Domenica 19 Maggio 2013
L'EDITORIALE
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BRINDIAMO ALLA FINE DELL'AUTOFINANZIAMENTO

08.08.2012 00:00 di Stefano Prizio articolo letto 7353 volte

La notizia ha avuto scarsa eco, pochissima diffusione, non tanto perché non sarebbe stata colta, compresa, soppesata dal pubblico, quanto per il fatto che darla significava leggere con attenzione il bilancio della Fiorentina.
Qualcuno l'aveva fatto, scoprendo tra le righe una curiosità non marginale: il "prestito" che l'azionista di maggioranza, Diego Della Valle, aveva fatto alla sua Fiorentina negli ultimi due esercizi di bilancio, 20 milioni di euro più piccoli interessi.
Colpa dell'autofinanziamento, se spendi di più di quel che incassi devi chiedere un prestito, meglio rivolgersi alla ricca proprietà che ad un istituto di credito.

Eppure quel "prestito" segnava una tappa fondamentale, rappresentava in soldoni (è proprio il caso di dirlo) la disaffezione, la lontananza, persino il disinteresse di una proprietà che fino ad allora era stata entusiasta e protagonista.
Il "prestito" (ben diverso da un aumento in conto capitale soci, lo ricordiamo) rischiava però di diventare un problema piuttosto serio per la campagna acquisti di quest'anno, a dirlo erano gli stessi amministratori del club che, rivolgendosi all'azionista di maggioranza in una lettera allegata al bilancio, avevano "chiesto" di convertire il finanziamento in aumento di capitale, altrimenti, continuavano i firmatari del documento Cognigni e Mencucci, la Fiorentina avrebbe faticato a rispettare i parametri Co.vi.soc: in parole povere avrebbe dovuto vendere prima di comprare. Un bel guaio dovendo anche rifondare la squadra.

La preoccupazione s'è percepita spessa e pesante nei primi giorni dell'estate. Ed a ragione. Poi la decisione, la notizia di cui dicevamo prima, fornitaci con grazia da Mario Cognigni nell'occasione della presentazione della nuova maglia Joma: l'uomo del monte, anzi Della Valle, ha detto si. Il prestito è stato convertito in versamento conto capitale soci, nella Fiorentina non accadeva dal 2009, colpa dell'autofinanziamento appunto. A proposito del quale, un po' come nella in cui si festeggiò la fine del proibizionismo in America, gioverà stappare e brindare a fine mercato.

Se la campagna acquisti e cessioni finirà come previsto e come pare, ovvero con l'arrivo di altri due pezzi importanti e la permanenza di Jovetic, l'autofinanziamento potrà dirsi morto e sepolto.
Intendiamoci, la Fiorentina è e sarà sempre una società sana e attenta ai bilanci, ma senza il radicalismo, il piglio talebano, usato in questi anni di austerità ed errore.

Errore, si. Perché l'autofinanziamento - diciamocelo con franchezza - si è rivelato una scelta profondamente sbagliata: non solo sotto il profilo dei risultati sportivi, ma anche per le economie della società, in questi ultimi anni infatti la Fiorentina ha sofferto per le sconfitte sportive producendo anche paurose voragini nei suoi bilanci.

Meno male che ci hanno ripensato.

Stefano Prizio

giornalista di Radio Toscana


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