BEL TRIONFO SUL GALA DI TERIM. UNA FIORENTINA CON LE FRECCE: SUSO E RIBERY PER SOGNARE. OBIETTIVI DIFFICILI, MA IDEE AMBIZIOSE: È CAMBIATO IL PASSO DEL MERCATO

12.08.2019 00:00 di Mario Tenerani   Vedi letture
BEL TRIONFO SUL GALA DI TERIM. UNA FIORENTINA CON LE FRECCE: SUSO E RIBERY PER SOGNARE. OBIETTIVI DIFFICILI, MA IDEE AMBIZIOSE: È CAMBIATO IL PASSO DEL MERCATO

È stata una bella serata: la maglia a Terim, allenatore molto amato a Firenze, atmosfera giusta e una splendida Fiorentina che ha rifilato un poker alla squadra turca. Considerando che la Fiorentina è ancora un cantiere aperto, le prospettive sono molto interessanti. Avanti così. E ora passiamo al mercato. 

Montella, al quale non manca il buon senso, deciderà il modulo un minuto dopo aver ricevuto l’ultimo giocatore dalla campagna acquisti, ma la voglia di schierare il 4-3-3 è alta. Si capisce dal desiderio di fabbricare una Fiorentina con le frecce. Schegge che sarebbero utili, volendo, anche per il 4-2-3-1 altro schema che stuzzica la fantasia di Vincenzo. 

Pradè cerca un esterno offensivo sul mercato, magari potrebbero essere due.. Senza esagerare ne basterebbe uno se la scelta cadesse tra Suso e Ribery. Nomi pesanti, piste calde, obiettivi complicati da raggiungere, ma incarnano anche il senso di un mercato che finalmente ha cambiato passo. I tempi di Gil Dias e Toledo sono lontani, si ragiona su profili più o meno giovani, ma senza dubbio di spessore. Il tempo delle scommesse è finito. Firenze su questo fronte ha già dato, pagando un pedaggio salato. 

Il milanista costa 40 milioni secondo la clausola, ma il Milan può liberarlo per poco più di 30 poi c’è l’ingaggio pesante, insomma non pare una preda semplice da ingabbiare. Eppure la Fiorentina c’è, ci sta sopra tentando di esaudire una richiesta di Montella: Vincenzo ai tempi del Milan seppe valorizzare l’estro dell’esterno andaluso, con lui vinse pure la Supercoppa italiana. Non sappiamo se la società viola alla fine riuscirà a portare a casa questo colpo, ma sarebbe un bel segnale da parte di Rocco Commisso. Quello che interessa sottolineare oggi, però, è la consapevolezza di una Fiorentina ritrovata. Una società che prova ad alzare il livello del proprio pensiero, rendendosi più ambiziosa. Quando si cercano questi giocatori significa che c’è la voglia di tornare a recitare da protagonisti, dopo anni oscuri e decadenti. 

Ecco l’aspetto da cogliere in questi attimi di mercato. 

Franck Henry Pierre Ribery, un nome lungo come un codice fiscale, ha 36 anni compiuti, ma tanta voglia ancora di dare battaglia. È svincolato e su di lui c’è l’eterna rivale del Bayern, il Borussia Dortmund: questo potrebbe essere un indizio utile a sgombrare il campo dai dubbi circa l’usura di una freccia che ha dettato legge in Europa negli ultimi 10-12 anni. Altra pedina molto difficile da conquistare, ma se la Fiorentina ci riuscisse non sarebbe un colpo vero? Il transalpino con la faccia da cattivo si porta in dote un palmares pazzesco - 9 scudetti col Bayern, 6 coppe di Germania, 5 supercoppe tedesche, una Champions, una Supercoppa europea, un campionato del mondo per club, mentre in nazionale ha giocato titolare in due mondiali e altrettanti europei, diventando vicecampione del mondo nel 2006 a Berlino proprio contro l’Italia -, basterebbe questo curriculum per spingere il club viola a fare l’impossibile pur di trascinarlo in riva all’Arno. Uno così aiuterebbe a crescere tutto il gruppo. 

Ciclicamente riemerge il nome di Balotelli che è tentato dal Brasile, ma spera in cuor suo di trovare una sistemazione italiana, comoda per tornare in Nazionale. La Fiorentina non lo ha mai cercato veramente, ma forse ha l’interesse di capire quali saranno le sue mosse perché in questo frangente tutte le direttrici del mercato è interessante che reatino aperte. Sono semmai i comportamenti fuori dal campo del centravanti che destano molte perplessità nei dirigenti viola. 

Chiudiamo con due ricordi: quello di Valter Tanturli, esempio di tifoso viola autentico, che ci ha lasciati purtroppo ormai sei anni fa. Valter è stato un modello di attaccamento al colore viola e alla città, un volano del senso di appartenenza. L’altro ci porta al più grande dirigente che il calcio italiano abbia mai avuto: Artemio Franchi. In questi ore ci sono state le celebrazioni per i 36 anni della sua scomparsa. In un calcio italiano così in difficoltà, la mancanza di una mente dello spessore di Franchi sembra ancora più pesante. Bene ha fatto la società viola a omaggiare la memoria di entrambi comprendendo che chi non conosce il passato non può avere un presente, figuriamoci un domani.