"A FIRENZE SI GIOCA PER UNA CITTA' INTERA", LE PAROLE DI RUI SPIEGANO QUELLO CHE DELLA VALLE NON HA CAPITO. COL MILAN SCONFITTA SCONTATA, ANDARE AL FRANCHI ORMAI E' PURO MASOCHISMO. MA QUESTA SFIDA ALL'OK CORRAL PUO' SOLO ROVINARE LA FIORENTINA

12.05.2019 00:00 di Leonardo Bardazzi   Vedi letture
"A FIRENZE SI GIOCA PER UNA CITTA' INTERA", LE PAROLE DI RUI SPIEGANO QUELLO CHE DELLA VALLE NON HA CAPITO. COL MILAN SCONFITTA SCONTATA, ANDARE AL FRANCHI ORMAI E' PURO MASOCHISMO. MA QUESTA SFIDA ALL'OK CORRAL PUO' SOLO ROVINARE LA FIORENTINA

“La sensazione che ho sempre avuto, arrivando a Firenze, è che non si giocava solo per il club, ma per l’intera città. Il coinvolgimento della città coinvolge tutti i giocatori, e questo dà una forza incredibile. Ho avuto il privilegio da capitano della Fiorentina di alzare alcuni trofei, come la Coppa Italia. Non abbiamo vinto lo Scudetto, ma qualcosa abbiamo vinto. Non c’è bisogno per rendere orgoglioso chi è intorno a te”. Le parole di Manuel Rui Costa, un mito viola al pari di Picchio e dei grandi che hanno sfilato ieri sera nel ricordo dello scudetto di 50 anni fa, dicono tutto. Spiegano tutto. Firenze e la Fiorentina sono una cosa sola, lo sono sempre state, e sempre lo saranno. Qui non ci sono mezze misure, i fiorentini danno tutto e pretendono tutto, sono boriosi e sognatori, si piccano e protestano. Ma amano. E in amore, si sa, a volte si trascende. Si esagera. 

I Della Valle, troppo distanti dalla città sotto tutti i punti di vista, questo non l’hanno mai capito e i risultati si vedono. In quella lettera di Diego sarebbe bastato un minimo di autocritica: “Abbiamo sbagliato, faremo di tutto per migliorarci l’anno prossimo”. Era così difficile? Onestamente no, anche perché veder giocare la Fiorentina è puro masochismo, una specie di penitenza collettiva che sta creando macerie. Nelle parole di Ddv invece, oltre alla voglia di proteggere la squadra, si legge solo rabbia e sdegno, per i tifosi contestatori ma anche per l’amministrazione comunale, rea, a suo dire, di avergli messo i bastoni tra le ruote sulla vicenda stadio. Nella Fiorentina nessuno sapeva nulla delle intenzioni del capo. In società, anzi, si faceva ventilare la voglia di rilancio, di cambiamento. Diego invece ha fatto tutto da solo, ha scritto e inviato la mail, con tanti saluti alla diplomazia.

Masochismo è la parola chiave usata da Montella ieri sera. Ecco sì, masochismo è proprio la definizione giusta, perché se prendi Firenze per le corna ottieni il flash mob in via Tornabuoni, la curva vuota, il nulla cosmico di questi mesi. Capisco che sentirsi offesi non piaccia a nessuno, che certi toni della contestazione (vecchia ormai di mesi per altro) siano stati eccessivi e fin troppo accesi, ma si è accorto Della Valle che a Firenze non abbiamo più una squadra? Si è accorto che si è perso la faccia e che siamo appesi ai risultati dell’Empoli, dell’Udinese e del Genoa per restare in serie A? La sua gestione è arrivata al punto più basso, una specie di vortice che sta inghiottendo tutto: le sconfitte di fila sono 5, così come le partite senza gol delle ultime sei uscite, la squadra non vince da febbraio e non segna da un mese. Una vergogna. Solo Zoff era riuscito a far peggio, e infatti quell’anno la Fiorentina si salvò per il rotto della cuffia, e con le mille nubi lasciate dallo scempio di Calciopoli.

Spiace dirlo, ma le lettere senza contraddittorio e senza un briciolo di mea culpa, sembrano solo un colpo di rivoltella in una sfida all’Ok Corral che serve solo a rovinare la Fiorentina. La sconfitta di ieri, perfino scontata viste le premesse, è l’ultimo dei problemi. A perdere ci abbiamo fatto abbondantemente il callo. Qui i guai sono altrove: Della Valle ha dichiarato guerra ai contestatori, i tifosi hanno fatto altrettanto e nel mezzo c’è una squadra che pare un pulcino bagnato, impaurita, vittima dei suoi limiti e pronta a sfaldarsi nel prossimo mercato. Che succederà quel famoso “minuto dopo la fine del campionato”? Mala tempora currunt, povera Fiorentina.