultima parola spetta di dovere alla politica. E’ questa che si deve assumere la responsabilità di decidere, in un senso o nell’altro. Se non lo facesse verrebbe meno alla sua principale prerogativa. 

Ma ieri sera il ministro dello Sport Spadafora è tornato ad attaccare: “Oggi scopriamo - ha detto - che i vertici del calcio faticano ad attuare il protocollo che loro stessi hanno proposto…”. Non siamo su ‘scherzi a parte’, è tutto vero.