AMRABAT TORNA DA LEADER A FIRENZE. NELLA SUA CRESCITA C’E ANCHE ITALIANO. NICO, CASTRO E SOTTIL COME ANTOGNONI: ANCHE LUI ERA IL MIGLIOR ACQUISTO… GENNAIO SERVE SOLO PER MIGLIORARE: ALTRIMENTI MEGLIO VALORIZZARE CHI È QUI

03.12.2022 10:40 di Mario Tenerani   vedi letture
AMRABAT TORNA DA LEADER A FIRENZE. NELLA SUA CRESCITA C’E ANCHE ITALIANO. NICO, CASTRO E SOTTIL COME ANTOGNONI: ANCHE LUI ERA IL MIGLIOR ACQUISTO… GENNAIO SERVE SOLO PER MIGLIORARE: ALTRIMENTI MEGLIO VALORIZZARE CHI È QUI

Senza azzurro ai mondiali, ma con un viola intenso e raggiante, come il volto di Amrabat. Chiunque ami Firenze e la Fiorentina non può che compiacersi del successo meritato, di squadra e personale, del centrocampista viola. 

Il titolo potrebbe essere questo: “Il mondo ha scoperto Amrabat”. Senza abbandonarsi alle iperboli, care alla narrazione attuale del calcio, Sofyan sta recitando da protagonista in Qatar. Con le sue caratteristiche di equilibratore moderno, non regista. Questo Mondiale oltre a restituire a Firenze un giocatore diverso e migliore, contribuisce a dissipare gli ultimi dubbi sul ruolo di Amrabat: non è Torreira, ma nemmeno l’uruguagio poteva definirsi un play puro, però risponde in pieno alle esigenze di molti allenatori di questi tempi. Ormai in tanti davanti alla difesa prediligono calciatori fisici, con un’infarinatura di geometrie, ma soprattutto in grado di recuperare palloni e ostacolare il trequartista avversario. Sono mediani travestiti da registi, utili però ad “equilibrare” le due fasi. In giro di Pecci o di Pizzarro, per non scomodare Pirlo (un marziano) se ne vedono pochi o forse più. Ad Amrabat abbiamo chiesto cose che non poteva e non doveva fare. Il primo a saperlo era Italiano che su di lui ha investito molto, tanto da condividere con la società la scelta di voltare pagina con Torreira. 

Anche il cambio di modulo operato da Italiano negli ultimi tempi, un 4-2-3-1 flessibile, ha dato ad Amrabat una spinta ulteriore. Era lo schema a lui congeniale nel Verona di Juric, quando accanto aveva la tecnica di un regista come Veloso.

Questo è il punto: per esaltare le qualità di Sofyan servirebbe un centrocampista dal piede educato, con caratteristiche diverse forse da Mandragora, altro equilibratore, ma meno potente del nazionale marocchino. 

Amrabat sta vivendo in Qatar il periodo più bello della sua giovane carriera e il merito è della sua caparbietà. Ma Italiano nella crescita di Sofyan ha avuto un ruolo preciso: è stato il tecnico a lavorare e insistere su certi particolari, a cominciare dal rapporto col pallone. Amrabat tendeva a portarlo in giro per il campo e perdendo spesso il tempo della giocata. Ora il viola viaggia ad un tocco-due, al massimo tre, poi arriva lo scarico o la spazzata ad allargare la squadra. La Fiorentina può essere soddisfatta di questo grande miglioramento. Certo, la grande visibilità pone Sofyan sotto i riflettori, pare che lo cerchino club pesanti, ma lui ha un contratto che dura (con l’opzione della Fiorentina) fino al 2025. Non è poco. La speranza è che le lusinghe non gli facciano cambiare idea, in quel caso trattenerlo sarebbe difficile. Ma la Fiorentina se vuole ha le carte in regola per convincerlo, allestendo un gruppo sempre più competitivo. 

Si avvicina il mercato di gennaio col suo carico di aspettative e suggestioni, spesso inevase. I tifosi legittimamente sperano, ma ancora non abbiamo capito cosa vorrà fare la Fiorentina. Un elemento però non teme smentite: vietato comprare per comprare, il mercato non deve essere “movimentista” bensì efficace. Tanto per chiarirsi: se c’è un obiettivo o ci sono più obiettivi volti a migliorare la condizione generale della squadra, benissimo. In caso contrario meglio astenersi per procrastinare qualsivoglia decisione alla sessione successiva. 

Ne sono arrivati anche troppi di calciatori che avrebbero dovuto cambiare l’inerzia delle stagioni e che invece si sono rivelati sbagliati nella scelta. Non servono esempi, è tutto chiaro. Molto più produttivo valorizzare chi è già qui e magari per diverse ragioni non è riuscito ancora ad esprimersi. 

Le dichiarazioni di Pradè nel dopo amichevole ad Arezzo hanno acceso un dibattito sostanzialmente inutile: un diesse non può dire tanto, anzi spesso non dice nulla di interessante. La verità sta solo nei fatti. Ormai la comunicazione fa rima con azione. “Faccio quindi comunico”. Attraverso una manovra capisco cosa vuoi fare e come vuoi orientare l’annata nei riguardi di un obiettivo. 

Non resta che attendere con calma olimpica la fine del mercato invernale per mettere a nudo le volontà della società viola. Il resto è noia, come cantava l’immenso Califfo. 

Frasi come questa, “Gonzalez, Castrovilli e Sottil saranno i nostri migliori acquisti”, sono meravigliosamente vintage, per chi ama il genere. Come un film di Thomas Milian e Bombolo, ti fanno riavvolgere il nastro della memoria. 

Era la fine degli anni Settanta, una Fiorentina piccola ma piena di cuore e competenza riempiva l’allora Comunale e non lottava per il vertice. I presidenti erano galantuomini che dopo aver chiuso bottega o la ditta correvano in sede a fare calcio. Non c’era una lira, ma la passione bruciava come un incendio. E quando arrivava il mercato, si rompeva il “maialino” per vedere quanti soldi c’erano in cassa. Pochissimi come sempre. Allora si dava il titolo al giornale: “Il nostro miglior acquisto sarà tenere Antognoni…”. E intorno a lui tanti gregari con un cuore grande come un’astronave. 

Grazie Pradè per averci fatto ringiovanire di 45 anni…