A UDINE I VIOLA CERCANO CONFERME. C’È CHI DEVE DIMOSTRARE QUALCOSA: ESSERE DA FIORENTINA. RIBERY SCALDA IL MOTORE. PRANDELLI SI È MESSO L’ELMETTO

27.02.2021 11:05 di Mario Tenerani   Vedi letture
A UDINE I VIOLA CERCANO CONFERME. C’È CHI DEVE DIMOSTRARE QUALCOSA: ESSERE DA FIORENTINA. RIBERY SCALDA IL MOTORE. PRANDELLI SI È MESSO L’ELMETTO
FirenzeViola.it

L’Udinese è reduce in casa da 2 pareggi e una vittoria, la Fiorentina invece cerca il secondo trionfo consecutivo in campionato, evento mai accaduto in questa stagione. Si potrebbe partire da qui, da due squadre che hanno praticamente numeri speculari e che solcano, ormai da troppo tempo, il mare della mediocrità. 

La Fiorentina con fatica e tenacia nelle ultime gare ha mostrato segnali di miglioramento, a prescindere dai risultati, e per questo ci aspettiamo a Udine una nuova tappa del percorso migliorativo. I viola hanno essenzialmente due obiettivi: la salvezza, pratica ancora non acquisita, e la crescita di molti singoli, fino ad oggi mancati all’appuntamento di un rendimento accettabile. E’ la grande domanda dell’annata: squadra sopravvalutata o sgonfia per altri motivi? La formuletta usata un po’ da tutti, “la Fiorentina per il potenziale di cui dispone avrebbe dovuto occupare un’altra posizione in classifica”, ha un po’ stufato. Tra poco è primavera e ancora non è arrivata una risposta. Non sappiamo, ammesso che lo sapremo mai, quanto valesse questa squadra, ma di una cosa siamo certi: ci sono giocatori ben al di sotto delle loro possibilità, forse per motivi disparati, di sicuro però insufficienti. Adesso di fronte all’ultimo terzo di campionato c’è la possibilità, anzi il dovere, di dimostrare di essere da Fiorentina. Questo lo chiede la società che per aver investito su questo gruppo è finita sotto il fuoco della critica, lo meritano i tifosi che danno sempre senza chiedere niente in cambio. E’ anche un questione di orgoglio.  

Udinese, Roma, Parma, Benevento, Milan… Via di corsa fino alla fine per provare a dare un profilo diverso e una consistente dignità ad un’annata davvero deludente. 

Prandelli si gioca il posto, pure lui meriterebbe risposte dal suo branco. Cesare si è impegnato. La bontà del suo lavoro ha una parte di sommerso che può sfuggire all’occhio superficiale o, peggio ancora, disinteressato. Prandelli, prima di essere allontanato, va pesato per quello che ha fatto. Potrebbe avere i requisiti per guidare nuovamente i viola, si tratta solo di capire cosa si voglia fare della Fiorentina del futuro. Cesare si è infilato l’elmetto, è cominciata la guerra. Una settimana caratterizzata dalla “Sarreide” con tutto il campionario di rumors, indiscrezioni, bufale e verità più o meno masticate. Accanto a Sarri i vari De Zerbi, Italiano, Gattuso e forse anche qualche soluzione estera. Atmosfera pesante, dunque, per Prandelli. Ma l’uomo di Orzinuovi, nel calcio da una cinquantina d’anni e con un curriculum robusto alle spalle, conosce le regole del gioco. E’ troppo esperto per non sapere che quando inizia la rumba bisogna ballare. Troppo intelligente per credere a tutto e per non credere a qualcosa. Cesare, col suo elmetto di buon senso e vita vissuta, è andato al fronte. Quando gli vorranno comunicare il suo destino lo accetterà con l’aria serafica di chi ha fatto il proprio dovere. 

Kouame si è fermato, Ribery invece scalda il motore per rientrare dopo un lungo stop. Se il francese vuole può trascinare la Fiorentina con la sua infinita qualità e con quella personalità necessaria ai viola. In corsa per una maglia anche Eysseric che è molto stimato da Prandelli così come lo è sempre stato da Antognoni. Il francese tecnicamente è valido, ma in tutti questi anni a Firenze non aveva mai fatto vedere niente. Se adesso si sta facendo notare forse è anche per il lavoro che hanno prodotto allenatore e staff. 

La Fiorentina non vince a Udine dal 3 aprile 2018, segnarono Veretout su rigore e Simeone. Era il giorno del recupero di quel maledetto 4 marzo, giorno della scomparsa di Davide Astori, capitano vero della squadra viola. Davide ci manca in tutto: come persona amabilissima, come calciatore di spessore, difensore di classe, e come leader silenzioso dello spogliatoio. Davide non aveva mai confuso l’autorevolezza con l’essere autoritario. Un esempio, punto e basta.