BLACK FRIDAY VIOLA, LA FIORENTINA È SVUOTATA. PIOLI SOTTO ACCUSA, MA NON È L'UNICO COLPEVOLE. QUEL "DEVI MORIRE" E UNA MENTALITÀ CONTORTA SPECCHIO DELL'ITALIA DEL PALLONE

17.03.2019 00:00 di Leonardo Bardazzi   Vedi letture
BLACK FRIDAY VIOLA, LA FIORENTINA È SVUOTATA. PIOLI SOTTO ACCUSA, MA NON È L'UNICO COLPEVOLE. QUEL "DEVI MORIRE" E UNA MENTALITÀ CONTORTA SPECCHIO DELL'ITALIA DEL PALLONE

Presi a pallonate dal Cagliari, sconfitti e dimessi fino al punto di alzare bandiera bianca a metà marzo. La Fiorentina non c’è più, svuotata nella testa e nelle gambe nel giro di un paio di settimane. Una tristezza vederla umiliata così, lontana anni luce dalla zona Uefa e ormai senza obiettivi da poter raggiungere. Almeno in campionato. Nelle ultime tre partite la squadra non è praticamente esistita, come se quella semifinale d’andata avesse prosciugato tutto. Lo spirito battagliero, la voglia di crederci, l’entusiasmo di provarci e aggredire l’avversario. A Cagliari (ma per la verità anche contro la Lazio e l’Atalanta in campionato) la Fiorentina è stata molle, incapace di pressare e recuperar palloni. Il sospetto, tra i tanti problemi emersi, è che la partita di coppa abbia prosciugato le energie e che allo stesso tempo la condizione fisica, resa brillante per un po’ dal mini ritiro di Malta, si sia già dissolta

Il popolo viola ovviamente è in fermento, stufo dell’ennesima stagione anonima e di aspettare una crescita che non arriva mai. Il bilancio (non quello dei ragionieri) è triste. La squadra è rimasta un’incompiuta e non ha mai trovato il suo equilibrio, prima perché frenata dalla cronica difficoltà a segnare e poi perché incapace di trovare equilibrio difensivo dopo aver inserito Muriel in attacco. Normale dunque che Pioli sia finito nel mirino, che si senta precario nell’attesa di una conferma che probabilmente non arriverà. Se l’anno scorso l’allenatore aveva l’alibi della ricostruzione, quest’anno come minimo era chiamato a un salto di qualità, a inseguire un obiettivo importante come la qualificazione europea. Invece niente, la sua Fiorentina resta affannosamente alla ricerca di punti di riferimento. Non ha un leader a centrocampo, non ha alternative al solito schema palla a Chiesa e incrociamo le dita: il decimo posto insomma è la normale conseguenza di tutto questo, nonostante quel moto d’orgoglio con cui, spesso, Pezzella e compagni hanno smussato i loro limiti. Dopo il consulto domenicale comunque, si andrà avanti con Pioli. Corvino non ama i cambi in panchina in corso d’opera, eppoi la Fiorentina sa benissimo che le colpe non sono tutte dell’allenatore. Alla squadra manca talento, mancano centrocampisti di livello, manca disperatamente un terzino destro e qualche alternativa in più in panchina. Dei giovani arrivati quest’anno, in tanti si sono rivelati non all’altezza (Norgaard l’ultimo esempio), ma anche affidare in estate l’attacco al solo Simeone è stato uno degli errori estivi del dg. Senza dimenticare il flop di Pjaca e le indulgenze di Gerson. Riflessioni, queste, che naturalmente non cancellano la nausea provocata da prestazioni come quella di Cagliari. Perché dopo figure del genere anche i giocatori non possono non finire sul banco degli imputati. La sosta allora sarà un faccia a faccia continuo. Tra i dirigenti, tra il club e il mister, nello spogliatoio. L’unico obiettivo rimasto è arrivare alla semifinale di ritorno ritrovando energie per giocarsi la propria chance. Non sarà facile, ma provarci è un obbligo.

A chiudere il black friday viola, il coro “devi morire” di un gruppo di fiorentini che ha accompagnato le sofferenze del tifoso del Cagliari, poi morto davvero dopo essere stato trasportato in ospedale. Parlare di disgusto, di stupidità, non rende l’idea: a certi individui, evidentemente, non ha insegnato nulla neppure la tragedia di Astori. La Digos indaga (e i Daspo probabilmente voleranno), ma un’altra cosa va detta: certi cori esistono da sempre, per decenni allo stadio si è sentito di tutto, senza che nessuno facesse nulla. Ne è nata una mentalità contorta, dove per deridersi si arriva a augurare la morte. É lo specchio dell’Italia del pallone, incapace di costruire stadi, di darsi delle regole, di cambiare la mentalità di chi va allo stadio. Nel curvino viola nessuno poteva sapere che il povero signore di Cagliari non ce la facesse davvero, ma non dovrebbe servire un bollettino medico per evitare di dar fiato alla bocca. E’ una questione di cultura. Questa sconosciuta