A TORINO SPUNTI DI BEL GIOCO, UNA CRESCITA DI PERSONALITÀ. CHIESA INCANTA L’ITALIA. COPPA: CREDERCI SIGNIFICA VINCERE

22.04.2019 00:00 di Mario Tenerani   Vedi letture
A TORINO SPUNTI DI BEL GIOCO, UNA CRESCITA DI PERSONALITÀ. CHIESA INCANTA L’ITALIA. COPPA: CREDERCI SIGNIFICA VINCERE

La seconda Fiorentina di Montella ci è piaciuta per almeno un paio di ragioni: ha giocato un bel calcio e ha mostrato una piccola, ma tangibile crescita di personalità. È ancora presto per trarre conclusioni definitive, ma la mano di Montella si comincia ad intravedere. La Juventus, nel primo tempo, era ancora sotto botta Ajax, visibilmente in crisi, ma i viola non hanno tergiversato e hanno approfittato di quei limiti improvvisi di una squadra così forte. Certo, non fino in fondo perché hanno sprecato almeno due occasioni nitide, ma questo fa parte del campionario stagionale. Quante volte abbiamo assistito a gare della Fiorentina nelle quali erano state fallite chance su chance. Del resto se i viola oggi sono in una parte così mediocre della classifica, con i medesimi punti del Cagliari, a 8 di distanza dalla Samp, a 13 da Torino e Atalanta (queste ultime tre, tra l’altro, erano date nelle previsioni estive sullo stesso livello dei viola). 

A Torino c’è stata pure una quota di sfortuna, con due legni di Chiesa, su conclusioni sontuose di Federico. Nella ripresa la Juventus ha cambiato tattica, riuscendo a rimettersi in carreggiata, ma nel finale Dabo si è mangiato un gol. Morale: i bianconeri non hanno fatto quasi niente per vincere, ma ci sono riusciti. I viola hanno creato tanto, avrebbero meritato 3 punti, però è finita come molte altre volte. In qualche modo Torino è stata la fotografia del campionato della Fiorentina. 

E allora, in previsione della semifinale di Coppa Italia, partita decisiva per la stagione viola e per gli equilibri societari, prendiamo di buono quello che la sfida di sabato ha lasciato. Montella è stato intelligente nel capire le caratteristiche degli uomini a sua disposizione, non ha tentato rivoluzioni inutili. Ha dato la sua impronta però: è una Fiorentina più raccolta sul campo, pronta a colpire in contropiede, mentre i difensori si sforzano, come richiesto dall’allenatore, di impostare da dietro la manovra. Si devono togliere un po’ di paura e giocare maggiormente la palla. Tanto che Lafont, rispetto a prima, ha toccato meno palloni coi piedi. In generale è una Fiorentina che prova a crescere in personalità. 

Tutto questo dovrà essere messo in pratica a Bergamo contro l’Atalanta: una gara durissima per la Fiorentina, ma non impossibile. Vincere si può, a patto che i viola ci credano. I 2.200 tifosi che andranno a Bergamo giovedì sera sono convinti della “missione finale”. Non è poco. Firenze ancora una volta tenterà di dare la spinta decisiva. Per alzare la coppa servono ancora due partite e se alla fine arrivasse davvero questo trofeo, l’annata viola andrebbe riletta attraverso altre considerazioni. 

Con l’Atalanta servirà un Chiesa super, come a Torino. Quando Federico ha scaricato quel sinistro violentissimo sulla traversa interna, lo Stadium ha liberato un brusio, via di mezzo tra apprezzamento e paura. Gli spettatori si sono stropicciati gli occhi davanti a questo ragazzo dal talento assoluto, con una cilindrata di grandissima potenza. Chiesa può fare sempre la differenza, un calciatore che sta incantando l’Italia. Se a Bergamo accenderà il turbo, le possibilità di veder passare la Fiorentina aumenteranno. 

La squadra di Montella è piena di limiti, ma il 25 aprile ha l’occasione di superarli. Più che la tattica serve coraggio. Di crederci.