ATALANTA-FIORENTINA E’ LA RIVALITA’ DEL DECENNIO. OGGI UN ALTRO EPISODIO DELLA SAGA: PRANDELLI CHIEDE UNA SQUADRA SFACCIATA, E CALA IL JACK. IL RIMPIANTO MURIEL E LA BEFFARDA LEGGE DELL’EX

13.12.2020 11:05 di Leonardo Bardazzi   Vedi letture
ATALANTA-FIORENTINA E’ LA RIVALITA’ DEL DECENNIO. OGGI UN ALTRO EPISODIO DELLA SAGA: PRANDELLI CHIEDE UNA SQUADRA SFACCIATA, E CALA IL JACK. IL RIMPIANTO MURIEL E LA BEFFARDA LEGGE DELL’EX

Le accuse a Chiesa, le mani addosso a Pioli, il botta e risposta coi tifosi viola in tribuna, i buu a Dalbert negati dai bergamaschi, le sfide di coppa. Quella con l’Atalanta è la sfida del decennio, una rivalità accesa da sempre, ma resa incandescente da quando Gasp siede sulla panchina della Dea. Ci stiamo antipatici, inutile negarlo, e questo al di là della legittima ammirazione per quello che i nerazzurri sono riusciti a costruire in questi anni. Mentre la Fiorentina scendeva gli scalini della classifica, l’Atalanta li saliva. A suon di gol, bel gioco e una splendida organizzazione societaria, basata sulla miniera d’oro di Zingonia e su un settore giovanile che sforna talento senza soluzione di continuità. L’anno scorso, sul neutro di Parma, la Fiorentina di Montella (a proposito, ci sono voci che lo vorrebbero al Toro, Commisso risparmierebbe più di mezzo milione) giocò alla grande, Ribery regalò spettacolo e fece sperare in un trionfo. Arrivò la rimonta guidata da Ilicic, l’ex col dente avvelenato. Al Franchi invece non bastò un gran gol di Chiesa per prendersi punti, ma un mese prima era stato Lirola (su grande assist di Pulgar, l’unico da quando gioca qui) a cacciar fuori la favoritissima Dea dalla coppa Italia. A fine partita, tanto per cambiare, Gasp alzò un polverone e se la prese con la gente in tribuna: ne seguirono polemiche feroci, anche perché la storia di Chiesa cascatore non l’aveva dimenticata nessuno. 

Oggi a Bergamo andrà in scena l’ennesimo episodio della saga infinita, con la classifica viola che piange e un’Atalanta gasata sì dalla qualificazione Champions, ma anche scossa dalle ruggini di spogliatoio. Non ci sarà Ilicic, lasciato a casa ufficialmente per un banale mal di gola, e questa dal punto di vista viola, è un’ottima notizia. In compenso ci sarà Muriel, il centravanti che sarebbe stato perfetto per combattere gli stenti attuali e che invece è stato lasciato andare con incomprensibile facilità. E visto che gli ex hanno un conto aperto con la Fiorentina, sarà proprio Luis, coi suoi dribbling e i suoi colpi improvvisi, il pericolo numero uno di questa sfida da non fallire. I numeri dicono che non sarà una partita banale: Gasperini, complici le fatiche di coppa, ha raccolto appena cinque punti nelle ultime sei gare e nello stesso periodo ha vinto solo una volta, contro il Crotone. A rallentare la Dea ci sono inattese difficoltà offensive. La proverbiale aggressività atalantina in campionato si è vista poco, tanto che la squadra ha segnato pochissimo e addirittura mai nelle ultime due partite. La Fiorentina però non sta meglio, anzi. Deve ancora conquistare un solo punto contro le grandi e in fatto di attaccanti, è una delle peggiori squadre di A. Solo il Verona, infatti, ha segnato meno dei viola coi centravanti. Urge un cambio radicale, e non a caso Prandelli ha parlato di partita da affrontare in modo sfacciato, quasi sfrontato. Niente paura insomma, le occasioni per far male arriveranno. E andranno sfruttate. Scontate le conferme di Vlahovic e Ribery (Cesare, come già detto, a Franck non rinuncia, sperando che la condizione psico-fisica torni in fretta) e probabile quella di Callejon, l’unica vera novità potrebbe essere Bonaventura, un altro dei grandi ex della partita, che col Genoa ha trascinato la Fiorentina e che ha il grande pregio di essere l’unico capace di giocare senza palla e buttarsi negli spazi con continuità. Il coraggio sarà una delle chiavi, la corsa l’altra. Contro un avversario così, non puoi prescindere dall’aggressività per non soccombere. Pressing e sacrificio insomma, e da questo punto di vista il pomeriggio bergamasco sarà la prova del 9 della condizione generale della squadra, apparsa, a dirla tutta, tutt’altro che brillante. A Bergamo però si capirà anche se il gol di Milenkovic è stato davvero il cavatappi per togliere il sughero dal campionato viola. Le insicurezze sono state il grande nemico di queste settimane, ma a volte, nello sport, un episodio può cambiarti la vita. Di sicuro da qui a Natale ci sono quattro partite durissime, ma dopo aver fallito con le piccole, Prandelli e la Fiorentina non hanno scelta: serve alzare il livello delle prestazioni e fare risultato anche quando il pronostico è ostile. Tempo da perdere non ce n’è più.