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SEPARATI ALLA NASCITA

24.04.2012 01:18 di Stefano Borgi  articolo letto 1368 volte
foto di Stefano Borgi
foto di Stefano Borgi

Non fossero nati a 17 anni di distanza l'uno dall'altro, diremmo che Gabriel Batistuta e Pablo Daniel Osvaldo sono... "separati alla nascita". A dir la verità ci sono anche 200 gol di differenza in carriera, ma che vuoi che sia... "Separati alla nascita" è un modo di dire riferito a due soggetti apparentemente simili, somiglianti per molti aspetti (dal carattere, al fisico...) che però non tradiscono parentela alcuna, almeno secondo l'anagrafe. Neppure aggrappandosi all'albero genealogico. E invece il "Re Leone" e "Simba" sembrano tutto fuorchè estranei, e l'occasione ce la offre il prossimo Roma-Fiorentina, la partita che più di tutte li avvicina. Cominciamo proprio dai soprannomi. Gabriel Batistuta venne chiamato il "Re Leone" per la sua grandezza, la maestosità, per quella criniera bionda che lo faceva somigliare al re della foresta. Osvaldo prende il soprannome di "Simba" dal figlio del Re Leone nel film della Disney, in quanto erede e diretta emanazione del centravanti di Reconquista. Del resto lo stesso Osvaldo ha dichiarato che il suo idolo, fin da bambino, è stato Bati-gol, che ha sempre cercato di imitarlo in tutto e per tutto. Beh, non c'è da sorprendersi: fatta eccezione per Maradona (l'idolo per antonomasia, specialmente in Argentina) Batistuta è il giocatore che vanta i più numerosi tentativi d'imitazione. A maggior ragione per uno come Osvaldo, che gioca nello stesso ruolo di Bati.

Proseguiamo con i punti in comune. Detto della nazionalità e della posizione in campo, sorprende la somiglianza fisica. Ora che il giovane "Simba" si è fatto questo look alla Raz Degan, o per meglio dire alla Batistuta, i due sembrano davvero separati alla nascita. Un pò più mingherlino il romanista, certamente più tatuato dell'ex- viola, la capigliatura ed il pizzetto hanno un'identica matrice. Altro punto in comune, la provenienza calcistica. Gabriel gioca 9 stagioni nella Fiorentina, dal '91 al 2000, realizzando in tutto 212 gol, coppe comprese. Quindi il passaggio alla Roma con la quale vince lo scudetto del 2001. Pablo arriva a Firenze nell'estate 2007 al posto di Luca Toni, con molte speranze e poche credenziali (famoso il titolo ironico di un noto quotidiano sportivo: "Da Toni a Osvaldo", che mandò su tutte le furie Pantaleo Corvino). Diverso il suo curriculum in maglia viola: due stagioni, dal 2007 al 2009, 21 presenze e cinque gol. Due di questi ebbero un peso specifico altissimo: quello del 2 marzo 2008, il colpo di testa per il 3-2 alla Juve segnato al 94'. Quello del 18 maggio 2008, quando all'ultima giornata contro il Torino una rovesciata alla Piola regalò a tutta Firenze la prima qualificazione in Champions League. Come dire...pochi ma buoni. Due brevi parentesi a Bologna e Barcellona (sponda Espanyol), e poi (guarda caso come l'idolo Batistuta) l'arrivo a Roma nel 2011.

Andiamo avanti: il modo di esultare. Batistuta è stato un vero e proprio innovatore in materia. Dapprima la corsa alla bandierina, la statua, la "schitarrata", il gesto di "zittire" i tifosi avversari, la "mitraglia"... Proprio queste ultime due sono state riprese, emulate da Osvaldo (vedi foto), già dai tempi della Fiorentina. Del resto un idolo si imita in tutto e per tutto. Dulcis in fundo (si fa per dire) entrambi si sono tolti la soddisfazione di far gol alla Fiorentina: Batistuta nel Roma-Fiorentina del 26 novembre 2000, Osvaldo nel Bologna-Fiorentina del 22 agosto 2009. Insomma, Osvaldo la degna prosecuzione di Batistuta, per nazionalità, ruolo, fisico, appartenenza, esultanza... Poi, è ovvio, ci sono anche delle differenze. Il carattere, ad esempio: Batistuta era un introverso, apparentemente scanzonato, ma profondamente malinconico. Osvaldo è di indole solare, certamente più ingenuo, più "bambinone", più spontaneo. Quiandi la valenza in campo. Attenzione, non parliamo solo di gol realizzati, di potenza, di forza fisica (tutte prerogative a favore del "Re Leone"), quanto di personalità, carattere, del timore che Gabriel incuteva agli avversari. Di contro Osvaldo è più sudamericano, più umorale, anche più tecnico se vogliamo, ma ancora troppo acerbo per essere definito il nuovo Batistuta. Domani si affronteranno viola e giallorossi, un derby per Rossi, Behrami e De Silvestri, un amarcord per Cerci e Osvaldo. Per una volta... che non vinca il migliore.


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